Temperatura: 25 °C
Orario Locale: 07:27 pm

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

Tra Santi ed Eremiti

[heading style=”subheader”]GLI EREMITI DI S. BASILIO[/heading]
Con la caduta dell’impero Romano d’Occidente e annessione, sul finire dell’800, della Calabria all’Impero Romano d’Oriente, la Sila fu interessata da un processo di insediamento di monaci calabro-greci, detti “Basiliani” (basileus era il titolo della massima autorità bizantina, derivato da Basileo il Grande – poi santo – che dal 370 fu vescovo metropolita di Cesarea, in Cap­padocia, e fissò le regole del monachesimo greco). Questi monaci, forgiati nel culto di un rigido cristianesimo fatto di ideali ascetici ed eremitici, provenivano dalla Siria, dalla Palestina, dall’Egitto, paesi cioè sconvolti dalle lotte iconoclastiche dell’VIII-IX secolo, dall’invasione Persiana e dai tentativi di occupazione da parte degli Arabi. Nell’isolamento montano di piccole cavità ipogee da loro stessi scavate, essi si ritiravano quindi in meditazione e preghiera. Al romitaggio tuttavia i basiliani accostavano un’intensa attività sociale e divennero così un importante punto di riferimento per le popolazioni locali, proteggendo i contadini dai soprusi dei potenti, istruendo i giovani, curando i malati, mettendo insomma tutta la loro cultura ed esperienza al servizio della gente. Per capire quanto radicata ed importante fosse la presenza dei Basiliani in Sila ed in Calabria, basti pensare che non v’era paese che non avesse una comunità monastica, come del resto testimoniano molti significativi toponimi giunti fino ai giorni nostri (Piano dell’Eremita, Santi Padri, Timpa dell’Eremi­ta, ecc.). Fra i secoli X ed XI, sotto la guida di uomini dalla personalità straordinaria e grazie alle cospicue elargizioni ottenute dai Normanni, i Basi­liani passarono dalla vita trogloditica, nascosta e randagia, a forme collettive organizzate ed autorevoli, costituendo importanti centri monastici dotati di vasti possedimenti terrieri che svolsero un importante ruolo sociale e culturale; come, per esempio, il monastero del Patirion.

[heading style=”subheader”]I SANTI DI BOCCHIGLIERO[/heading]
Il movimento religioso conosciuto come i “Santi di Bocchigliero” nacque intorno al 1870, e fu così denominato perché così erano definiti dal popolo i suoi protagonisti. Capi del movimento erano i massari Matteo Renzo, Gabriele Don­nici e una bambina visionaria, portavoce della Madonna. Inizialmente non si posero contro la chiesa, accettavano infatti il dogma della SS. Trinità e riconoscevano la legittimità dell’ordine costituito, religioso e civile. Progressivamente però l’intransigenza delle loro asserzioni, la pretesa di essere depositari della verità assoluta e – soprattutto – le loro pratiche assai poco ortodosse provocarono una forte reazione. Il rito della “coricata”, ad esempio, aveva lo scopo di indurre l’eccitazione sessuale senza cedervi. In tale prova di resistenza al peccato, gli appartenenti alla setta (in totale promiscuità, senza distinzione d’età, completamente nudi) giacevano assieme senza toccarsi. Pare però che molti bambini nascessero in seguito a questo rito. Segno che, secondo le spiegazioni ufficiali fornite dai capi della congrega, molte adepte venivano visitate dallo “Spirito Santo”. Di diverso parere fu invece l’autorità giudiziaria: il movimento cessò intorno al 1880 e Matteo Ren­zo e Gabriele Donnici furono processati e condannati.

I paesi delle Grotte

[heading style=”subheader”]I paesi delle Grotte[/heading]

I comuni di Caloveto, Cropalati, Pietrapaola mostrano un vero e proprio lavoro di traforo a cielo aperto, eseguito nella tenera pietra di tufo che ospita i rispettivi abitati. Grotte di centinaia e centinaia di anni che diedero rifugio ad esuli, asceti, anacoreti, eremiti e santi, ma anche, in tempi più recenti, a sfollati e briganti.

Presenze diffuse un po’ in tutto il territorio pedemontano della Sila Greca, ugualmente rinvenibili a Rossano, Campana, Paludi, Calopezzati. Si tratta degli antichi e suggestivi resti dell’architettura rupestre di tipo eremitico o lauritico, altrimenti detta ipogea (=sottoterra): grotte artificiali realizzate a partire dal VII-VIII secolo da pazienti monaci calabro-greci, conosciuti come “basiliani”, i quali, in fuga dai territori dell’Impero bizantino, “edificarono scavando”, in tutte le zone arenarie e tufacee, rifugi, chiese e monasteri. Con questa tecnica realizzarono importanti insediamenti e centri di cultura monastica ancora oggi famosi, fondando a Caloveto, per esempio, il celebre monastero di S. Giovanni Calibita, che ha dato nome al paese. Oppure quello meno noto, ma altrettanto vivo, di Calopezzati, ricostruito e aggregato poi dai Normanni al Patirion di Rossano ma nato inizialmente nelle laure segrete della collina, spicconate dai monaci. Tra le grotte della rupe del Salvatore, a Pietrapaola, si distingue infine una delle realizzazioni di arte rupestre più interessanti di tutta la Comunità montana: la Grotta del Principe, caratterizzata da un triplice ricovero con feritoie per la difesa, che serviva a dare al feudatario dell’epoca una possibilità di salvezza, in caso di attacco nemico al castrum fortificato sulla sommità della cittadella.

Giganti della Sila

Nell’immensa foresta primigenia che anticamente ricopriva tutto il territorio della Sila, ricoperta da numerosi alberi e piante cominciarono assai presto a far manomissioni i coloni Greci e soprattutto i Romani, mossi dalle ingenti risorse industriali che intravedevano in quella rigogliosa vegetazione: un enorme approvvigionamento a cielo aperto di resine, pece, combustibile, legnami per cantieri navali e costruzioni militari e civili.

Lo scempio proseguì per tutto il medioevo, fino ai giorni nostri, con gli ultimi indiscriminati diboscamenti del Gariglione durante gli anni ’30 e nel secondo dopoguerra. Nonostante questa storica attività di depredamento di una delle aree boschive più importanti dell’intero bacino Mediterraneo, sono tuttavia ancora visibili, qua e là, eccezionali esempi di gigantesche e spettacolari piante plurisecolari, se non addirittura millenarie. In Sila Greca, per esempio, nel bosco di Gallopane, tra Lon­gobucco ed il lago Cecita (variante itinerario n° 8), all’interno di una giovane faggeta si ergono numerosi esemplari di pino gigante, alcuni dei quali alti fino a 40 metri e con un diametro alla base di oltre 2 metri. Censita e protetta dal WWF, l’area boschiva dei castagni secolari di Cozzo del Pesco si presenta come un eccezionale monumento della natura.

Alcuni alberi hanno la circonferenza di oltre 9 metri, con la base completamente cava, tanto che una persona vi può stare dentro in piedi, altri si sdoppiano formando strutture gemellate e simmetriche o si dispiegano in orizzontale con forme tozze e contorte. In C.da Leuca infine, si trova la seconda quercia d’Italia per età e dimensioni, vecchia di 600 anni. Senza contare i numerosi esemplari secolari di ulivo greco disseminati un po’ ovunque nella campagna ros­sanese.