Temperatura: 26 °C
Orario Locale: 06:43 pm

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

Roseto Capo Spulico Estate

[heading style=”subheader”]Roseto Capo Spulico[/heading]
è una località balneare situata sul litorale ionico cosentino, quasi al confine tra Calabria e Basilicata, ai piedi del Parco Nazionale del Pollino. Il suo nome, sembra, sia dovuto alla ricchezza di fiori, rigogliosi in tutti i periodi dell’anno.
[heading style=”subheader”]Storia[/heading]
Prima della colonizzazione greca non vi sono notizie certe sull’esistenza del paese. Roseto comunque era una delle 25 città che gravitavano intorno a Sibari. Caduta la Magna Grecia, si trova sotto la dominazione romana. Dapprima il paese situato sul primo colle prospiciente il mare “piano marina”, poi dall’VIII sec. Le incursioni arabe e i mercanti di schiavi, costrinsero la popolazione a spostarsi in località più lontane più distante dal mare, nella attuale “Civita”. Questo secondo paese ebbe il nome di Civitas Rosarum. Rimasto in questa contrada per circa tre secoli, ospitò nel 900 i monaci dell’ordine di San Basilio. Tra questi, S.Vitale, che estirpò la malaria, a quel tempo un flagello e vi fabbricò una cappella sotto il nome di S.Basilio ed una fontana di acqua che fù salutifera per gli ammalati. Il monastero certamente all’epoca edificato lontano dall’abitato è stato il primo insediamento sulla collina dove attualmente si trova il centro storico. Proprio la presenza del monastero sulla cima della collina ha saggiaemtne consigliato agli abitanti di spostarsi in luogo sicuro, lontano dal flagello dei barbari. Già nel 1200 Roseto appare come una città con solide mura, torri e con il tipico castello feudale, residenza del feudatario: il Castrum Roseti.
 
[heading style=”subheader”]La Marina[/heading]
è costituita da una parte centrale abitata tutto l’anno e di un consistente nucleo di abitazioni utilizzato come residenza estiva Costruito con intento prevalentemente difensivo ha assolto alla sua funzione per secoli. Di pianta trapezoidale, il castello è circondato da mura merlate che sul lato sud si aprono in un ampio ingresso con un imponente portale in stile gotico che conserva ancora la rosa crociata, i petali di giglio, il cerchio di Salomone e lo stemma con grifone, emblema del casato Svevo. La struttura presenta possenti torri, una delle quali più alta, merlata e a pianta quadrangolare. All’interno della rocca vi sono un ampio cortile, i resti delle scuderie, magnifici saloni di rappresentanza e spaziose stanze arredate secondo lo stile medioevale. Recenti studi ipotizzano che la torretta centrale del castello di Roseto abbia ospitato, nel periodo compreso tra il 1204 e il 1253, la Sacra Sindone. Recentemente, sottoposto a interventi di restauro, il castello è stato dotato di un piccolo anfiteatro all’aperto, che ospita manifestazioni culturali.
Da Visitare a Roseto Capo Spulico Nel centro storico di Roseto Capo Spulico, si può visitare il “Museo Etnografico”, aperto tutti giorni; una vera perla di ricordi. Roseto C.S., è una cittadina che si affaccia sul Golfo di Taranto, con una splendida costa che si estende per circa 8 km lambita dal mare Jonio. Come molti paese di Calabria l’abitato nei primi anni del ‘900 si è sviluppato vicino al mare e intorno alla stazione ferroviaria, dando origine alla “Marina”, un moderno centro urbano definitivamente sviluppato negli anni ’70. La trasparenza delle acque di Roseto C.S, unite alla bellezza della spiaggia in ciottoli, mantenuta con il costante monitoraggio ambientale è stata premiata dalla “Foundation for Environmentale Education” con la prestigiosa “Bandiera Blu” dal 1990. Museo Etnografico”, aperto tutti giorni; una vera perla di ricordi.
Comune di Roseto Capo Spulico (fonte)

Bronzi di Riace

[heading style=”subheader”]I Bronzi di Riace[/heading]
corrispondono a due statue di bronzo provenienti dalla Grecia di estrema rarità. Risalgono presumibilmente al V secolo a.C e furono rinvenute a Riace, in provincia di Reggio Calabria nel 1972. Attualmente i bronzi di Riace sono conservati presso il museo Nazionale della Magna Grecia sito in Reggio Calabria.
[heading style=”subheader”]Studio sui Bronzi di Riace[/heading]
A seguito del loro ritrovamento, molti furono gli studi che vennero fatti su questi due componenti bronzeii. Secondo alcuni studiosi, le due opere potrebbero provenire da due epoche ben distinte. Una risale infatti al 460 a.c mentre il secondo trent’anni dopo. Per quanto riguarda lo studio artistico, possiamo dire che risulta magnificente la rappresentazione della muscolatura che donano all’osservatore una sensazione di potenza.

