Temperatura: 13 °C
Orario Locale: 03:56 am

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

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Tra Santi ed Eremiti

[heading style=”subheader”]GLI EREMITI DI S. BASILIO[/heading]
Con la caduta dell’impero Romano d’Occidente e annessione, sul finire dell’800, della Calabria all’Impero Romano d’Oriente, la Sila fu interessata da un processo di insediamento di monaci calabro-greci, detti “Basiliani” (basileus era il titolo della massima autorità bizantina, derivato da Basileo il Grande – poi santo – che dal 370 fu vescovo metropolita di Cesarea, in Cap­padocia, e fissò le regole del monachesimo greco). Questi monaci, forgiati nel culto di un rigido cristianesimo fatto di ideali ascetici ed eremitici, provenivano dalla Siria, dalla Palestina, dall’Egitto, paesi cioè sconvolti dalle lotte iconoclastiche dell’VIII-IX secolo, dall’invasione Persiana e dai tentativi di occupazione da parte degli Arabi. Nell’isolamento montano di piccole cavità ipogee da loro stessi scavate, essi si ritiravano quindi in meditazione e preghiera. Al romitaggio tuttavia i basiliani accostavano un’intensa attività sociale e divennero così un importante punto di riferimento per le popolazioni locali, proteggendo i contadini dai soprusi dei potenti, istruendo i giovani, curando i malati, mettendo insomma tutta la loro cultura ed esperienza al servizio della gente. Per capire quanto radicata ed importante fosse la presenza dei Basiliani in Sila ed in Calabria, basti pensare che non v’era paese che non avesse una comunità monastica, come del resto testimoniano molti significativi toponimi giunti fino ai giorni nostri (Piano dell’Eremita, Santi Padri, Timpa dell’Eremi­ta, ecc.). Fra i secoli X ed XI, sotto la guida di uomini dalla personalità straordinaria e grazie alle cospicue elargizioni ottenute dai Normanni, i Basi­liani passarono dalla vita trogloditica, nascosta e randagia, a forme collettive organizzate ed autorevoli, costituendo importanti centri monastici dotati di vasti possedimenti terrieri che svolsero un importante ruolo sociale e culturale; come, per esempio, il monastero del Patirion.

[heading style=”subheader”]I SANTI DI BOCCHIGLIERO[/heading]
Il movimento religioso conosciuto come i “Santi di Bocchigliero” nacque intorno al 1870, e fu così denominato perché così erano definiti dal popolo i suoi protagonisti. Capi del movimento erano i massari Matteo Renzo, Gabriele Don­nici e una bambina visionaria, portavoce della Madonna. Inizialmente non si posero contro la chiesa, accettavano infatti il dogma della SS. Trinità e riconoscevano la legittimità dell’ordine costituito, religioso e civile. Progressivamente però l’intransigenza delle loro asserzioni, la pretesa di essere depositari della verità assoluta e – soprattutto – le loro pratiche assai poco ortodosse provocarono una forte reazione. Il rito della “coricata”, ad esempio, aveva lo scopo di indurre l’eccitazione sessuale senza cedervi. In tale prova di resistenza al peccato, gli appartenenti alla setta (in totale promiscuità, senza distinzione d’età, completamente nudi) giacevano assieme senza toccarsi. Pare però che molti bambini nascessero in seguito a questo rito. Segno che, secondo le spiegazioni ufficiali fornite dai capi della congrega, molte adepte venivano visitate dallo “Spirito Santo”. Di diverso parere fu invece l’autorità giudiziaria: il movimento cessò intorno al 1880 e Matteo Ren­zo e Gabriele Donnici furono processati e condannati.

I paesi delle Grotte

[heading style=”subheader”]I paesi delle Grotte[/heading]

I comuni di Caloveto, Cropalati, Pietrapaola mostrano un vero e proprio lavoro di traforo a cielo aperto, eseguito nella tenera pietra di tufo che ospita i rispettivi abitati. Grotte di centinaia e centinaia di anni che diedero rifugio ad esuli, asceti, anacoreti, eremiti e santi, ma anche, in tempi più recenti, a sfollati e briganti.

Presenze diffuse un po’ in tutto il territorio pedemontano della Sila Greca, ugualmente rinvenibili a Rossano, Campana, Paludi, Calopezzati. Si tratta degli antichi e suggestivi resti dell’architettura rupestre di tipo eremitico o lauritico, altrimenti detta ipogea (=sottoterra): grotte artificiali realizzate a partire dal VII-VIII secolo da pazienti monaci calabro-greci, conosciuti come “basiliani”, i quali, in fuga dai territori dell’Impero bizantino, “edificarono scavando”, in tutte le zone arenarie e tufacee, rifugi, chiese e monasteri. Con questa tecnica realizzarono importanti insediamenti e centri di cultura monastica ancora oggi famosi, fondando a Caloveto, per esempio, il celebre monastero di S. Giovanni Calibita, che ha dato nome al paese. Oppure quello meno noto, ma altrettanto vivo, di Calopezzati, ricostruito e aggregato poi dai Normanni al Patirion di Rossano ma nato inizialmente nelle laure segrete della collina, spicconate dai monaci. Tra le grotte della rupe del Salvatore, a Pietrapaola, si distingue infine una delle realizzazioni di arte rupestre più interessanti di tutta la Comunità montana: la Grotta del Principe, caratterizzata da un triplice ricovero con feritoie per la difesa, che serviva a dare al feudatario dell’epoca una possibilità di salvezza, in caso di attacco nemico al castrum fortificato sulla sommità della cittadella.

