Temperatura: 18 °C
Orario Locale: 12:12 am

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

Donna Canfora di Capo Vaticano, la leggenda dell'eroina di Capo Vaticano

Donna Canfora era una vedova di meravigliosa bellezza e generosità. Non avendo figli amava tenere per sé solo lo stretto necessario donando ai poveri il resto. La sua generosità era conosciuta sino ai confini della Calabria e molti cavalieri raggiungevano Capo Vaticano da ogni luogo pur di chiederla in sposa. Lei declinava puntualmente continuando a fare la vita di sempre.
Un giorno, la governante di Donna Canfora tornò a palazzo con la notizia che al porto era sopraggiunta una nave straniera proveniente dall’oriente e carica di tessuti pregiati di ogni colore e oggetti preziosi di ogni genere e che tutti gli abitanti del luogo erano accorsi suo luogo per ammirare questa copiosità.
Anche Donna Canfora, seppur riluttante, decise di accorrere al porto per ammirare la nave forestiera. Sopraggiunta, la folla l’accolse venerandola lasciandole il passo aperto.
Il capitano della nave le andò incontro con modi gentili e sorridenti, invitandola a salire a bordo. Una volta salita, Donna Canfora si trovò avvolta da ogni meraviglia e cominciò a osservare ogni oggetto uno per uno. Dopo un pò di tempo, il vento le scompigliò i capelli e la donna, alzando lo sguardo notò che la nave si allontanava dalla costa a gran velocità.
Gli abitanti di Capo Vaticano, rimasti sulla riva, cominciarono ad alzare grida furibonde appena scoprirono l’inganno ed alcuni di loro si gettarono in mare tentando invano di raggiungere la nave per liberare Donna Canfora.
Ma la donna era già lontana, prigioniera di quegli stranieri che poi si rivelarono essere terribili Saraceni.
Volse lo sguardo verso il capitano che in modo subdolo l’aveva ingannata e fissandolo negli occhi chiese la grazia di essere liberata un solo istante per salutare un’ultima volta la sua terra.
Salì quindi sulla poppa, gli occhi pieni di amarezza ed i lunghi capelli al vento. Guardò le rocce di Capo Vaticano baciate dal sole, osservò il mare cristallino che accarezzava la costa e vedeva ancora i suoi compaesani che osservavano ancora increduli la nave allontanarsi dalla costa.
Donna Canfora osservò a lungo per dedicare un ultimo lungo abbraccio alla sua terra e poi all’improvviso si getto tra le onde e scomparve.
D’improvviso il mare prese il colore delle sue vesti blu indaco.
 

Corrado Alvaro

[heading style=”subheader”]Corrado Alvaro[/heading]

nacque in Provincia di Reggio Calabria sul versante Jonio nel paesino di San Luca. Figlio di maestro elementare, iniziò i suoi studi a Catanzaro ove rimase sino al 1915 quando partì alla volta del servizio di leva militare nella Prima Guerra Mondiale. Riportando ferite a San Michele del Carso, nel 1916 iniziò la sua collaborazione con il giornale “Resto del Carlino” a Roma e successivamente, in qualità di redattore, si trasferisce a Bologna dove si sposa con Laura Babini.

Nel 1919 diventa collaboratore del Corriere della Sera a Milano e nello stesso anno ottiene la laurea in Lettere presso l’Università di Milano. Negli anni post laurea, collabora con “La Stampa”, diventando corrispondente a Berlino e torna in Italia nel 1931.  Tornato in Calabria per i funerali del padre nel 1943, è costretto alla fuga dall’occupazione tedesca e si rifugia a Chieti sotto falso nome e impartisce lezioni di Inglese privatamente.  Due anni dopo fonda il Sindacato Nazionale degli Scrittore . Nel 1951 vince il premio Strega con “Quasi una vita”. Nel 1954 è colpito da una grave malattia che, nonostante diversi interventi chirurgici, lo porta alla morte nel 1956 a Roma. Recentemente, la Regione Calabria ha acquistato i manoscritti originali dello scrittore donandoli alla Fondazione Corrado Alvaro sita a San Luca.

