Temperatura: 25 °C
Orario Locale: 12:29 am

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

Il Granito di Capo Vaticano

Il granito bianco-grigio di Capo Vaticano viene studiato in tutti gli Istituti geologici del mondo perché è molto vecchio, e gli scienziati possono leggervi vicende risalenti a milioni di anni fa. Capo Vaticano che, pare, è il punto più antico del bacino del Mediterraneo, è costituito da un grande ammasso granitico, associato alla classica formazione delle kinzigiti. Conviene risalire ai tempi dei tempi geologici, e partire da un ambiente formato, con tutta probabilità, da rocce sedimentarie carbonatiche (calcari e marne) e silicatiche (argille, sabbie quarzose, basalti, graniti).
La terra allora era giovane e inquieta, e per effetto dell’azione motoria di correnti subcrostali le rocce carbonatiche e silicatiche sprofondarono e vennero a trovarsi in un ambiente dove i valori della pressione e della temperatura erano molto elevati. Si adattarono alla nuova condizione, trasformandosi in un complesso di rocce del tutto diverse da quelle originarie: le kinzigiti, appunto, e dentro le kinzigiti vennero a piazzarsi i graniti. i Graniti sono il prodotto di raffreddamento di una miscela magmatica fusa (quarzo, feldisfati, miche) intrufolatasi entro la formazione delle kinzigiti, e rappresentano un momento ben individuato della storia geologica, cioè l’orogenesi o nascita delle catene montuose, nella quale si collocano in tempi differenti, ma sempre come attori principali, sia che contribuiscano a costituire il primo cuore della catena, sia che si dispongano al contorno, ormai nella fase conclusiva dell’evento orogenetico.
E’ difficile, se non impossibile, dire se il granito di Capo Vaticano appartenga all’uno o all’altro momento, anche perché esso non sta nel luogo in cui s’è formato, ma è scivolato a mare insieme alle kinzigiti in cui era inglobato, circa trenta milioni di anni fa, quando venne fuori la catena alpina. E’ chiaro quindi che il granito di Capo Vaticano appartiene ad una orogenesi precedente a quella alpina, forse all’ercinica, avvenuta 300-400 milioni di anni fa.
Giuseppe Berto

Costabella

Spesso, viene utilizzata la terminologia “Costabella” per indicare quel lembo di terra di Calabria tra Briatico e Nicotera. Utilizzato per fini promozionali o turistici non ne conosciamo la discendenza e pertanto ci siamo documentati convergendo verso il noto poeta Giuseppe Berto autore di questo prezioso e ormai etichettante termine.

Ci Troviamo sul basso Tirreno, sulla punta che divide i golfi di Sant’Eufemia e Gioia Tauro. La punta si chiama Capo Vaticano. C’è un faro di prima classe: siamo già prossimi allo Stretto di Messina e i naviganti hanno bisogno di riferimenti. Penso che il capo si chiami Vaticano per lo stesso motivo per cui un colle di Roma si chiama alla stessa maniera: sacerdoti e indovini vi andavano a scrutare il futuro, basandosi sul volo degli uccelli e altre cose. Duecento metri al largo della punta c’è uno scoglio chiamato Mantineo, e in greco <<mantéuo>> significa comunicare la volontà divina. Il capo era un posto sacro, e lo è tutt’ora, nonostante tutto. Guardando l’aspra scogliera dall’alto, si può, nelle giornate buone, ossia quando le correnti non trasportano troppe immondizie, avere l’impressione che Ulisse sia passato là sotto, appena passato intendo dire. Nei giorni limpidi, rari d’estate ma frequenti nelle altre stagioni, si hanno di fronte le Isole Eolie: Stomboli, Panarea, Salina, Lipari e Vulcano.

