Temperatura: 25 °C
Orario Locale: 06:39 pm

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

Musaba Calabria

[heading style=”subheader”]Parco Museo Laboratorio/Santa Barbara Art Foundation[/heading]

Nata nel 1969, l’Associazione “Museo Santa Barbara” viene convertita in “Santa Barbara Art Foundation” nel 1986, come ente  internazionale no profit per la creazione, tutela,  conservazione, diffusione e valorizzazione del patrimonio artistico, architettonico, ambientale, paesaggistico e botanico. Nel Dicembre 2013 la fondazione cambia il proprio nome in “MUSABA – Fondazione Spatari/Maas” o più brevemente “MUSABA”  e aggiorna il precedente statuto.


[heading style=”subheader”]VISITE GUIDATE MUSABA CALABRIA[/heading]

La visita guidata costituisce una vera e propria avventura dentro le ‘meraviglie’ del Parco-Museo, esplorando l’architettura e l’arte ambientale che caratterizzano l’intera area. Natura, arte e architettura si contaminano a vicenda creando un luogo surreale d’intensa ispirazione artistica, che fa da cornice alle bizzarre installazioni scultoree e architettoniche disseminate nel Parco e all’antico complesso monastico “Santa Barbara”, che custodisce al suo interno le opere d’arte visive e la titanica opera “Il Sogno di Giacobbe”, sintesi eccelsa di pittura e architettura.

[heading style=”subheader”]Il tour include:[/heading]

  • visita guidata al Parco Museo,
  • visione filmato sulla storia del MUSABA,
  • incontro con gli artisti fondatori Nik Spatari e Hiske Maas,
  • Spatari racconta la sua opera monumentale “Il Sogno di Giacobbe” e la sua teoria sull’evoluzione della storia dell’arte mediterranea

Sono prenotatili dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 14 – tel .333 2433496 – info@musaba.org

[heading style=”subheader”]Come arrivare[/heading]
AUTO

  • Autostrada del Sole Salerno – Reggio Calabria: uscire a ROSARNO, imboccare la superstrada Jonio-Tirreno in direzione di MARINA GIOIOSA JONICA, uscire allo svincolo MAMMOLA e seguire segnaletica MUSABA.
  • Statale 106 Jonica: Imboccare la Superstrada Jonio-Tirreno, uscire allo svincolo MAMMOLA e seguire segnaletica MUSABA.

TRENO

  • Eurostar: Roma – Rosarno (percorso 5-7 ore) www.ferroviedellostato.it
  • Minibus: Rosarno – Mammola (percorso 20 minuti) www.autolineefederico.it
  • Aeroporti Lamezia Terme o Reggio Calabria
  • Noleggiare autovettura (distanza 90 km)

Foto d'epoca di Reggio Calabria

Attraverso questo percorso, ricostruiremo attraverso l’uso di immagini storiche della città di Reggio Calabria, i momenti che più hanno segnato la storia di questa provincia. Attraverso foto vecchie e cartoline d’epoca quindi, rivedremo gli anni del 1950, 1960, foto inerenti il castello di Reggio calabria, immagini d’epoca che ritraggono la provincia durante e dopo gli anni del terremoto, la ricostruzione di Reggio Calabria, la cittadina prima del terremoto ed alcuni documenti storici.

Gambarie di Santo Stefano d'Aspromonte

Gambarie è una località sciistica del Comune di Santo Stefano in Aspromonte. Ubicata ad un’altezza di 1380 metri sul livello del mare, dispone di seggiovia (la prima costruita nella Regione Calabria) con 2 seggiovie e 2 skilift che consentono la risalita del Monte Scirocco. Nel complessivo, le piste sono indicate a sciatori con sufficiente esperienza dello scii.

Caratteristica fondamentale di questa località è lo scenario che consente di poter sciare ammirando a valle lo stretto di Messina-Reggio Calabria, che da la sensazione di sciare in un luogo marittimo.

10420076_10152746109214545_486268512838353872_n

Recapiti:
Telefono APT: 0965.743061
Gestore: 0965.743061
Scuola Sci: 339.6841551

Mammola

La cittadina è posta sul versante Jonico della Calabria, tra l’Aspromonte e le Serre, al centro tra il mare e la montagna, abitato fin dai tempi della Magna Grecia, le sue origine risalgono al IV – V Sec. a.C..