Giganti della Sila

Nell’immensa foresta primigenia che anticamente ricopriva tutto il territorio della Sila, ricoperta da numerosi alberi e piante cominciarono assai presto a far manomissioni i coloni Greci e soprattutto i Romani, mossi dalle ingenti risorse industriali che intravedevano in quella rigogliosa vegetazione: un enorme approvvigionamento a cielo aperto di resine, pece, combustibile, legnami per cantieri navali e costruzioni militari e civili.

Lo scempio proseguì per tutto il medioevo, fino ai giorni nostri, con gli ultimi indiscriminati diboscamenti del Gariglione durante gli anni ’30 e nel secondo dopoguerra. Nonostante questa storica attività di depredamento di una delle aree boschive più importanti dell’intero bacino Mediterraneo, sono tuttavia ancora visibili, qua e là, eccezionali esempi di gigantesche e spettacolari piante plurisecolari, se non addirittura millenarie. In Sila Greca, per esempio, nel bosco di Gallopane, tra Lon­gobucco ed il lago Cecita (variante itinerario n° 8), all’interno di una giovane faggeta si ergono numerosi esemplari di pino gigante, alcuni dei quali alti fino a 40 metri e con un diametro alla base di oltre 2 metri. Censita e protetta dal WWF, l’area boschiva dei castagni secolari di Cozzo del Pesco si presenta come un eccezionale monumento della natura.

Alcuni alberi hanno la circonferenza di oltre 9 metri, con la base completamente cava, tanto che una persona vi può stare dentro in piedi, altri si sdoppiano formando strutture gemellate e simmetriche o si dispiegano in orizzontale con forme tozze e contorte. In C.da Leuca infine, si trova la seconda quercia d’Italia per età e dimensioni, vecchia di 600 anni. Senza contare i numerosi esemplari secolari di ulivo greco disseminati un po’ ovunque nella campagna ros­sanese.
 

Laino Borgo palio dei ciucci

Laino Borgo schiera i ciuchi per il Palio: operazione divertimento Gli ingredienti della ricetta per un’estate indimenticabile sono, solitamente, aria salubre, buon cibo e tanto divertimento. Non sempre, però, tutte le ‘ciambelle riescono col buco’! Ma c’è un posto dove questi tre elementi, in armonia tutto l’anno, raggiungono l’apice dell’equilibrio giorno 13 e 14 agosto, date in cui si disputa il celebre quanto esilarante ‘Paliu cui ciucci’ (Palio con gli asini): Laino Borgo, alta provincia cosentina.

La manifestazione, lanciata per puro gioco nel lontano ’85, è divenuta, ormai, appuntamento fisso dell’estate lainese, un appuntamento che non manca mai di coinvolgere un pubblico che va dagli 0 ai 100 e più anni (il divertimento, in fondo, non ha mai ammazzato nessuno!). Protagonisti indiscussi dell’evento, i ciuchi che, attorniati da una tifoseria contradaiola da stadio, si esibiscono in esilaranti imitazioni di ben più eleganti puledri che, magari con repentini dietro-front o impreviste uscite di campo, contribuiscono ad aumentare il tono ìlare della manifestazione. Sette, finora, le contrade in gara che si sono contese l’ambito palio. Da quest’anno, forse, una novità (attualmente al vaglio del Comitato organizzativo): una contrada per i turisti, che da semplici spettatori, diventerebbero, così, parte integrante della carnascialesca cornice lainese.

E se il 14 agosto il ciuco è sovrano, il giorno precedente (13) tocca all’ottimo cibo della gastronomia calabra: ogni contrada, infatti, diventa sede di banchetti luculliani di rara bontà, il cui unico scopo è quello di stupire, alias lasciare tutti a bocca aperta…per la sazietà, ovviamente!E tra un assaggio e l’altro, si trova anche il tempo per qualche rito propiziatorio per la vittoria…fosse anche solo condividere con il proprio ciuco una ricca porzione di ‘rascatieddi’ o ‘lagane e fasuli’ (traduzione bandita, provare per scoprire!). Dopo l’abbuffata, però, è tempo di scendere in campo: tutti uniti ed al contempo divisi dalla propria fede contradaiola. Un fiume umano di colore, magicamente incastonato in una cornice naturalistica degna del cuore del Parco Nazionale del Pollino, invade Laino Borgo unitamente a striduli cori contradaioli inneggianti la vittoria. Poche decine di metri di corteo, poi lo sparo d’inizio della gara all’ultimo ciuco. ‘Chi vincerà quest’anno?’: recita, sul sito ufficiale della manifestazione (www.paliucuiciucci.tk, il link ad un sagace ‘FANTACIUCCIO’ allestito per l’occasione).