 
[heading style=”subheader”]Opere[/heading]

  • Polsi nell’arte, nella leggenda, e nella storia
  • Poesie grigioverdi
  • La siepe e l’orto
  • L’uomo del labirinto
  • L’amata alla finestra
  • Vent’anni
  • Gente in Aspromonte
  • L’uomo è forte
  • Incontri d’amore
  • L’età breve
  • Lunga notte di Medea
  • Quasi una vita
  • Il nostro tempo e la speranza
  • Un fatto di cronaca

Tommaso Campanella

Giovan Domenico Campanella (divenuto Tommaso Campanella) nacque a Stilo in Calabria da Geronimo Campanella e Caterina Basile nel 1568. Un decreto ministeriale del 1968 afferma che il Filosofo Tommaso Campanella nacque a Stignano ove è sita la casa natale divenuta patrimonio delle belle arti che solo nel 1811 divenne comune indipendente al tempo appartenente all’attuale Stilo. Cresciuto in una condizione economica disagiata, Tommaso entra nell’Ordine dei Frati Domenicani all’età di tredici anni e accede ai voti all’età di quindici anni e continua i suoi studi a Nicastro e successivamente si specializzò; in Teologia presso Cosenza. Non entusiasta degli dottrine impartite, decide di affrontare un percorso di studi che lo portasse a scoprire la verità.
Pensiero
Il pensiero di Tommaso Campanella riparta dal lascito di Bernardino Telesio e aderisce quindi al naturalismo talesiano. Il principio fondamentale pone la natura come conoscenza dei suoi propri principi che sono: caldo, freddo e materia. Tutti gli esseri sono composti da questi tre elementi quindi, mentre Telesio affermava che anche le pietre possono conoscere, Campanella estremizza questo concetto affermando che, essendo i sassi composti dai 3 principi, allora conoscono.
 
Foto: Mike Arruzza

Tra Santi ed Eremiti

[heading style=”subheader”]GLI EREMITI DI S. BASILIO[/heading]
Con la caduta dell’impero Romano d’Occidente e annessione, sul finire dell’800, della Calabria all’Impero Romano d’Oriente, la Sila fu interessata da un processo di insediamento di monaci calabro-greci, detti “Basiliani” (basileus era il titolo della massima autorità bizantina, derivato da Basileo il Grande – poi santo – che dal 370 fu vescovo metropolita di Cesarea, in Cap­padocia, e fissò le regole del monachesimo greco). Questi monaci, forgiati nel culto di un rigido cristianesimo fatto di ideali ascetici ed eremitici, provenivano dalla Siria, dalla Palestina, dall’Egitto, paesi cioè sconvolti dalle lotte iconoclastiche dell’VIII-IX secolo, dall’invasione Persiana e dai tentativi di occupazione da parte degli Arabi. Nell’isolamento montano di piccole cavità ipogee da loro stessi scavate, essi si ritiravano quindi in meditazione e preghiera. Al romitaggio tuttavia i basiliani accostavano un’intensa attività sociale e divennero così un importante punto di riferimento per le popolazioni locali, proteggendo i contadini dai soprusi dei potenti, istruendo i giovani, curando i malati, mettendo insomma tutta la loro cultura ed esperienza al servizio della gente. Per capire quanto radicata ed importante fosse la presenza dei Basiliani in Sila ed in Calabria, basti pensare che non v’era paese che non avesse una comunità monastica, come del resto testimoniano molti significativi toponimi giunti fino ai giorni nostri (Piano dell’Eremita, Santi Padri, Timpa dell’Eremi­ta, ecc.). Fra i secoli X ed XI, sotto la guida di uomini dalla personalità straordinaria e grazie alle cospicue elargizioni ottenute dai Normanni, i Basi­liani passarono dalla vita trogloditica, nascosta e randagia, a forme collettive organizzate ed autorevoli, costituendo importanti centri monastici dotati di vasti possedimenti terrieri che svolsero un importante ruolo sociale e culturale; come, per esempio, il monastero del Patirion.

