Temperatura: 18 °C
Orario Locale: 09:31 pm

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

Mulino ad Acqua funzionante Loiacono

Risalente al 1750 circa ed ubicato nel comune di Drapia (VV) a breve distanza da Tropea e Capo Vaticano, sorge il Mulino ad  Acqua Loiacono. Riportato alla luce dopo anni di inattività si tratta del mulino più a Monte del vallone Riaci e grazie all’azione dell’acqua le sue funzionalità sono ad oggi perfettamente ammirabili.
Scavato nella Pietra e caratterizzato da una copertura di volta a botte in conci di pietra disposti a coltello, il mulino si differenzia dagli altri per la saetta a forma di tronco conico. Antistante il locale molitura è presente è presente un secondo vano nel quale sostava il mulo utilizzato quale mezzo di trasporto per i cereali da cui veniva ricavata la farina.

COME ARRIVARE AL MULINO DI DRAPIA LOIACONO

Il Mulino Loiacono è raggiungibile sulla strada SP 18 a circa 3 km da Tropea e 10 km da Capo Vaticano in Provincia di Vibo Valentia in Calabria.


 

FUNZIONAMENTO DEL MULINO LOIACONO

L’acqua del Torrente viene incanalata attraverso un canale naturale e dirotta nella saetta alta circa 12 metri dopo essere stata filtrata da detriti e sabbia per mezzo di una graticola in ferro. . Precipitando, l’acqua riesce ad azionare il movimento della ruota costituita da pale in legno e collegata ad una ruota in granito che con il suo moto rotativo macina i cereali per la produzione di farina. La forma ad imbuto della saetta consente di amplificare la potenza dell’acqua aumentando la forza generata sulla macina.

 
 
 
Indirizzo: SP 18 – Comune di Drapia
Contatti: e-mail mulinoloiacono@gmail.com
Facebook: Mulino Drapia Loiacono
Tel: 340 823 8163

Ricetta pasta stroncatura calabrese

[heading style=”subheader”]Origini[/heading]
Molti dei prodotti calabresi, ormai famosi in tutto il mondo, derivano dalla fantasia che la miseria, in tempi non lontani, apportava alle famiglie calabresi per sfamarsi cercando di riutilizzare tutto ciò che i Coloni terrieri non pretendevano dagli agricoltori. Ne è un eccellente esempio l’Nduja o la Stroncatura Calabrese della quale vi parliamo oggi.

La Pasta Stroncatura veniva venduta esclusivamente nella piana di Gioia Tauro ed era realizzata utilizzando le “scopature” dei magazzini ovvero raccogliendo a terra i residui di farina e crusca che cadevano dalla molitura del grano. Aveva un colore notoriamente scuro ed era utilizzata come alimento per suini ed ovini a prezzi ovviamente bassissimi.

Quando la miseria incombeva sulle famiglie, la stessa veniva mangiata cercando di attenuare il sapore spesso acidulo con acciughe e salse piccanti.

[heading style=”subheader”]La Stroncatura Oggi[/heading]
Oggi l’utilizzo della pasta Stroncatura è ancora vivo ed ovviamente apportando i dovuti riguardi sanitari. Il colore scuro è dato dall’uso di farine integrali e la sua porosità è data da una grossolana tritatura della farina.
[heading style=”subheader”]Ricetta[/heading]
Nel corso degli anni si è raffinata anche sa sua ricetta che vi mostriamo (per 4 persone):
Ingredienti

  • 400 gr di Pasta Stroncatura Calabrese
  • Alici sott’olio (meglio con olio al peperoncino)
  • Mollica di pane
  • 1 spicchio d’aglio
  • Olive nere
  • Sale e Peperoncino

Ricetta
Occorre anzitutto rosolare la mollica di pane in un pentolino con pochissimo olio e quando raggiunto l’imbiondire mettere da parte.
Fare quindi imbiondire l’aglio con olio e acciughe e mescolare fin quando le alici non saranno sciolte e aggiungere quindi le olive nere.
Aggiungere quindi poco sale considerando quello già presente nelle acciughe e del peperoncino rosso a pezzettoni.
Cuocere la Pasta Stroncatura in acqua salata e raggiunta la cottura saltare nella padella unendo la mollica e il sugo di alici.
Servire con una leggere spolverata di pan grattato nei piatti.
 