La risposta, pronostici a parte, martedì 14 agosto, quando la cittadina lainese regalerà ancora una volta, ai tanti ‘aficionados’ e non, uno spettacolo di rara genuinità che oltre a divertire, commuoverà quanti ricorderanno, raccontandolo ai nipotini, di aver ‘cavalcato’ un tempo quei ciuchi (quale unico mezzo di locomozione), ignari di una potenziale carriera da fantini professionisti!

Autore Rossella Regina

Costa Degli Dei spiagge

La Costa Degli Dei, è un tratto di costa Calabrese che inizia da Pizzo Calabro e termina con Nicotera. Questi luoghi presentano una particolare costa frastagliata unita da un mare cristallino. Tale la sua bellezza da essere paragonata ed accostata agli Dei in quanto territorio ricco di mitologia e di incroci con cultura Greca e Romana.
Presentiamo di seguito l’elenco delle spiagge, Scogli e porti che caratterizzano la Costa degli Dei specificandone nome, caratteristiche, etimologia e significato.

  • Spiaggia Angitola: prende il nome dalla stessa località.
  • Spiaggia ‘A Tonnara: in passato era ubicazione di pescatori di tonno.
  • Spiaggia ‘U Nautico: in quanto nelle vicinanze ha sede la scuola dell’Istituto Nautic
  • Secca da Spina: in quanto ha la forma di una spina di pesce.
  • Spiaggia Bellamena: prende il nome dalla medesima località.
  • Spiaggia ‘A Timpa lanca: in quanto presenta una rupe sprovvista totalmente di vegetazione.
  • Spiaggia Pennello: prende il nome dalla medesima località.
  • Spiaggia Bivona: prende il nome dalla medesima località.
  • Dragara di Bivona: prende il nome dalla medesima località.
  • Dragara di Trainiti: prende il nome dalla medesima località.
  • Spiaggia di Trainiti: prende il nome dalla medesima località.
  • Spiaggia La Pietra dei Selvaggi: semisommersa dalle acque nel 1638 costituiva parte di un molo di epoca Romana.
  • Spiaggia Scrugli: in quanto in passato apparteneva alla famiglia Scrugli.
  • Scoglio ‘A Vaporia: in quanto in passato questo scoglio fu causa di un incidente di un vaporetto.
  • Spiaggia S. Giorgio: dedicata al Santa.
  • Torre la Roccetta: è una torre di avvistamento del XVI secolo costruita contro le insidie dei saraceni.
  • Scogli della Catena: perchè tutti gli scogli sembrano come fossero incatenati.
  • Spiaggia ‘A Fontana: perchè tutt’ora vi è una sorgente di acqua dolce.
  • Spiaggia Calagrande: perchè nel fondale antistante i pescatori possono calare le reti facendo ampi percorsi.
  • Scogli ‘I Porcei: visti in lontananza danno l’impressione di piccoli suini.
  • Spiaggia ‘A Monaca: in quanto vi faceva il bagno un’Anziana Monaca.
  • Secca ‘A Vrace: in quanto la spiaggia si dice abbia particolare calura simile ad una brace.
  • Spiaggia S. Irene: in quanto in tempi antichi venne edificata una chiesetta in onore della Santa
  • Scoglio della Galea: perchè contiene ancora delle cellette che un tempo venivano usate come prigioni.
  • Spiaggia ‘U Potame: dal nome del torrente.
  • Spiaggia ‘A Cava: in passata vi era una cava dove veniva estratta la pietra.
  • Spiaggia ‘U Bacino: perchè vi sono delle spiaggette a forma di bacino.
  • Spiaggia di Capo Cozzo: dove gli scogli anno la forma del collo umano.
  • Spiaggia ‘U Vajuni ‘A Rina: perchè vi è un ruscello che tutt’ora porta un’ingente quantità di sabbia nel mare.
  • Spiaggia ‘A Casa Russa: perchè i pescatori prendevano come riferimento costiero l’unica abitazione esistente un tempo costituita da una casa di colore rosso.
  • Spiaggia i Cancini: Perchè sulla spiaggia vi erano due cancelli che fungevanno da ingresso in un’abitazione.
  • Spiaggia ‘I Puzzi: perchè molto vicino alla spiaggia vi erano due pozzi usati dai pescatori.
  • Spiaggia Vurdila: in quanto in questo punto vi è un forte vento di levante.
  • Spiaggia ‘A Tunnara: Si narra che nel 1700 questa spiaggia era sede di una piccola industria di tonno che subì un periodo di carestia. A seguito, una suora promise più proficuità all’azienda e ciò avvenne.
  • Scoglio i Furchi: perchè essendo due scogli vicino all’altro danno l’impressione di una forca.