[heading style=”subheader”]I SANTI DI BOCCHIGLIERO[/heading]
Il movimento religioso conosciuto come i “Santi di Bocchigliero” nacque intorno al 1870, e fu così denominato perché così erano definiti dal popolo i suoi protagonisti. Capi del movimento erano i massari Matteo Renzo, Gabriele Don­nici e una bambina visionaria, portavoce della Madonna. Inizialmente non si posero contro la chiesa, accettavano infatti il dogma della SS. Trinità e riconoscevano la legittimità dell’ordine costituito, religioso e civile. Progressivamente però l’intransigenza delle loro asserzioni, la pretesa di essere depositari della verità assoluta e – soprattutto – le loro pratiche assai poco ortodosse provocarono una forte reazione. Il rito della “coricata”, ad esempio, aveva lo scopo di indurre l’eccitazione sessuale senza cedervi. In tale prova di resistenza al peccato, gli appartenenti alla setta (in totale promiscuità, senza distinzione d’età, completamente nudi) giacevano assieme senza toccarsi. Pare però che molti bambini nascessero in seguito a questo rito. Segno che, secondo le spiegazioni ufficiali fornite dai capi della congrega, molte adepte venivano visitate dallo “Spirito Santo”. Di diverso parere fu invece l’autorità giudiziaria: il movimento cessò intorno al 1880 e Matteo Ren­zo e Gabriele Donnici furono processati e condannati.

San Francesco di Paola

[heading style=”subheader”]San Francesco di Paola,[/heading]
eremita vissuto tra il 1416 e il 1507, fu fondatore dell’Ordine dei Minimi.

[heading style=”subheader”]Storia[/heading]
Francesco da Paola nacque il 27 Marzo dell’Anno 1416 da Giacomo Alessio e da Vienna di Fuscaldo. La coppia aveva per molti anni atteso un pargolo ma invano, così fecero preghiera a San Francesco d’Assisi e il figlio arrivò e venne chiamato Francesco in onore del Santo. Nei primi anni della vita trascorsa a Paola, Cosenza, a Francesco venne diagnosticato dai medici un ascesso ad un occhio impossibile da guarire, così, la madre, decise di inviare il figlio in un convento francescano per un anno e la malattia svanì.
Trasferitosi nel convento di San Marco Argentano, il piccolo Francesco dimostrò subito i valori del sacrificio, dormendo per terra e trascorrendo lunghi periodi di digiuno e preghiera. A seguito, Francesco decise di recarsi ad Assisi per giungere alla tomba del Suo Santo protettore. Durante il cammino, Egli incontrò un cardinale lussuosamente vestito e, Francesco, lo rimproverò vistosamente. Successivamente egli costruì di proprio pugno una piccola cella per rifugiarsi in preghiera, ma poco dopo, altri frati chiesero ospitalità, facendo così nascere l’ordine dei Frati Minimi che dapprima si chiamavano Eremiti di frate Francesco. Nel 1452 Francesco iniziò la costruzione di una seconda chiesa e di un piccolo convento e in questo periodo, il futuro Santo fece numerosi miracoli tanto da suscitarne l’interesse del papa Paolo II che inviò un prelato a verificare e questo, non poté fare altro che accettarne le reali capacità del Frate. Sfortunatamente, Paolo II morì prima ancora di riconoscere la Comunità di San Francesco che avvenne tre anni più tardi ad opera di Sisto IV.
Francesco morì il 2 Aprile del 1507 a Plessis les Tours e sei anni dopo, Leone X lo proclamò beato, ma nel 1562, gli Ugonotti, ne profanarono la tomba bruciandone il corpo. I pochi resti del Frate vennero divisi in diversi conventi d’Italia, e solo nel 1955 vennero riuniti per essere posati nel Santuario di Paola nella sua Calabria. Pio XII lo nominò protettore della gente di mare italiana.

Rino Gaetano

Salvatore Antonio Gaetano, in arte Rino Gaetano nasce a Crotone il 29 Ottobre 1950 e morì a Roma nel 1981. Cantautore Italiano molto popolare negli anni settanta.

