Temperatura: 15 °C
Orario Locale: 08:51 pm

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

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Isola Capo Rizzuto

[heading style=”subheader”]Il Comune di Isola di Capo Rizzuto[/heading]
risiede nella provincia di Crotone. Comune a stampo turistico offre ai suoi visitatori un celebre Castello sito in frazione Le Castella, nonché l’area Marina Protetta di Capo Rizzuto.

[heading style=”subheader”]Storia[/heading]
La Storia del Comune di Isola Capo Rizzuto, è indissolubilmente legata alle origini del Castello, icona di questo territorio. Esso viene citato da Plinio in una sua opera e ne descrive inoltre i contorni chiamandoli sin da allora Le Castella. Dalle poche notizie giunte sino ad oggi, sappiamo che questo comune venne fondato da un popolo proveniente dall’Africa. La leggenda vuole che Astiochena, sorella di Priamo, sfuggita dalla distruzione di Troia, approdò nelle Coste Calabresi andando a Fondare le Castella. A seguito della Colonizzazione Greca, questi territori vissero un periodo fiorente diventando un importante centro economico di quel tempo. Questo comune, viene denominato Isola Capo Rizzuto nonostante il suo territorio non sia circondato dal mare. Gli studiosi attribuiscono il nome Isola alla colonizzazione Romana che esportò anche in questi territori la propria cultura e soprattutto edificò le famose Insule (costruzioni isolate). Come molti altri comuni della Calabria, anche Isola Capo Rizzuto subì le incursioni saracene che causarono un decadimento della popolazione. In epoca risorgimentale, molti abitanti del luogo aderirono alla Campagna di Garibaldi arrivando a subire numerosi bombardamenti in tempo di guerre mondiali.

[heading style=”subheader”]Geologia[/heading]
Isola Capo Rizzuto presenta un territorio che si protende sul mare diviso da coste rocciose e spiagge di particolare colore con tonalità di arancione.

[heading style=”subheader”]Il Castello[/heading]
Il Famoso Castello di Isola Capo Rizzuto, venne costruito a scopo difensivo ma con qualche utilità di tipo economico date una una apertura per il carico/scarico di merci.

[heading style=”subheader”]Frazioni[/heading]
Il Comune di Isola Capo Rizzuto, presenta le seguenti sue frazioni: Le Castella; Località: Marinella, Sant’Anna, Campolongo, Sant’Andrea, Le Cannella, Stumpo

[heading style=”subheader”]Da visitare[/heading]
Oltre all’emblematico castello, è possibile visitare il Santuario della Madonna Greca, la Chiesa di San Marco e il Duomo.

Rino Gaetano

Salvatore Antonio Gaetano, in arte Rino Gaetano nasce a Crotone il 29 Ottobre 1950 e morì a Roma nel 1981. Cantautore Italiano molto popolare negli anni settanta.

[heading style=”subheader”]Storia[/heading]
Nato a Crotone nel 1950, Rino Gaetano a soli dieci anni, seguì i propri genitori che si trasferirono a Roma per lavoro e qui vi passò la sua vita. Dedicatosi sempre alla musica, pubblicò nel 1974 il suo primo album dal titolo Ingresso Libero. Questo non ottenne particolare rilevanza nè dalla critica nè dal ricavo discografico. Nonostante questo si percepì da subito lo stile del Cantautore che introdusse una rivoluzione nel genere musicale degli anni settanta. La sua era una canzone di rabbia e di gioia dettata dalla voglia di lotta contro le ingiustizie del mondo e della Società. Questo concetto di Rino Gaetano venne rappresentato al meglio nel suo 45 Giri “Ma il cielo è sempre più blu” che spopolò in Italia portandolo nel 1978 a partecipare al Festival di San Remo con la canzone “Gianna”. Qui si piazzò terzo alle spalle di Anna Oxa e Matia Bazar. La sua canzone però rimase per diverse settimane in testa alle Hit del momento. Purtroppo la Carriera di Rino Gaetano finì nel 1981 a causa di un tragico incidente stradale avvenuto in via Nomentana.
[heading style=”subheader”]Film[/heading]
Artista completo, Rino Gaetano partecipò nel 1981 nel “Pinocchio” di Carmelo Bene nel ruolo della Volpe.
[heading style=”subheader”]Fiction[/heading]
A Rino Gaetano, verrà dedicata una fiction narrante la sua breve ma intensa e indimenticabile vita. Il Film verrà interpretato dall’attore Claudio Santamaria che verrà associato ad una serie di nomi eccellenti.
[heading style=”subheader”]Discografia[/heading]