  • Spiaggia Vavalacu (lumaca di mare): perchè in prossimità del mare viveva un contadino e ogni qual volta il mare distruggeva la sua esile abitazione, lui la ricostruiva proprio come fa una lumaca di mare.
  • Scoglio ‘A Pizzuta: perchè finisce a punta.
  • Scoglio ‘A Mitraglia: perchè in epoca di guerra era una postazione militare.
  • Scoglio ‘A Piramide: perchè a forma di piramide
  • Scoglio Pilu Bianco: perchè una persona anziana pescava sempre in questa spiaggia.
  • Scoglio Maccarunaru: perchè luogo preferito di pesca da un tipo losco denominato Maccarunaru.
  • Spiaggia ‘U Cannuni: perchè nel 1600 esisteva una postazione di cannoni.
  • Scoglio San Leonardo: perchè sulla sua sommità anticamente esisteva una chiesetta dedicata a S. Leonardo. Questa era meta di coppie e fidanzati che si giuravano eterno amore.
  • Spiaggia ‘A Rotonda: perchè vi è una spiaggia a forma circolare.
  • Spiaggia Mare piccolo: perchè vi è una piccola spiaggia ai piedi dell’Isola di Tropea.
  • ‘A Grutta dell’amore: piccola grotta raggiungibile solo a nuoto luogo di amori appartati.
  • Spiaggia ‘A Linguata: tratto di spiaggia a forma di lingua.
  • Scogli ‘I Messaggi: in quanto un naufrago vi si era appigliato prima di morire lasciando tristi messaggi.
  • Spiaggia del Convento: Perchè sottostante al convento dei Frati Minori:
  • Spiaggia Passu Cavalieri: perchè da una rupe cadde e morì un cavaliere.
  • Scoglio Balla du Sapuni: perchè a forma di un antico formato di sapone.
  • Spiaggia l’Occhiale: perchè sono visibili da lontano due forature simili a degli occhiali.
  • Spiaggia petri du Mulinu: dove venivano ricavati enormi massi utilizzati dai mulini.,
  • Grotta dello Scheletro: entrati dentro, la parte inferiore del corpo che viene immersa dalle acque, assume colore viancastro simile ad uno scheletro.
  • Spiaggia Volu du Corvaru: perchè sulla sua rupe si annidano i corvi.
  • Scoglio di Riace: detto anche Scoglio Grande.
  • Scoglio Ardito: per la sua forma simile ad una tipologia di fungo detta Ardito.
  • Spiaggia Giardinello: perchè vi esisteva una grande giardino
  • Spiaggia ‘A Massara: perchè una contadina della famiglia dei Massara, abitava nelle prossimità.
  • Passu du Gabbaturcu: perchè dei pescatori di Tropea, riuscirono a sfuggire alla cattura di barche saracene facendole incastrare tra due scogli appena emergenti.
  • Spiaggia a Casa du Gaiuzzu: in quanto vi era un contadino che allevava i polli.
  • Spiaggia Fiorinea: spiaggia dove crescono particolari fiori selvaggi che emanano un particolare profumo.
  • Spiaggia ‘A Praia i Focu: si dice che a causa dell’eccessivo calore estivo, la rupe prenda fuoco spontaneamente.
  • ‘A Grutta di Muzio: in quanto vi rimase nascosto un latitante chiamato Muzio.
  • Scoglio Mantineo: secondo la leggenda vi abitava una maga chiamata Mantinea che prediceva il futuro ai naviganti.
  • Spiaggia ‘A Ficara: perchè sulla rupe vi è un’antico albero di fico.
  • Spiaggia Petrario: perchè con eccessiva presenza di massi e ciottoli.
  • Spiaggia Salamite: in passato erano presenti numerose lucertole.
  • I Biccheri: Scogli che visti da lontano assomigliano a due bicchieri.
  • Grotta du Stefaneu: perchè vi si riparava dal caldo un giovane di nome Stefano.
  • ‘A vasca du luppinaru: perchè un tempo venivano lasciati a mollo i luppini.
  • Spiaggia Porticello: perchè vi è un piccolo molo naturale.
  • Spiaggia le Saline: perchè sino a pochi anni fa vi era una fabbrica di sale.
  • Spiaggia Donna Gà: faceva il bagno una donna denominata appunto Donna Gà.
  • Grotta du Capraru: perchè venivano lasciate in queste grotte le capre di ritorno dal pascolo.
  • Spiaggia Baia dei Gabbiani: in quanto metà di numerosi gabbiani.
  • Spiaggia ‘U Pettu ‘I Fimmina: dove le donne di Nicotera andavano a lavare i propri indumenti e chinandosi lasciavano intravedere il seno.
  • Spiaggia ‘A perta russa: perché vi è un tratto di rupe costituito da pietre rossastre.