[heading style=”subheader”]Dove Acquistare[/heading]
La Pasta Stroncatura è di difficile reperimento in zone extra – regionali ma, con l’aiuto della rete potete acquistare in questi store online.
http://stores.ebay.it/deliziedicalabria/

Piante della Calabria

Flora: la piante tipiche della macchia mediterranea calabrese.
Di seguito una raccolta delle più importanti piante che compongono la flora della macchia mediterranea calabrese. Il progetto è stato realizzato a cura dell’Istituto Comprensivo – Scuola Secondaria di 1° grado

Particolare ringraziamento al prof. Maccarone e al Preside Pontoriero.
Fonti d’inspirazione dell’opera
D. Burnie
Fiori spontanei del mediterraneo
Fabbri Ed.
Aichele
Che fiore è ?
Sonzogno
P. A. Carè
Vocabolario dei dialetti del Poro
Lambda Ed.
G. Rohlfs
Dizionario dialettale delle tre Calabrie
Il Quotidiano
M. T. Della Beffa
Fiori di campo
De Agostini
D. Lo Bruno
Documentazione personale
F. S. Maccarone
V. Cugliari
Documentazione personale
Hanno operato gli alunni della Classe 1A della Scuola Secondaria di 1° grado di Ricadi S. Giuliano; R. Gurzì; M. Iannello; P. Lasorba; S. Marturano; D. Nazionale; P. Paglianiti; S. Paluci; A. Pantano; C. Paparatto; S. Pilè; G. Pontoriero; M. Rizzo; T. Rizzo; N. Rossi; M. Schiariti; V. Seva; M. Soriano; S. Stillitano; G. Tavella
Progetto, organizzazione e realizzazione dei docenti della Classe Prima A della Scuola Secondaria di 1° grado di RICADI:
A. Bisogni; T. Bisogni; M. Crispo; G. Crudo; M. Legato; F. Maccarone; C. Mobrici; S. Ortelio; I. Pontoriero; R. Pugliese; R. Rombolà; C. Sorrenti.
Il Dirigente Scolastico : Prof. Antonio Pontoriero
Fotografia, elaborazione al computer di : F. Maccarone
Hanno collaborato in laboratorio : C. Cocciolo; S. Gerace; D. Marturano; F. Marcianò

Festa del Vino D.O.C. – Donnici

Nel mese di ottobre, quando il vino è ancora novello, ogni anno a Donnici , si svolge la consueta e tanto attesa festa del Vino D.O.C..
La festa ha la durata di un intero fine settimana, durante il quale il paese intero si veste a festa, ogni angolo delle strade del centro storico del paesino è occupato da stand enogastronomici sui quali si trovano tantissime specialità calabresi, dai salami ai formaggi, dai maccheroni alle patate m’bacchiuse, dalla carne d’agnello arrosto alle caldarroste, per non parlare poi della degustazione di tanto, ottimo, vino.
Oltre agli stand naturalmente non mancano i vari gruppi musicali che vanno dal folcloristico alla musica leggera adeguatamente dislocati per tutto il paesino.
In conclusione, sicuramente, questo evento è da tenere in considerazione per un fine settimana all’insegna del divertimento e del buon cibo, sia che si voglia vivere con gli amici che con la famiglia.

Giochi Antichi

Di Seguito riportiamo alcuni tra i più famosi giochi antichi calabresi di un tempo dove il divertimento dipendeva esclusivamente dalla fantasia e intraprendenza dei bambini che nulla avevano fuorché la voglia di fare.
Gallinella zoppa zoppa
In assenza di televisione, i nonni, intrattenevano i propri nipoti con questo gioco che consisteva nel porre entrambe le mani dei giocatori un un piano e a turno veniva chiamato un numero dal 21 al 29 e cominciando da un dito a caso, si faceva una sorta di Conta Filastrocca che recitava così:

Callinella zoppa zoppa
quantu pinni ti ‘ndi ntocca
 
tindi ‘ntocca vintiquattru
 
unu, dui, tri e quattru.
 