  • Ingresso Libero
  • Mio
  • Ingresso libero
  • Mio fratello è figlio unico
  • Aida
  • Nuntereggae più
  • Resta vile maschio, dove vai?
  • E io ci sto
  • Q Concert (con Cocciante e New Perigeo)

[heading style=”subheader”]Il Cielo è Sempre più blu[/heading]
(a cura del Team Vacanze Calabria) Il Cielo è sempre più blu, questa la canzone di Rino Gaetano che a nostro parere interpretra al meglio la sua filosofia di vita che resta sempre attuale nonostante gli anni ormai trascorsi. Una società che detta regole, che impone i propri ritmi e che determina gioia e tristezza di una vita. Ma nonostante tutto il Cielo è sempre più blu…
[heading style=”subheader”]Ringraziamenti[/heading]
Ci teniamo a ringraziare la Sig.ra Gaetano, sorella dell’Artista, per la concessione e la collaborazione, ed invitiamo tutti gli appassionati a visitare il sito ufficiale, magistralmente gestito dai nipoti di Rino.
[heading style=”subheader”]Link Esterni[/heading]

Fuscaldo

La città di Fuscaldo, è adagiata sulla costa tirrenica di Cosenza con una lunga tradizione di arte e cultura. Situato tra Paola di San Francesco e Guardia Piemontese Acquappesa dove sorgono importanti centri termali.
[heading style=”subheader”]Storia[/heading] La città di Fuscaldo ebbe certamente inizio in epoca normanna con la stabilizzazione di nomadi in un unico villaggio stabile. Il Nome di Fuscaldo deriva quasi certamente da Fons Calidus (fonte calda), in riferimento alle sorgenti termali di Guardia Piemontese. Come molti comuni, a suo tempo Feudi, anche Fuscaldo venne controllato da importanti famiglie del ramo nobiliare come i Tarsia, i D’Angiò, i Ruffo di Montalto Uffugo e degli Spinelli. Come detto, Fuscaldo nasconde all’interno delle sue mura il mistero di una storia sconosciuta. Unica certezza è lo stazionamento di Romani, certezza dovuta al ritrovamento di numerose tombe in contrada San Leonardo, Garrafa, San Pietro e Lago, tutte contenenti monete di epoca greco romana.

[heading style=”subheader”]Economia[/heading] La città di Fuscaldo trae il suo principale profitto dal Turismo, rappresentato da mare cristallino, aria pulita e tranquillità. Al suo interno vivono numerose strutture turistiche, come hotel e camping.
[heading style=”subheader”]Da Visitare[/heading] A Fuscaldo, oltre al centro storico dotato di ricchi portali e palazzi molto antichi, vi è il convento dei Padri Passionisti, la casa nativa di Vienna (madre di San Francesco di Paola) e il Castello.
[heading style=”subheader”]Caratteristiche[/heading] Fuscaldo sormonta un’enorme pietra di tufo a circa 350 mt d’altezza e a meno di tre Km dal mare. Spesso veniva utilizzata dagli scalpellini locali per estrarne blocchi da utilizzarsi in campo edilizio.

Roseto Capo Spulico Estate

[heading style=”subheader”]Roseto Capo Spulico[/heading]
è una località balneare situata sul litorale ionico cosentino, quasi al confine tra Calabria e Basilicata, ai piedi del Parco Nazionale del Pollino. Il suo nome, sembra, sia dovuto alla ricchezza di fiori, rigogliosi in tutti i periodi dell’anno.
[heading style=”subheader”]Storia[/heading]
Prima della colonizzazione greca non vi sono notizie certe sull’esistenza del paese. Roseto comunque era una delle 25 città che gravitavano intorno a Sibari. Caduta la Magna Grecia, si trova sotto la dominazione romana. Dapprima il paese situato sul primo colle prospiciente il mare “piano marina”, poi dall’VIII sec. Le incursioni arabe e i mercanti di schiavi, costrinsero la popolazione a spostarsi in località più lontane più distante dal mare, nella attuale “Civita”. Questo secondo paese ebbe il nome di Civitas Rosarum. Rimasto in questa contrada per circa tre secoli, ospitò nel 900 i monaci dell’ordine di San Basilio. Tra questi, S.Vitale, che estirpò la malaria, a quel tempo un flagello e vi fabbricò una cappella sotto il nome di S.Basilio ed una fontana di acqua che fù salutifera per gli ammalati. Il monastero certamente all’epoca edificato lontano dall’abitato è stato il primo insediamento sulla collina dove attualmente si trova il centro storico. Proprio la presenza del monastero sulla cima della collina ha saggiaemtne consigliato agli abitanti di spostarsi in luogo sicuro, lontano dal flagello dei barbari. Già nel 1200 Roseto appare come una città con solide mura, torri e con il tipico castello feudale, residenza del feudatario: il Castrum Roseti.
 