Rinomato centro d’arte, turistico e gastronomico, ricco di storia e tradizioni, conserva la sua struttura urbanistica medioevale con piccole case una attaccata all’altra, portali in granito, strette viuzze e piccole piazze. Da visitare le Chiese antiche della Matrice, dall’XI Sec. dove sono conservate le reliquie di San Nicodemo A.B. patrono della città, la Chiesa Annunziata del XV Sec., la Chiesa di San Filippo del XVI Sec., la  Grancia Basiliana di San Biagio del X Sec. e i Palazzi gentilizi: Del Pozzo, Spina, Ferrari, De Gregorio, Barillaro, Florimo e Casa Tarantino. Importate da visitare a 2 Km il Parco Museo Santa Barbara Musaba, diretto dall’artista Nik Spatari, che richiama centinaia di artisti di tutte le parti del mondo, numerosi sono le sculture di artisti nel vasto Parco dell’antico Monastero. Inoltre a 10 Km nelle vicinanze della Limina si trova il Santuario di San Nicodemo del Sec.X, luogo dove visse il Santo, il Santuario ricco di storia è abitato da un Monaco ed è meta tutto l’anno di numerosi fedeli e turisti e ricade nel Parco Nazionale dell’Aspromonte. Rinomati sono i prodotti tipici: stocco, ricotta e formaggi caprini, salumi, funghi, la “pizzata” pane di granturco, olio extra vergine d’oliva e altri prodotti, è la gastronomia dove si possono gustare i piatti tipici della cucina mammolese e calabrese, considerata punto di riferimento di molti turisti che soggiornano in Calabria e nella vicina Sicilia. Nel vasto territorio di Mammola sono numerosi i percorsi trekking, che ricadono nel Parco Nazionale dell’Aspromonte e nella catena delle Serre.

Da ricordare: la “Sagra dello Stocco” il 9 agosto, la “Festa del Fungo” l’ultima domenica di ottobre, la Festa della Ricotta Affumicata, la prima domenica di Giugno, le feste in onore di San Nicodemo. Da tempo ormai Mammola e considerata punto di riferimento turistico e gastronomico della popolazione calabrese e da molti turisti che soggiornano in Calabria e nella vicina Sicilia. Da Mammola si raggiungere con rapidi spostamenti con la Strada Grande Comunicazione “Jonio-Tirreno” (Gioiosa-Rosarno) sia la zona Jonica E 90-SS 106 (Km 9) che quella Tirrenica A3 SA-RC (Km 28).
Attrazioni consigliate a Mammola: Centro storico, Chiese, Palazzi, Parco Museo Santa Barbara, Santuario San Nicodemo alla Limina, escursioni trekking nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, Geosito della Miniera Macariace, Mulino del Vecchio ad acqua ancora funzionante, Laghetto Marzanello, Rifugio Montano, Borgo Chiusa, Monte Scifo, Monte Seduto, Monte Sant’Elia.

Locri e Gerace

Locri e Gerace, comuni limitrofi appartenenti alla Provincia di Reggio Calabria. Accomunare in un’unica visita le città di Locri e Gerace è d’obbligo se si considera la loro storia: è certo che grazie alla decadenza di Locri, Gerace ha potuto godere di almeno dieci secoli di splendore, per poi tornare tristemente nell’ombra. Oggi tre distinti insediamenti insistono sul medesimo territorio: la città greca sulla costa; la Gerace medievale una decina di chilometri all’interno; la Locri contemporanea/nuovamente costiera, dal consueto profilo della speculazione fondiaria in un’area sottosviluppata. Ciascuna di esse si è staccata dall’altra; vive di vita o di ricordi propri.

[heading style=”subheader”]Storia di Locri e Gerace[/heading]