[heading style=”subheader”]Storia[/heading]
Nato a Crotone nel 1950, Rino Gaetano a soli dieci anni, seguì i propri genitori che si trasferirono a Roma per lavoro e qui vi passò la sua vita. Dedicatosi sempre alla musica, pubblicò nel 1974 il suo primo album dal titolo Ingresso Libero. Questo non ottenne particolare rilevanza nè dalla critica nè dal ricavo discografico. Nonostante questo si percepì da subito lo stile del Cantautore che introdusse una rivoluzione nel genere musicale degli anni settanta. La sua era una canzone di rabbia e di gioia dettata dalla voglia di lotta contro le ingiustizie del mondo e della Società. Questo concetto di Rino Gaetano venne rappresentato al meglio nel suo 45 Giri “Ma il cielo è sempre più blu” che spopolò in Italia portandolo nel 1978 a partecipare al Festival di San Remo con la canzone “Gianna”. Qui si piazzò terzo alle spalle di Anna Oxa e Matia Bazar. La sua canzone però rimase per diverse settimane in testa alle Hit del momento. Purtroppo la Carriera di Rino Gaetano finì nel 1981 a causa di un tragico incidente stradale avvenuto in via Nomentana.
[heading style=”subheader”]Film[/heading]
Artista completo, Rino Gaetano partecipò nel 1981 nel “Pinocchio” di Carmelo Bene nel ruolo della Volpe.
[heading style=”subheader”]Fiction[/heading]
A Rino Gaetano, verrà dedicata una fiction narrante la sua breve ma intensa e indimenticabile vita. Il Film verrà interpretato dall’attore Claudio Santamaria che verrà associato ad una serie di nomi eccellenti.
[heading style=”subheader”]Discografia[/heading]

  • Ingresso Libero
  • Mio
  • Ingresso libero
  • Mio fratello è figlio unico
  • Aida
  • Nuntereggae più
  • Resta vile maschio, dove vai?
  • E io ci sto
  • Q Concert (con Cocciante e New Perigeo)

[heading style=”subheader”]Il Cielo è Sempre più blu[/heading]
(a cura del Team Vacanze Calabria) Il Cielo è sempre più blu, questa la canzone di Rino Gaetano che a nostro parere interpretra al meglio la sua filosofia di vita che resta sempre attuale nonostante gli anni ormai trascorsi. Una società che detta regole, che impone i propri ritmi e che determina gioia e tristezza di una vita. Ma nonostante tutto il Cielo è sempre più blu…
[heading style=”subheader”]Ringraziamenti[/heading]
Ci teniamo a ringraziare la Sig.ra Gaetano, sorella dell’Artista, per la concessione e la collaborazione, ed invitiamo tutti gli appassionati a visitare il sito ufficiale, magistralmente gestito dai nipoti di Rino.
[heading style=”subheader”]Link Esterni[/heading]

Pasquale Galluppi

Pasquale Galluppi nacque nel 1770 da nobile famiglia nel comune di Tropea. Pur vivendo la sua vita lontano dalla politica locale, aderì alla causa liberale appoggiando la riforma costituzionale dello Stato contestando l’intervento di repressione degli Austriaci. Nel 1831 divenne titolare della cattedra di logica e metafisica nell’Università di Napoli. Morì nel 1846.
[heading style=”subheader”]Bibliografia[/heading]
Tra le Sue opere riportiamo

  • Saggio filosofico sulla critica della conoscenza
  • Elementi di Filosofia
  • La filosofia della volontà

[heading style=”subheader”]Filosofia[/heading]

A Galluppi viene riconosciuto il merito di aver introdotto all’interno dell’Italia, la nuova filosofia europea che ebbe maggior rilievo a seguito delle opere edite dal filosofo Kant. Galluppi comincia ad occuparsi dell’ essere ed in particolare del sensismo di Condillac. A seguito però se ne discosta maturando una nuova ideologia di sensismo. Il processo conoscitivo consiste in Galluppi nel distinguere una semplice sensazione da una conoscenza della sensazione, cioè qualcosa di maggioritario più potenziato e riflesso. A tal merito, Galluppi fa distinzione tra la materia del conoscere e la forma del conoscere .