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Comunità Montana Sila Greca

[heading style=”subheader”]Scheda Informativa[/heading]

La Comunità Montana della Sila Greca è una confederazione dei centri e comuni presenti all’interno della zona Silana che si affaccia sullo Jonio. Questa risorsa, oltre a tutelare il patrimonio naturalistico, favorisce la promozione turistica e culturale di questi territorio, organizzando ed offrendo servizi atti alla conoscenza e alla scoperta di queste zone. I comuni facenti parte della comunità Montana sono 12 e sono: Calopezzati, Caloveto, Campana, Cariati, Cropalati, Longobucco, Mandatoriccio, Paludi, Pietrapaola, Rossano, Scala Coeli, Terravecchia. La sede di questa importante risorsa è ubicata a Rossano e comprende un territorio di più di 97.000 Ha. Al suo interno sono tutelati numerosi ed importanti corsi d’acqua come il Triionto, il Cino

[heading style=”subheader”]Storia[/heading]

La frequentazione da parte dell’Uomo di questi territori, risale all’epoca dell’età del ferro. Successivamente, attorno al 1700 a.C una popolazione nota con il nome di Enotri si insedia nelle colline della Sila Greca iniziando una vasta coltivazione di vitigni. Agli Enotri, si susseguirono i Brettii o Bruzi, che al contrario dei predecessori, si dedicavano principalmente alla guerra costruendo numerosi centri militari e di fortificazione attuo a difesa del territorio. La civiltà dei Bruzi però, svanisce con l’avvento dei Romani che avviarono una vasta campagna di latinizzazione del territorio e insediando gli usi e gli stili architettonici, costruendo ville rurali e centri commerciali. A seguito della Caduta dell’impero Romano, il territorio pianeggiante della Sila Greca, viene abbandonato dalle popolazioni che si insediarono nell’entroterra silano. I Bizantini, collocano in questo territorio, importanti centri strategici e militari. Intanto attorno al 1400 i Saraceni distrussero Bisanzio e inizio così la decadenza di questo territorio. Cento anni dopo, il territorio della Sila si ritrovò fuori dagli interessi Europei e non venne considerata come importante risorsa del Meridione. Pertanto, accrebbero i malcontenti della popolazione che sfociarono nel Brigantaggio, fenomeno, che proseguì sino al 1800.

Il Villaggio Turistico fai da te

Capanna al mare

Al termine della seconda guerra mondiale, l’Italia subì un boom commerciale che permise alla popolazione di conoscere il turismo e di incominciarne a praticare gli usi e costumi. Agli inizi degli anni sessanta infatti, molti erano gli operai delle fabbriche del settentrione o del centro che si recavano nei luoghi marittimi per conoscere la nascita del turismo.

In Calabria, questo nuovo movimento culturale, avvenne circa 20 anni dopo. Negli anni ottanta infatti le famiglie calabresi cominciavano a conoscere la Vacanza che si identificava in una lunga fila di capanne di canne o di legno che si protraeva lungo le coste di Pizzo Calabro, di Francavilla Angitola e di altre coste calabresi. Queste capanne erano molto solide, senza alcun pavimento ( se non quello offerto dalla sabbia) e la porta era costituita da un’artigianale tenda.

All’interno, l’arredamento era “impeccabile”; un armadio, dei letti con tanto di materassi e la cucina con una bombola a gas. Queste artigianali abitazioni, venivano costruite alla fine di luglio tutti gli anni e i primi di settembre venivano rase al suolo lasciando la spiaggia pulita. Le famiglie, durante il giorno, si facevano visita proprio come avrebbero fatto in paese e la particolare allegria, era dettata dai figli o parenti emigranti che in questo periodo tornavano a casa per riassaporare i sapori nativi.

Villaggio sul mare
 

La sera, si facevano i falò caratterizzati da lunghi discorsi che coinvolgevano vecchi, giovani e bambini. Ogni tanto, partiva il barcone dei pescatori che il più delle volte riforniva di viveri questo rudere villaggio turistico. A distanza di anni, questa tradizione è andata ovviamente perduta a causa dell’evoluzione turistica che oggi è costituita da alberghi e via discorrendo anche se questi villaggi turistici rappresentavano una caratteristica e tradizione della Calabria.

Geologia della Calabria

[heading style=”subheader”]CENNI SULLA COSTITUZIONE GEOLOGICA DELLA CALABRIA[/heading]

La Calabria, per la natura geologica che la costituisce, è una delle regioni italiane maggiormente devastate da imponenti fenomeni franosi che spesso assumono carattere catastrofico. Prima di parlare delle frane e del grado generale di dissesto della regione calabrese è bene dare una panoramica circa la sua costituzione geologica strutturale e ambientale.

Formazioni ignee Le formazioni ignee, definite genericamente dalle carte geologiche ufficiali come “granito delle serre e della Sila” o come “granito anfibolo”, sono in effetti rappresentate da svariati tipi di rocce intrusive che vanno dal granito alla quarzidiorite e alla diorite con passaggio a tipi di quarzo-nonsonitici e monsonitici; a queste rocce sono spesso strettamente associate delle formazioni filoniane porfiriche anch’esse di svariatissima natura e delle intrusioni pegmatitiche talvolta di notevolissima potenza ed estensione. Tutte queste formazioni ignee costituiscono gran parte della zona orientale del massiccio della Sila, la dorsale delle Serre ed il promontorio del Monte Poro da Tropea a Nicotera.