[heading style=”subheader”]La Marina[/heading]
è costituita da una parte centrale abitata tutto l’anno e di un consistente nucleo di abitazioni utilizzato come residenza estiva Costruito con intento prevalentemente difensivo ha assolto alla sua funzione per secoli. Di pianta trapezoidale, il castello è circondato da mura merlate che sul lato sud si aprono in un ampio ingresso con un imponente portale in stile gotico che conserva ancora la rosa crociata, i petali di giglio, il cerchio di Salomone e lo stemma con grifone, emblema del casato Svevo. La struttura presenta possenti torri, una delle quali più alta, merlata e a pianta quadrangolare. All’interno della rocca vi sono un ampio cortile, i resti delle scuderie, magnifici saloni di rappresentanza e spaziose stanze arredate secondo lo stile medioevale. Recenti studi ipotizzano che la torretta centrale del castello di Roseto abbia ospitato, nel periodo compreso tra il 1204 e il 1253, la Sacra Sindone. Recentemente, sottoposto a interventi di restauro, il castello è stato dotato di un piccolo anfiteatro all’aperto, che ospita manifestazioni culturali.
Da Visitare a Roseto Capo Spulico Nel centro storico di Roseto Capo Spulico, si può visitare il “Museo Etnografico”, aperto tutti giorni; una vera perla di ricordi. Roseto C.S., è una cittadina che si affaccia sul Golfo di Taranto, con una splendida costa che si estende per circa 8 km lambita dal mare Jonio. Come molti paese di Calabria l’abitato nei primi anni del ‘900 si è sviluppato vicino al mare e intorno alla stazione ferroviaria, dando origine alla “Marina”, un moderno centro urbano definitivamente sviluppato negli anni ’70. La trasparenza delle acque di Roseto C.S, unite alla bellezza della spiaggia in ciottoli, mantenuta con il costante monitoraggio ambientale è stata premiata dalla “Foundation for Environmentale Education” con la prestigiosa “Bandiera Blu” dal 1990. Museo Etnografico”, aperto tutti giorni; una vera perla di ricordi.
Comune di Roseto Capo Spulico (fonte)

Bronzi di Riace

[heading style=”subheader”]I Bronzi di Riace[/heading]
corrispondono a due statue di bronzo provenienti dalla Grecia di estrema rarità. Risalgono presumibilmente al V secolo a.C e furono rinvenute a Riace, in provincia di Reggio Calabria nel 1972. Attualmente i bronzi di Riace sono conservati presso il museo Nazionale della Magna Grecia sito in Reggio Calabria.
[heading style=”subheader”]Studio sui Bronzi di Riace[/heading]
A seguito del loro ritrovamento, molti furono gli studi che vennero fatti su questi due componenti bronzeii. Secondo alcuni studiosi, le due opere potrebbero provenire da due epoche ben distinte. Una risale infatti al 460 a.c mentre il secondo trent’anni dopo. Per quanto riguarda lo studio artistico, possiamo dire che risulta magnificente la rappresentazione della muscolatura che donano all’osservatore una sensazione di potenza.