Accomunare in un’unica visita le città di Locri e Gerace è d’obbligo se si considera la loro storia: è certo che grazie alla decadenza di Locri, Gerace ha potuto godere di almeno dieci secoli di splendore, per poi tornare tristemente nell’ombra. Oggi tre distinti insediamenti insistono sul medesimo territorio: la città greca sulla costa; la Gerace medievale una decina di chilometri all’interno; la Locri contemporanea/nuovamente costiera, dal consueto profilo della speculazione fondiaria in un’area sottosviluppata. Ciascuna di esse si è staccata dall’altra; vive di vita o di ricordi propri. Ascesa e declino di Locri. Secondo Strabone verso la fine dell’vIII secolo a.C. una colonia di Locresi Ozoli si stanziava in prossimità di Capo Zefiro, l’odierno Capo Bruzzano. In seguito la colonia si sposta di circa 18 chilometri verso nord, ne scaccia la popolazione indigena e si dà una struttura sociale di tipo gentilizio e aristocratico. Stretta fra due potenti vicini, Reggio e Crotone, Locri è indotta ad articolare la sua colonizzazione perpendicolarmente alla stretta penisola calabrese, proiettandosi oltre la dorsale istmica sul versante tirrenico con Hipponion (Vibo Valentia), Medma (Rosarno) e Metauro (Gioia Tauro) e realizzando così una stabile presa di possesso del territorio insieme all’inserimento nei commerci di questa parte del mondo mediterraneo e a elevate espressioni della vita artistica e culturale. Ben presto deve, però, ripiegare su una politica di quieta fedeltà a Siracusa che le consente di estendere la sua area di influenza fino a Squillace. Nel 205 a.C. è sottomessa ai Romani da Scipione. L’organizzazione territoriale innervata da Roma lungo la tirrenica via Annia, sul fianco opposto della penisola bruzia, condanna all’emarginazione politica ed economica le vecchie colonie magnogreche ioniche, che pian piano scompaiono. E anche Locri, fra il VII e l’vIII secolo d.C., si spegne per sempre. Vicende storiche di Gerace. La fine di Locri non è un avvenimento improvviso: cosl, la nascita di Gerace non si può ascrivere, come spesso si è fatto, a un tempo preciso, come trasferimento in massa di Locresi dalle coste divenute ormai insicure. La posizione della rupe di Gerace in rapporto all’insediamento greco rende impensabile una mancata occupazione del sito, che non deve però avere avuto mai carattere di organicità strutturale. Fino alla metà dell’xI secolo la storia di Gerace è comunque avvolta nel più fitto mistero: le scarsissime fonti documentali ricordano a partire dal 787 un kastro o oppidulum di Santa Ciriaca, che solo nel 1067 si trasforma nel greco iérakos, «falchetto» o «sparviero» secondo l’etimo ormai accertato, cioè il rapace delle rupi che compariva in alcune monete locresi e che ancora oggi è stemma civico di Gerace. A questa data la città aveva cessato da un pezzo di essere oppidulum, piccola località fortificata. Una robusta tradizione culturale e architettonica bizantina aveva già fornito esempi di grande rilievo in S. Teodoro (poi Nunziatella, oggi in rovina) e nel S. Giovannello, entrambe almeno del X secolo, e nella cripta della Cattedrale, di datazione ancora più incerta, con volte sostenute da colonne di spoglio d’epoca romana imperiale. I ripetuti attacchi degli Arabi durante tutto il secolo non devono avere, comunque, impedito di portare avanti la costruzione della superba Cattedrale consacrata nel 1045. Nello stesso tempo doveva essersi già articolata un’organizzazione spaziale, perfezionata in epoca normanna e sveva, per quartieri separati e comunicanti, ciascuno dotato delle proprie difese: Borgo (e Piana), Borghetto, Città, Castello. Scarso peso vi ebbe la politica filolatina dei Normanni, se il rito greco vi sarà abolito solo nel 1480 e se alcune realizzazioni ecclesiali di questo periodo, come la splendida S. Maria del Mastro al Borgo, ci parlano di una cultura ben viva e capace di esprimersi al meglio delle sue possibilità. Come centro vescovile e centro amministrativo la città ha svolto sempre una funzione di primo piano nell’organizzazione territoriale della fascia ionica meridionale, anche in ciò raccogliendo l’eredità di Locri: tuttavia dal periodo angioino fino all’abolizione della feudalità (1806) fu sempre sottoposta a feudatari (prima come contea e dal 1609 come principato): i Caracciolo, i Consalvo de Aragona, i genovesi Grimaldi e altri minori. Il passaggio dal vecchio organismo medievale a quello oggi riconoscibile avviene di certo nel corso del Cinquecento, quando la popolazione aumenta considerevolmente. Infatti per Consalvo, futuro viceré di Napoli, il feudo era stato ampliato a comprendere quello di Terranova, gravitante sul Tirreno con Gioia e Polfstena. Cospicui ne furono i vantaggi in termini produttivi e commerciali, oltre che nel miglioramento dell’assetto istituzionale: si rinnova e migliora l’edilizia privata, si edificano e ristrutturano luoghi di culto, si interviene sulle fortificazioni e sulla viabilità, si fornisce cioè di volto moderno un organismo antico grazie anche all’esperienza del ricco artigianato locale che riesce a esprimere personalità artistiche di rilievo. Ma la forma urbana rimane dopo quel periodo bloccata nei cinque episodi insediativi in cui si articola ancora oggi. E la sua consistenza demografica ha un notevole calo – anche per effetto di carestie e terremoti – da cui riemergerà solo nel primo quarto dell’Ottocento. Ciò non è dovuto alla progressiva perdita di ruolo sul territorio, ma all’irreversibile emarginazione sociale ed economica cui il territorio medesimo veniva condannato, senza più alcun confronto con la cultura orientale che l’aveva modellato. Intanto si innescava nella Calabria Jonica un processo di riorganizzazione territoriale complessiva: la discesa verso le pianure costiere. Il nuovo abitato, col nome di Gerace Marina, cresce abbastanza in fretta soprattutto dopo l’inaugurazione della ferrovia jonica (1871): nel 1879 vi viene trasferita la sede degli uffici del Comune e del circondario. E nel 1905 si costituisce in Comune autonomo distaccando il suo territorio da quello di Gerace Superiore. Nel 1934 il nuovo abitato riprende il nome di Locri e nel 1941 il vecchio sulla rupe ripristina la semplice denominazione di Gerace. Infine, nel giugno 1954 si trasferisce a Locri anche il Vescovado, assestando l’ultimo duro colpo alla decadenza della città medievale.