Formazioni metamorfiche Le formazioni metamorfiche costituite prevalentemente da rocce sciolte e comprendenti una ricca serie di gneiss, micascisti e filladi sono principalmente sviluppate in corrispondenza del versante tirrenico dove formano la parte occidentale della Sila, la catena litorale da Paola a Lamezia Terme, l’Altopiano delle Serre da Maida a Chiaravalle ed il massiccio dell’Aspromonte.

Formazioni sedimentarie Per quanto riguarda le formazioni sedimentarie esse affiorano nella restante parte della penisola calabrese dai margini dei massicci della Sila, delle Serre e dell’Aspromonte alle valli che sovrastano questi massicci e fino alla fascia costiera ed alle poche zone di pianura. Questo semplice quadro generale può darci solo una panoramica della situazione geologica della Calabria, ma non è sufficiente a darci una visione chiara delle cause che determinano le frane in questa regione. E’ necessario pertanto, ricorrere alle caratteristiche tecniche delle formazioni geolitologiche della Calabria.

[heading style=”subheader”]CARATTERISTICHE TECNICHE DELLE FORMAZIONI GEOLITOLOGICHE[/heading]

Secondo P. Nicotera le formazioni geolitologiche della Calabria vengono così suddivise: 1) Formazioni recenti, incoerenti, alluvionali o marine. Sono rappresentate da terreni sciolti ma stabili in quanto situate in zone pianeggianti o leggermente acclivi. Pertanto rappresenta lo stadio finale del ciclo evolutivo del dissesto. 2) Formazioni sabbioso-conglomeratiche, sciolte o semicoerenti. Ne fanno parte le formazioni quaternarie e plioceniche caratterizzate da una composizione granulare sabbiosa con basso grado di coesione. 3) Formazioni prevalentemente argillose, compatte o gessose. Comprendono le argille più o meno sabbiose, le argille azzurre e le marne bianche o foraminifere del pliocene, le argille gessose o sabbiose, le argille più o meno salmastre del miocene. Nella generalità dei casi si tratta di formazioni facilmente erodibili ma nel complesso abbastanza stabili. 4) Formazioni essenzialmente detritiche, in generale stratificate, abbastanza coerenti. Questo gruppo comprende una maggiore eterogeneità. Per lo più sono formazioni regolarmente stratificate in spessori variabili. 5) Formazione “flyschioidi”. Queste formazioni sono rappresentate da una congerie di depositi marini costieri di origine prevalentemente meccanica. Si ha quindi un assieme di rocce svariate, comprendenti conglomerati grossolani, arenarie finissime; da calcari marnosi a calcari mummulitici; da argille più o meno scagliose a scisti argillosi. Nel loro insieme questi materiali costituiscono un terreno pieno di ondulazioni data la mollezza del materiale. 6) Formazioni sedimentarie spiccatamente lapidee. A questo gruppo appartengono rocce di età del mesozoico e terziario. Si presentano molto compatte, tenaci e stabili, ma per le vicissitudini tettoniche che hanno subito, generalmente si hanno delle fratture che fanno perdere le caratteristiche originarie. 7) Formazioni sericitico-filladiche e rocce ad esse strettamente connesse. Comprendono quasi tutti gli svariati tipi di scisti e sono detti genericamente “filladi”. Si tratta di un complesso di rocce minutamente scistose, e, nella generalità dei casi, così profondamente alterate e disfatte, con processi di argillificazione così spinti che sono da considerarsi tra le formazioni più instabili della regione calabrese. 8) Formazione scistoso-cristalline e “rocce verdi”. Appartengono a questo gruppo delle rocce di età paleozoica caratterizzate da una scistosità più moderata, da una grana più grossolana e una più spiccata cristallinità. Comprendono tutti gli svariati tipi di gneiss e micascisti, gli scisti d’inezione e di contatto e le diverse rocce verdi. Presentano una maggiore compattezza. 9) Formazioni granitoidi. Sono le formazioni maggiormente diffuse. Queste rocce, per lo stato di intima sconnessione e tettonizzazione e per il profondo stadio di alterazione raggiunto, sono quelle che maggiormente contribuiscono al grave stato di dissesto che affligge la regione calabrese. 10) Rocce massicce intrusive od intercalate nelle formazioni granitoidi, scistoso-cristalline e filladiche. Questo gruppo è raro nella penisola calabrese e non desta preoccupazioni data la loro forte stabilità.

Questa esposizione geolitologica basata sulle caratteristiche tecniche delle diverse formazioni è indispensabile, nella trattazione delle “zone” e “bacini”, onde poter meglio dedurre i movimenti franosi nel loro aspetto e nel loro grado.