[heading style=”subheader”]Personaggi[/heading]
Di fronte all’identità dei personaggi raffigurati nei bronzi di Riace, ci troviamo anche qui di fronte ad un bivio. E’ certo comunque che si tratti di Divinità o di Eroi in quanto il materiale utilizzato, il bronzo, risultava essere molto pregiato e costoso. Inoltre in quel periodo, questa tipologia di opere veniva realizzata per doni verso città che riscontravano in esse luoghi di culto od omaggi verso divinità.
[heading style=”subheader”]Ritrovamento[/heading]
I bronzi vennero ripescati a Riace (Reggio calabria) il 16 Agosto del 1972 dal giovane sub Stefano Mariottiche, immersosi a 300m dalla costa e trovandosi ad una profondità di circa 8m ritrovava casualmente le due sculture. Al sommozzatore infatti, apparve il braccio sinistro di uno dei due corpi, mentre le restanti parti, vennero riportate alla luce dal nucleo di sommozzatori dei carabinieri i quali gonfiarono un grosso pallone allacciato alle statue per riportarle in superficie. A primo impatto, vennero ripulite dalle alghe e dalle incrostazioni formatesi sui bronzi di Riace, mentre per un più accurato restauro, vennero inviate al centro di Restauro in Toscana. Da questo rilievo, apparve subito che il braccio destro della statua B, su cui era attaccato uno scudo, venne saldato in epoca successiva. A seguito di un’ancor più accurata supervisione, vennero ritrovati elementi diversi dal bronzo tra cui argento per i denti e per le ciglia, avorio e calcare per gli occhi, rame per le labbra. Al termine di tale lavoro, le due statue vennero esposte nel 1980 al museo Archeologico di Firenze come omaggio al centro di Restauro. Attualmente le statue vengono conservate ad una temperatura di 21/23 C° con un grado di umidità del 40-50 %.

Parco Nazionale della Sila

La Sila

è un monte sito a nord della Calabria. Data la sua vastità, si estende per oltre 1.700 chilometri quadrati, è conteso nelle provincie di Cosenza, Crotone e Catanzaro. Il suo punto più alto è rappresentato dal monte Botte San Donato (mt. 1928) situato nella Sila Grande e rinomato per gli impianti di risalita e delle quattro piste da sci che costituiscono il Complesso del Cavaliere di Lorica, mentre altri rilievi particolari possono essere trovati nelle divisioni di Sila Greca, Sila Grande e Sila Piccola. Al suo interno è presente uno dei primi parchi nazionali della Calabria il Parco Nazionale della Sila.

[heading style=”subheader”]Storia[/heading]

La Sila venne anticamente popolata dai Bruzi, antico popolo che traeva il suo sostegno dalla pastorizia e dall’agricoltura. A seguito, fu Roma ad interessarsi del territorio Calabrese sfruttandone le sue immense quantità di legname. Con la caduta dell’Impero Romano, i barbiri iniziarono ad invadere la Sila fino all’arivo dei Bizantini che, ristabilito l’ordine, avviarono allevamenti e vasti appezzamenti terrieri dedicati all’Agricoltura. Attorno all’anno 1000, i Normanni si stabilirono nei territori silani fondando diverse monastie e costruendo delle Abazie Cistercensi. In queste costruzioni, si attivarono diverse scuole di pensiero e di produzione che attirarono un ingente quantitativo di abitanti delle zone costiere, fondando il primo grande centro abitato quale è San Giovanni in Fiore. Nel 1448 furono molti Albanesi che, in fuga dalla loro terra, approdarono alle coste Calabresi stabilendosi nel territorio silano fondando la comunità detta Sila Greca. Ancora oggi, molti sono i comuni cui lingua utilizzata risulta essere l’albanese, utilizzandone inoltre costumi e tradizioni tramandate per generazione del tempo. Annessa la Calabria al Regno d’Italia, venne debbellato il Brigantaggio e avviando una politica di evoluzione, vennero costruite molte importanti via di comunicazione come l’attuale Paola – Cosenza ss 107 per volere di Giacomo Mancini nel 1974. Aumentando le vie di comunicazione e rompendo l’isolamento dei paesi Silani, molti paesi diventarono a carattere turistico, sfruttando gli incontaminati boschi. Furono infatti costruiti numerosi alberghi, agriturismi e di recente bed & breakfast molti di questi racchiusi all’interno delVillaggio Palumbo.

Pasquale Galluppi

Pasquale Galluppi nacque nel 1770 da nobile famiglia nel comune di Tropea. Pur vivendo la sua vita lontano dalla politica locale, aderì alla causa liberale appoggiando la riforma costituzionale dello Stato contestando l’intervento di repressione degli Austriaci. Nel 1831 divenne titolare della cattedra di logica e metafisica nell’Università di Napoli. Morì nel 1846.
[heading style=”subheader”]Bibliografia[/heading]
Tra le Sue opere riportiamo

  • Saggio filosofico sulla critica della conoscenza
  • Elementi di Filosofia
  • La filosofia della volontà

[heading style=”subheader”]Filosofia[/heading]

A Galluppi viene riconosciuto il merito di aver introdotto all’interno dell’Italia, la nuova filosofia europea che ebbe maggior rilievo a seguito delle opere edite dal filosofo Kant. Galluppi comincia ad occuparsi dell’ essere ed in particolare del sensismo di Condillac. A seguito però se ne discosta maturando una nuova ideologia di sensismo. Il processo conoscitivo consiste in Galluppi nel distinguere una semplice sensazione da una conoscenza della sensazione, cioè qualcosa di maggioritario più potenziato e riflesso. A tal merito, Galluppi fa distinzione tra la materia del conoscere e la forma del conoscere .