Bronzi di Riace

[heading style=”subheader”]I Bronzi di Riace[/heading]
corrispondono a due statue di bronzo provenienti dalla Grecia di estrema rarità. Risalgono presumibilmente al V secolo a.C e furono rinvenute a Riace, in provincia di Reggio Calabria nel 1972. Attualmente i bronzi di Riace sono conservati presso il museo Nazionale della Magna Grecia sito in Reggio Calabria.
[heading style=”subheader”]Studio sui Bronzi di Riace[/heading]
A seguito del loro ritrovamento, molti furono gli studi che vennero fatti su questi due componenti bronzeii. Secondo alcuni studiosi, le due opere potrebbero provenire da due epoche ben distinte. Una risale infatti al 460 a.c mentre il secondo trent’anni dopo. Per quanto riguarda lo studio artistico, possiamo dire che risulta magnificente la rappresentazione della muscolatura che donano all’osservatore una sensazione di potenza.

[heading style=”subheader”]Personaggi[/heading]
Di fronte all’identità dei personaggi raffigurati nei bronzi di Riace, ci troviamo anche qui di fronte ad un bivio. E’ certo comunque che si tratti di Divinità o di Eroi in quanto il materiale utilizzato, il bronzo, risultava essere molto pregiato e costoso. Inoltre in quel periodo, questa tipologia di opere veniva realizzata per doni verso città che riscontravano in esse luoghi di culto od omaggi verso divinità.
[heading style=”subheader”]Ritrovamento[/heading]
I bronzi vennero ripescati a Riace (Reggio calabria) il 16 Agosto del 1972 dal giovane sub Stefano Mariottiche, immersosi a 300m dalla costa e trovandosi ad una profondità di circa 8m ritrovava casualmente le due sculture. Al sommozzatore infatti, apparve il braccio sinistro di uno dei due corpi, mentre le restanti parti, vennero riportate alla luce dal nucleo di sommozzatori dei carabinieri i quali gonfiarono un grosso pallone allacciato alle statue per riportarle in superficie. A primo impatto, vennero ripulite dalle alghe e dalle incrostazioni formatesi sui bronzi di Riace, mentre per un più accurato restauro, vennero inviate al centro di Restauro in Toscana. Da questo rilievo, apparve subito che il braccio destro della statua B, su cui era attaccato uno scudo, venne saldato in epoca successiva. A seguito di un’ancor più accurata supervisione, vennero ritrovati elementi diversi dal bronzo tra cui argento per i denti e per le ciglia, avorio e calcare per gli occhi, rame per le labbra. Al termine di tale lavoro, le due statue vennero esposte nel 1980 al museo Archeologico di Firenze come omaggio al centro di Restauro. Attualmente le statue vengono conservate ad una temperatura di 21/23 C° con un grado di umidità del 40-50 %.