Locri e Gerace

Locri e Gerace, comuni limitrofi appartenenti alla Provincia di Reggio Calabria. Accomunare in un’unica visita le città di Locri e Gerace è d’obbligo se si considera la loro storia: è certo che grazie alla decadenza di Locri, Gerace ha potuto godere di almeno dieci secoli di splendore, per poi tornare tristemente nell’ombra. Oggi tre distinti insediamenti insistono sul medesimo territorio: la città greca sulla costa; la Gerace medievale una decina di chilometri all’interno; la Locri contemporanea/nuovamente costiera, dal consueto profilo della speculazione fondiaria in un’area sottosviluppata. Ciascuna di esse si è staccata dall’altra; vive di vita o di ricordi propri.

[heading style=”subheader”]Storia di Locri e Gerace[/heading]

Accomunare in un’unica visita le città di Locri e Gerace è d’obbligo se si considera la loro storia: è certo che grazie alla decadenza di Locri, Gerace ha potuto godere di almeno dieci secoli di splendore, per poi tornare tristemente nell’ombra. Oggi tre distinti insediamenti insistono sul medesimo territorio: la città greca sulla costa; la Gerace medievale una decina di chilometri all’interno; la Locri contemporanea/nuovamente costiera, dal consueto profilo della speculazione fondiaria in un’area sottosviluppata. Ciascuna di esse si è staccata dall’altra; vive di vita o di ricordi propri. Ascesa e declino di Locri. Secondo Strabone verso la fine dell’vIII secolo a.C. una colonia di Locresi Ozoli si stanziava in prossimità di Capo Zefiro, l’odierno Capo Bruzzano. In seguito la colonia si sposta di circa 18 chilometri verso nord, ne scaccia la popolazione indigena e si dà una struttura sociale di tipo gentilizio e aristocratico. Stretta fra due potenti vicini, Reggio e Crotone, Locri è indotta ad articolare la sua colonizzazione perpendicolarmente alla stretta penisola calabrese, proiettandosi oltre la dorsale istmica sul versante tirrenico con Hipponion (Vibo Valentia), Medma (Rosarno) e Metauro (Gioia Tauro) e realizzando così una stabile presa di possesso del territorio insieme all’inserimento nei commerci di questa parte del mondo mediterraneo e a elevate espressioni della vita artistica e culturale. Ben presto deve, però, ripiegare su una politica di quieta fedeltà a Siracusa che le consente di estendere la sua area di influenza fino a Squillace. Nel 205 a.C. è sottomessa ai Romani da Scipione. L’organizzazione territoriale innervata da Roma lungo la tirrenica via Annia, sul fianco opposto della penisola bruzia, condanna all’emarginazione politica ed economica le vecchie colonie magnogreche ioniche, che pian piano scompaiono. E anche Locri, fra il VII e l’vIII secolo d.C., si spegne per sempre. Vicende storiche di Gerace. La fine di Locri non è un avvenimento improvviso: cosl, la nascita di Gerace non si può ascrivere, come spesso si è fatto, a un tempo preciso, come trasferimento in massa di Locresi dalle coste divenute ormai insicure. La posizione della rupe di Gerace in rapporto all’insediamento greco rende impensabile una mancata occupazione del sito, che non deve però avere avuto mai carattere di organicità strutturale. Fino alla metà dell’xI secolo la storia di Gerace è comunque avvolta nel più fitto mistero: le scarsissime fonti documentali ricordano a partire dal 787 un kastro o oppidulum di Santa Ciriaca, che solo nel 1067 si trasforma nel greco iérakos, «falchetto» o «sparviero» secondo l’etimo ormai accertato, cioè il rapace delle rupi che compariva in alcune monete locresi e che ancora oggi è stemma civico di Gerace. A questa data la città aveva cessato da un pezzo di essere oppidulum, piccola località fortificata. Una robusta tradizione culturale e architettonica bizantina aveva già fornito esempi di grande rilievo in S. Teodoro (poi Nunziatella, oggi in rovina) e nel S. Giovannello, entrambe almeno del X secolo, e nella cripta della Cattedrale, di datazione ancora più incerta, con volte sostenute da colonne di spoglio d’epoca romana imperiale. I ripetuti attacchi degli Arabi durante tutto il secolo non devono avere, comunque, impedito di portare avanti la costruzione della superba Cattedrale consacrata nel 1045. Nello stesso tempo doveva essersi già articolata un’organizzazione spaziale, perfezionata in epoca normanna e sveva, per quartieri separati e comunicanti, ciascuno dotato delle proprie difese: Borgo (e Piana), Borghetto, Città, Castello. Scarso peso vi ebbe la politica filolatina dei Normanni, se il rito greco vi sarà abolito solo nel 1480 e se alcune realizzazioni ecclesiali di questo periodo, come la splendida S. Maria del Mastro al Borgo, ci parlano di una cultura ben viva e capace di esprimersi al meglio delle sue possibilità. Come centro vescovile e centro amministrativo la città ha svolto sempre una funzione di primo piano nell’organizzazione territoriale della fascia ionica meridionale, anche in ciò raccogliendo l’eredità di Locri: tuttavia dal periodo angioino fino all’abolizione della feudalità (1806) fu sempre sottoposta a feudatari (prima come contea e dal 1609 come principato): i Caracciolo, i Consalvo de Aragona, i genovesi Grimaldi e altri minori. Il passaggio dal vecchio organismo medievale a quello oggi riconoscibile avviene di certo nel corso del Cinquecento, quando la popolazione aumenta considerevolmente. Infatti per Consalvo, futuro viceré di Napoli, il feudo era stato ampliato a comprendere quello di Terranova, gravitante sul Tirreno con Gioia e Polfstena. Cospicui ne furono i vantaggi in termini produttivi e commerciali, oltre che nel miglioramento dell’assetto istituzionale: si rinnova e migliora l’edilizia privata, si edificano e ristrutturano luoghi di culto, si interviene sulle fortificazioni e sulla viabilità, si fornisce cioè di volto moderno un organismo antico grazie anche all’esperienza del ricco artigianato locale che riesce a esprimere personalità artistiche di rilievo. Ma la forma urbana rimane dopo quel periodo bloccata nei cinque episodi insediativi in cui si articola ancora oggi. E la sua consistenza demografica ha un notevole calo – anche per effetto di carestie e terremoti – da cui riemergerà solo nel primo quarto dell’Ottocento. Ciò non è dovuto alla progressiva perdita di ruolo sul territorio, ma all’irreversibile emarginazione sociale ed economica cui il territorio medesimo veniva condannato, senza più alcun confronto con la cultura orientale che l’aveva modellato. Intanto si innescava nella Calabria Jonica un processo di riorganizzazione territoriale complessiva: la discesa verso le pianure costiere. Il nuovo abitato, col nome di Gerace Marina, cresce abbastanza in fretta soprattutto dopo l’inaugurazione della ferrovia jonica (1871): nel 1879 vi viene trasferita la sede degli uffici del Comune e del circondario. E nel 1905 si costituisce in Comune autonomo distaccando il suo territorio da quello di Gerace Superiore. Nel 1934 il nuovo abitato riprende il nome di Locri e nel 1941 il vecchio sulla rupe ripristina la semplice denominazione di Gerace. Infine, nel giugno 1954 si trasferisce a Locri anche il Vescovado, assestando l’ultimo duro colpo alla decadenza della città medievale.