[heading style=”subheader”]Vita[/heading]

Pasquale Galluppi, figlio del barone Vincenzo e di Lucrezia Galluppi (antiche famiglie patrizie della città di Tropea), intraprese i suoi studi di lingua latina, filosofia e matematica presso la scuola dedicata a don Giuseppe Antonio Ruffa. A Napoli, intraprese lo studio di teologia seguendo le lezioni del Prof. Francesco Conforti. A seguito del matrimonio con Barbara d’Aquino, ebbe ben quattordici figli di cui otto maschi e sei femmine. Divenne membro dell’Accademia Sebezia e dell’Accademia Pontaniana di Napoli nonchè quella degli Affatigati di Tropea.

Giuseppe Berto

[heading style=”subheader”]Vita Giuseppe Berto[/heading]

nacque il 27 dicembre del 1914 a Mogliano Veneto (Treviso). Figlio di ex carabiniere che, per amore della moglie, aveva aperto una cappelleria nel paese natale dello scrittore. Primo maschio di cinque figli, fu convittore nel locale collegio dei Salesiani dove anni di studio durissimo segnarono la sua adolescenza. A seguito, si iscrisse alla facoltà di Lettere presso l’Università di Padova. Educato dal padre al rispetto verso le ideologie fasciste, Berto a venti anni lasciò l’Università per arruolarsi e partire volontario in Africa Orientale. Durante questo periodo egli scrisse alcune opere come Il Cielo è Rosso che divenne immediatamente un successo in tutta la penisola italica. Trasferitosi a Roma, si sposò con una ragazza romana, Manuela, dalla quale ebbe una figlia Antonia. Una lunga nevrosi da angoscia, lo perseguitò per quasi un decennio e in quanto periodo scrisse opere come Guerra in camicia nera. Uscito dalla malattia, scrisse la sua più grande opera Il male Oscuro che vinse alcuni premi: il Il premio Viareggio e il premio Campiello. Nel frattempo, contraendo un debito, decise di acquistare un appezzamento terriero nel territorio di Capo Vaticano (prov. di Vibo Valentia), dove, bonificata la sterpaglia, si costruì una villa che lo ospitò per molti anni. Dopo un lungo soggiorno in una clinica di Innsbruck ed una vana convalescenza a Capo Vaticano, Giuseppe Berto si spense a Roma il primo novembre 1978.

 

[heading style=”subheader”]Alcune Opere[/heading]

  • Oh, Serafina scritto nel 1974
  • La passione secondo noi stessi scritto nel 1972
  • Un pò di successo scritto nel 1963
  • Le opere di Dio scritto nel 1948
  • Il brigante scritto nel 1951

[heading style=”subheader”]Il Male Oscuro[/heading]

Il libro edito da Giuseppe Berto con il titolo di Male Oscuro, è un’opera psicanalitica che è diventata oggi una metafora per indicare lo sconosciuto e le diverse problematiche inconsce che affliggono l’uomo. Il male oscuro rappresenta lettura spietata, ma sempre ironica. Il romanzo è un’analisi lucida, non esente da pietà a riguardo di quelle tradizioni cui il giovane Berto tentava di sottrarsi, mentre si puniva per la colpa di non sapersi adeguare.

[heading style=”subheader”]Trama[/heading]

Il protagonista è uno sceneggiatore che in seguito alla morte del padre, a cui rimprovera di non averlo amato, entra in una depressione acuta, che lo porta a terribili forme di isteria somatizzante. Da quel momento il protagonista è assillato dal pensiero del padre morto, per cui, ossessionato dal cancro, inizia a percepire il “male oscuro” che sempre di più lo insidia. Arriverà ad accusare terribili dolori che portarono anche lui in sala operatoria, dove però gli verrà riscontrata un’ottima salute. L’analisi in Berto non si risolve in un semplice schema terapeutico, ma diviene un procedimento di indagine sul male di vivere, come condizione comune che più o meno consapevolmente condiziona tutto il genere umano.