[heading style=”subheader”]Vita[/heading]

Pasquale Galluppi, figlio del barone Vincenzo e di Lucrezia Galluppi (antiche famiglie patrizie della città di Tropea), intraprese i suoi studi di lingua latina, filosofia e matematica presso la scuola dedicata a don Giuseppe Antonio Ruffa. A Napoli, intraprese lo studio di teologia seguendo le lezioni del Prof. Francesco Conforti. A seguito del matrimonio con Barbara d’Aquino, ebbe ben quattordici figli di cui otto maschi e sei femmine. Divenne membro dell’Accademia Sebezia e dell’Accademia Pontaniana di Napoli nonchè quella degli Affatigati di Tropea.

Giuseppe Berto

[heading style=”subheader”]Vita Giuseppe Berto[/heading]

nacque il 27 dicembre del 1914 a Mogliano Veneto (Treviso). Figlio di ex carabiniere che, per amore della moglie, aveva aperto una cappelleria nel paese natale dello scrittore. Primo maschio di cinque figli, fu convittore nel locale collegio dei Salesiani dove anni di studio durissimo segnarono la sua adolescenza. A seguito, si iscrisse alla facoltà di Lettere presso l’Università di Padova. Educato dal padre al rispetto verso le ideologie fasciste, Berto a venti anni lasciò l’Università per arruolarsi e partire volontario in Africa Orientale. Durante questo periodo egli scrisse alcune opere come Il Cielo è Rosso che divenne immediatamente un successo in tutta la penisola italica. Trasferitosi a Roma, si sposò con una ragazza romana, Manuela, dalla quale ebbe una figlia Antonia. Una lunga nevrosi da angoscia, lo perseguitò per quasi un decennio e in quanto periodo scrisse opere come Guerra in camicia nera. Uscito dalla malattia, scrisse la sua più grande opera Il male Oscuro che vinse alcuni premi: il Il premio Viareggio e il premio Campiello. Nel frattempo, contraendo un debito, decise di acquistare un appezzamento terriero nel territorio di Capo Vaticano (prov. di Vibo Valentia), dove, bonificata la sterpaglia, si costruì una villa che lo ospitò per molti anni. Dopo un lungo soggiorno in una clinica di Innsbruck ed una vana convalescenza a Capo Vaticano, Giuseppe Berto si spense a Roma il primo novembre 1978.

 

[heading style=”subheader”]Alcune Opere[/heading]

  • Oh, Serafina scritto nel 1974
  • La passione secondo noi stessi scritto nel 1972
  • Un pò di successo scritto nel 1963
  • Le opere di Dio scritto nel 1948
  • Il brigante scritto nel 1951

[heading style=”subheader”]Il Male Oscuro[/heading]

Il libro edito da Giuseppe Berto con il titolo di Male Oscuro, è un’opera psicanalitica che è diventata oggi una metafora per indicare lo sconosciuto e le diverse problematiche inconsce che affliggono l’uomo. Il male oscuro rappresenta lettura spietata, ma sempre ironica. Il romanzo è un’analisi lucida, non esente da pietà a riguardo di quelle tradizioni cui il giovane Berto tentava di sottrarsi, mentre si puniva per la colpa di non sapersi adeguare.

[heading style=”subheader”]Trama[/heading]

Il protagonista è uno sceneggiatore che in seguito alla morte del padre, a cui rimprovera di non averlo amato, entra in una depressione acuta, che lo porta a terribili forme di isteria somatizzante. Da quel momento il protagonista è assillato dal pensiero del padre morto, per cui, ossessionato dal cancro, inizia a percepire il “male oscuro” che sempre di più lo insidia. Arriverà ad accusare terribili dolori che portarono anche lui in sala operatoria, dove però gli verrà riscontrata un’ottima salute. L’analisi in Berto non si risolve in un semplice schema terapeutico, ma diviene un procedimento di indagine sul male di vivere, come condizione comune che più o meno consapevolmente condiziona tutto il genere umano.