San Francesco di Paola

[heading style=”subheader”]San Francesco di Paola,[/heading]
eremita vissuto tra il 1416 e il 1507, fu fondatore dell’Ordine dei Minimi.

[heading style=”subheader”]Storia[/heading]
Francesco da Paola nacque il 27 Marzo dell’Anno 1416 da Giacomo Alessio e da Vienna di Fuscaldo. La coppia aveva per molti anni atteso un pargolo ma invano, così fecero preghiera a San Francesco d’Assisi e il figlio arrivò e venne chiamato Francesco in onore del Santo. Nei primi anni della vita trascorsa a Paola, Cosenza, a Francesco venne diagnosticato dai medici un ascesso ad un occhio impossibile da guarire, così, la madre, decise di inviare il figlio in un convento francescano per un anno e la malattia svanì.
Trasferitosi nel convento di San Marco Argentano, il piccolo Francesco dimostrò subito i valori del sacrificio, dormendo per terra e trascorrendo lunghi periodi di digiuno e preghiera. A seguito, Francesco decise di recarsi ad Assisi per giungere alla tomba del Suo Santo protettore. Durante il cammino, Egli incontrò un cardinale lussuosamente vestito e, Francesco, lo rimproverò vistosamente. Successivamente egli costruì di proprio pugno una piccola cella per rifugiarsi in preghiera, ma poco dopo, altri frati chiesero ospitalità, facendo così nascere l’ordine dei Frati Minimi che dapprima si chiamavano Eremiti di frate Francesco. Nel 1452 Francesco iniziò la costruzione di una seconda chiesa e di un piccolo convento e in questo periodo, il futuro Santo fece numerosi miracoli tanto da suscitarne l’interesse del papa Paolo II che inviò un prelato a verificare e questo, non poté fare altro che accettarne le reali capacità del Frate. Sfortunatamente, Paolo II morì prima ancora di riconoscere la Comunità di San Francesco che avvenne tre anni più tardi ad opera di Sisto IV.
Francesco morì il 2 Aprile del 1507 a Plessis les Tours e sei anni dopo, Leone X lo proclamò beato, ma nel 1562, gli Ugonotti, ne profanarono la tomba bruciandone il corpo. I pochi resti del Frate vennero divisi in diversi conventi d’Italia, e solo nel 1955 vennero riuniti per essere posati nel Santuario di Paola nella sua Calabria. Pio XII lo nominò protettore della gente di mare italiana.