Catamisi

I “catamisi” Nella tradizione popolare calabrese, e sopratutto nelle credenze rurali, il tredici di dicembre riveste una particolare importanza in quanto si inizia il conteggio dei CATAMISI.
Il giorno di S.Lucia, prima della riforma gregoriana del calendario, segnava il giorno più corto dell’anno e perciò in tale giorno si traevano gli auspici del nuovo anno Il termine “Kata” veniva adoperato nella lingua greca anche come locuzione avverbiale per indicare “giù” od anche “sopra” per cui l’intera parola andrebbe a significare “mese giù e sopra Natale”.
I 12 giorni prima di Natale si contano dal giorno di S.Lucia e sono detti “catamisi” significando che ogni giorno dovrebbe riflettere le condizione atmosferiche dei mesi dell’ anno iniziando da Gennaio. In alcune località si distinguono “catamisi” e “catamisicchj” dove i primi auspicano le condizioni atmosferiche dei primi quindici giorni di ciascun mese iniziando sempre da Gennaio, mentre i secondi riflettono le condizioni atmosferiche dei giorni della seconda metà di ciascun mese dell’anno iniziando però la conta a ritroso ripartendo da dicembre ed iniziando da Natale e fino al 5 di gennaio.

Pizzo Calabro Hotel, storia e luoghi da visitare

[heading style=”subheader”]Pizzo Calabro[/heading]

è un comune di 8.602 abitanti, appartenente alla provincia di Vibo Valentia. Il suo territorio, è adagiato su un promontorio chiamato appunto “‘u Pizzu” di fronte al vulcano Stromboli. Nel vecchio abitato, in fondo alla Piazza della Repubblica che è il luogo principale ed è considerata il “salotto” della città, sorge il Castello Murat. I vicoli del centro storico s’intersecano in un dedalo di saliscendi e le case si ergono su una scabra rupe sporgente a guisa di promontorio verso il mare come la prua di una nave. Fu luogo di soggiorno di Cicerone che nominò la sua spiaggia prediletta “La Seggiòla”, meta di riposo di S. Pietro in viaggio per Roma e posto di rifornimento per Ulisse, come riporta Plinio. Subì duri attacchi saraceni che la distrussero completamente e fu abbandonata dai suoi abitanti che cercarono rifugio sulle montagne, allontanandosi dalla costa.Pizzo oggi è una moderna cittadina, luogo di villeggiatura rinomato per le spiagge, caratterizzate da ampi arenili sabbiosi e da suggestive insenature ricche di scogli, per il suo mare limpido e il pittoresco centro storico che sa di Medio Evo.

[heading style=”subheader”]Storia[/heading]

Le origini di Pizzo, risiedono ai tempi dell’antica Grecia e si pensa venne fondata da Napeto che dona infatti il nome ai Suoi abitanti: i napetini (o pizzitani). Pizzo Calabro divenne uno tra i luoghi di soggiorno di Cicerone, meta di riposo di S. Pietro in viaggio per Roma nonché posto di rifornimento per Ulisse, come riporta Plinio. Pizzo, come il resto della costa tirrenica della Calabria, subì incessanti attacchi provenienti dai saraceni che la costrinsero all’abbandono da parte dei suoi abitanti. Importanti tracce storiche sono reperibili nel Castello Aragonese appartenente al XV secolo. Qui, infatti, venne tenuto prigioniero e successivamente condannato a morte Gioacchino Murat, cognato di Napoleone Bonaparte e re di Napoli.

[heading style=”subheader”]Economia[/heading]
Pizzo Calabro, trae il suo sostentamento da

  • Turismo, grazie ai numerosi hotel, villaggi e residence che si riversano sulle spiagge di Pizzo Calabro
  • Pesca grazie al mare cristallino e ai permettenti fondali che ospitano una notevole varietà di fauna marina
  • Prodotti tipici, primo tra tutti il Tartufo di Pizzo Calabro, specialità dolciaria composta da gelato alla nocciola, cioccolato e cacao fuso al suo interno.

[heading style=”subheader”]Da Visitare[/heading]

  • Chi giunge a Pizzo Calabro, non può astenersi dal visitare il castello di prigionia di Gioacchino Murat, attualmente adibito a museo.
  • La piazza attorniata da numerose gelaterie artigianali
  • La Chiesa di PiediGrotta, scavata nel tufo da marinai napoletani al finire del seicento e contenente sculture anch’esse scavate nel tufo