[heading style=”subheader”]Personaggi[/heading]
Di fronte all’identità dei personaggi raffigurati nei bronzi di Riace, ci troviamo anche qui di fronte ad un bivio. E’ certo comunque che si tratti di Divinità o di Eroi in quanto il materiale utilizzato, il bronzo, risultava essere molto pregiato e costoso. Inoltre in quel periodo, questa tipologia di opere veniva realizzata per doni verso città che riscontravano in esse luoghi di culto od omaggi verso divinità.
[heading style=”subheader”]Ritrovamento[/heading]
I bronzi vennero ripescati a Riace (Reggio calabria) il 16 Agosto del 1972 dal giovane sub Stefano Mariottiche, immersosi a 300m dalla costa e trovandosi ad una profondità di circa 8m ritrovava casualmente le due sculture. Al sommozzatore infatti, apparve il braccio sinistro di uno dei due corpi, mentre le restanti parti, vennero riportate alla luce dal nucleo di sommozzatori dei carabinieri i quali gonfiarono un grosso pallone allacciato alle statue per riportarle in superficie. A primo impatto, vennero ripulite dalle alghe e dalle incrostazioni formatesi sui bronzi di Riace, mentre per un più accurato restauro, vennero inviate al centro di Restauro in Toscana. Da questo rilievo, apparve subito che il braccio destro della statua B, su cui era attaccato uno scudo, venne saldato in epoca successiva. A seguito di un’ancor più accurata supervisione, vennero ritrovati elementi diversi dal bronzo tra cui argento per i denti e per le ciglia, avorio e calcare per gli occhi, rame per le labbra. Al termine di tale lavoro, le due statue vennero esposte nel 1980 al museo Archeologico di Firenze come omaggio al centro di Restauro. Attualmente le statue vengono conservate ad una temperatura di 21/23 C° con un grado di umidità del 40-50 %.

Parco Nazionale della Sila

La Sila

è un monte sito a nord della Calabria. Data la sua vastità, si estende per oltre 1.700 chilometri quadrati, è conteso nelle provincie di Cosenza, Crotone e Catanzaro. Il suo punto più alto è rappresentato dal monte Botte San Donato (mt. 1928) situato nella Sila Grande e rinomato per gli impianti di risalita e delle quattro piste da sci che costituiscono il Complesso del Cavaliere di Lorica, mentre altri rilievi particolari possono essere trovati nelle divisioni di Sila Greca, Sila Grande e Sila Piccola. Al suo interno è presente uno dei primi parchi nazionali della Calabria il Parco Nazionale della Sila.

[heading style=”subheader”]Storia[/heading]

La Sila venne anticamente popolata dai Bruzi, antico popolo che traeva il suo sostegno dalla pastorizia e dall’agricoltura. A seguito, fu Roma ad interessarsi del territorio Calabrese sfruttandone le sue immense quantità di legname. Con la caduta dell’Impero Romano, i barbiri iniziarono ad invadere la Sila fino all’arivo dei Bizantini che, ristabilito l’ordine, avviarono allevamenti e vasti appezzamenti terrieri dedicati all’Agricoltura. Attorno all’anno 1000, i Normanni si stabilirono nei territori silani fondando diverse monastie e costruendo delle Abazie Cistercensi. In queste costruzioni, si attivarono diverse scuole di pensiero e di produzione che attirarono un ingente quantitativo di abitanti delle zone costiere, fondando il primo grande centro abitato quale è San Giovanni in Fiore. Nel 1448 furono molti Albanesi che, in fuga dalla loro terra, approdarono alle coste Calabresi stabilendosi nel territorio silano fondando la comunità detta Sila Greca. Ancora oggi, molti sono i comuni cui lingua utilizzata risulta essere l’albanese, utilizzandone inoltre costumi e tradizioni tramandate per generazione del tempo. Annessa la Calabria al Regno d’Italia, venne debbellato il Brigantaggio e avviando una politica di evoluzione, vennero costruite molte importanti via di comunicazione come l’attuale Paola – Cosenza ss 107 per volere di Giacomo Mancini nel 1974. Aumentando le vie di comunicazione e rompendo l’isolamento dei paesi Silani, molti paesi diventarono a carattere turistico, sfruttando gli incontaminati boschi. Furono infatti costruiti numerosi alberghi, agriturismi e di recente bed & breakfast molti di questi racchiusi all’interno delVillaggio Palumbo.

Pasquale Galluppi

Pasquale Galluppi nacque nel 1770 da nobile famiglia nel comune di Tropea. Pur vivendo la sua vita lontano dalla politica locale, aderì alla causa liberale appoggiando la riforma costituzionale dello Stato contestando l’intervento di repressione degli Austriaci. Nel 1831 divenne titolare della cattedra di logica e metafisica nell’Università di Napoli. Morì nel 1846.
[heading style=”subheader”]Bibliografia[/heading]
Tra le Sue opere riportiamo

  • Saggio filosofico sulla critica della conoscenza
  • Elementi di Filosofia
  • La filosofia della volontà

[heading style=”subheader”]Filosofia[/heading]

A Galluppi viene riconosciuto il merito di aver introdotto all’interno dell’Italia, la nuova filosofia europea che ebbe maggior rilievo a seguito delle opere edite dal filosofo Kant. Galluppi comincia ad occuparsi dell’ essere ed in particolare del sensismo di Condillac. A seguito però se ne discosta maturando una nuova ideologia di sensismo. Il processo conoscitivo consiste in Galluppi nel distinguere una semplice sensazione da una conoscenza della sensazione, cioè qualcosa di maggioritario più potenziato e riflesso. A tal merito, Galluppi fa distinzione tra la materia del conoscere e la forma del conoscere .

[heading style=”subheader”]Vita[/heading]

Pasquale Galluppi, figlio del barone Vincenzo e di Lucrezia Galluppi (antiche famiglie patrizie della città di Tropea), intraprese i suoi studi di lingua latina, filosofia e matematica presso la scuola dedicata a don Giuseppe Antonio Ruffa. A Napoli, intraprese lo studio di teologia seguendo le lezioni del Prof. Francesco Conforti. A seguito del matrimonio con Barbara d’Aquino, ebbe ben quattordici figli di cui otto maschi e sei femmine. Divenne membro dell’Accademia Sebezia e dell’Accademia Pontaniana di Napoli nonchè quella degli Affatigati di Tropea.