L’ultimo giorno di Aprile e il 13 s’Agosto, guardando da Capo Vaticano, si può, con un pò di fortuna, vedere il sole che scende nel cratere dello Stromboli. Talvolta, nei tramonti d’inverno, capita che si scorga Capo d’Orlando, lontano nella Sicilia. Accade anche, e non tanto raramente, che appaia a Sud-Ovest una montagna immensa: è l’Etna. Così si hanno, nel giro d’orizzonte, due vulcani e tutti e due fumano. Non è magica, ma chi ha la ventura di vedere ciò ne tiene sospetto. Il tratto di Costa che culmina in Capo Vaticano va dal fiume Angitola sul golfo di Sant’Eufemia al fiume Mesima sul Golfo di Gioia Tauro: è pieno di storia e di bellezza molto rovinata, ma ancora bellezza, visto che altrove è accaduto di peggio. Non ha nome, ma sarebbe bene che ne avesse uno. Si potrebbe chiamarlo Costabella, con un pizzico di rimpianto e nostalgia. La Costabella ha nobili cittadine, che non sono ancora del tutto perdute: Pizzo, Tropea, Nicotera. Tropea è fatalmente la capitale turistica. La capitale commerciale è invece Vibo Valentia, che per fortuna sta un pò lontana, sulle montagne. Lungo il mare vi sono luoghi molto belli: il lido di Briatico, Sant’Irene, la Punta di Zambrone, la costa di Parghelia, Riaci, la scogliera di Joppolo. Addentro, sulle colline, vi sono vecchi borghi che val la pena di visitare, prima che spariscano. Il più bello è forse Ciaramiti, al quale si arriva in pochi minuti, dalla strada Tropea-Capo Vaticano. A questi borghi, che niente hanno di monumentale, ma possiedono grandissima dignità e armonia, con umiltà.

Giuseppe Berto

Mammola

La cittadina è posta sul versante Jonico della Calabria, tra l’Aspromonte e le Serre, al centro tra il mare e la montagna, abitato fin dai tempi della Magna Grecia, le sue origine risalgono al IV – V Sec. a.C..

Rinomato centro d’arte, turistico e gastronomico, ricco di storia e tradizioni, conserva la sua struttura urbanistica medioevale con piccole case una attaccata all’altra, portali in granito, strette viuzze e piccole piazze. Da visitare le Chiese antiche della Matrice, dall’XI Sec. dove sono conservate le reliquie di San Nicodemo A.B. patrono della città, la Chiesa Annunziata del XV Sec., la Chiesa di San Filippo del XVI Sec., la  Grancia Basiliana di San Biagio del X Sec. e i Palazzi gentilizi: Del Pozzo, Spina, Ferrari, De Gregorio, Barillaro, Florimo e Casa Tarantino. Importate da visitare a 2 Km il Parco Museo Santa Barbara Musaba, diretto dall’artista Nik Spatari, che richiama centinaia di artisti di tutte le parti del mondo, numerosi sono le sculture di artisti nel vasto Parco dell’antico Monastero. Inoltre a 10 Km nelle vicinanze della Limina si trova il Santuario di San Nicodemo del Sec.X, luogo dove visse il Santo, il Santuario ricco di storia è abitato da un Monaco ed è meta tutto l’anno di numerosi fedeli e turisti e ricade nel Parco Nazionale dell’Aspromonte. Rinomati sono i prodotti tipici: stocco, ricotta e formaggi caprini, salumi, funghi, la “pizzata” pane di granturco, olio extra vergine d’oliva e altri prodotti, è la gastronomia dove si possono gustare i piatti tipici della cucina mammolese e calabrese, considerata punto di riferimento di molti turisti che soggiornano in Calabria e nella vicina Sicilia. Nel vasto territorio di Mammola sono numerosi i percorsi trekking, che ricadono nel Parco Nazionale dell’Aspromonte e nella catena delle Serre.

Da ricordare: la “Sagra dello Stocco” il 9 agosto, la “Festa del Fungo” l’ultima domenica di ottobre, la Festa della Ricotta Affumicata, la prima domenica di Giugno, le feste in onore di San Nicodemo. Da tempo ormai Mammola e considerata punto di riferimento turistico e gastronomico della popolazione calabrese e da molti turisti che soggiornano in Calabria e nella vicina Sicilia. Da Mammola si raggiungere con rapidi spostamenti con la Strada Grande Comunicazione “Jonio-Tirreno” (Gioiosa-Rosarno) sia la zona Jonica E 90-SS 106 (Km 9) che quella Tirrenica A3 SA-RC (Km 28).
Attrazioni consigliate a Mammola: Centro storico, Chiese, Palazzi, Parco Museo Santa Barbara, Santuario San Nicodemo alla Limina, escursioni trekking nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, Geosito della Miniera Macariace, Mulino del Vecchio ad acqua ancora funzionante, Laghetto Marzanello, Rifugio Montano, Borgo Chiusa, Monte Scifo, Monte Seduto, Monte Sant’Elia.