Al termine veniva escluso il dito sul quale la conta era terminato e così sino al vincitore che ovviamente risultava l’ultimo dito rimasto sul piano.
U Surici e a Mazza
Questo gioco veniva praticato dai ragazzi e consisteva in un bastoncino di legno con lunghezza di circa 50-60 cm che veniva detto ” a mazza” e di un altro pezzo di legno con lunghezza di circa 15 cm che presentava nelle due estremità una sottigliatura con forma a punta e questo veniva detto “u surici”. Il gioco avveniva in strada o nei grandi spazi aperti e iniziava disegnando per terra un cerchio di partenza del legno. A turno, un giocatore doveva dare un colpo con la mazza al legno posto nel cerchio e una volta sobbalzato, colpirlo tentando di farlo andare il più lontano possibile. Il  giocatore avversario, doveva raggiungere il legno e cercare di rilanciarlo dentro il cerchio di partenza disturbato dal lanciatore che poteva nuovamente ribattere.
A Battimuru
Il gioco consisteva nel far battere le monete contro un muro cercando di farle cadere il più vicino possibile alla base del muro stesso. Chi si avvicinava di più vinciva tutte le monete in terra.
Gioco della Settimana
Dopo aver disegnato in terra un grande rettangolo contenente 8 quadrati numerati dall’uno all’otto ed iniziando dalla parte destra, ciascun partecipante si procurava una pezzo di piastrella e dopo la conta, iniziava il gioco. Veniva tirato il sasso nella casella numero uno e saltellando su una gamba, bisognava recuperarlo e lanciarlo nella casella successiva per poi ripetere l’operazione sino all’ultima casella. Vinceva chi riusciva a restare il maggior tempo possibile in piedi o chi non gettava il sasso fuori dalle caselle.
I vivi e i morti
I partecipanti si procuravano pezzi di piastrelle che venivano poste in senso verticale. Ciascuna piastrella rappresentava un giocatore, e la sua posizione verticale rappresentava l’essere in vita. Attribuita ciascuna piastrella ad un giocatore, a turno i singoli partecipanti, da una distanza di 10 metri, dovevano colpire le piastrelle con un sassolino cercando di farli cadere e quindi di eliminare il resto dei giocatori. Vinceva chi buttava tutti gli avversari.

Mestieri Antichi

Pubblichiamo una recensione  di mestieri antichi Calabresi e di artigianato della Calabria:
U Capillaru
Era colui che, con una cesta legata a tracolla contenente rocchetti, forbici e tutto quanto serviva alle donne di casa. In cambio di Questi oggetti riceveva ciocche di Capelli che le donne conservavano a gomitolo.
U Coddararu
Era una persona che come arnese da lavoro, collocava un tubo lungo circa un metro che sotterrava orizzontalmente e da un’estremità disponeva una manovella mediante il quale faceva girare una ventola che trasmetteva aria alla parte opposta dove, attorniate da pietre, vi erano le braci che venivano rese vive da questa corrente di aria. Su queste, venivano poggiate gli stagnaturi per farlo infuocare in modo da poter saldare i vari oggetti di alluminio.
Affilaforfici
Girovagava su di una bicicletta e si fermava ad ogni richiesta di chi avesse un oggetto da affilare facendo girare con un piede la mola che al contatto con l’arnese, produceva scintille. Diventato infuocato, l’oggetto veniva immerso in una ciotola d’acqua per raffreddarsi.
U Seggiaru
Con questo termine veniva identificato colui che “mpagghiava” e cioè rivestiva delle sedie utilizzando un’erba palustre detta vuda. La loro opera consisteva nell’intrecciare  quest’erba dopo aver eliminato quella vecchia.

Catamisi

I “catamisi” Nella tradizione popolare calabrese, e sopratutto nelle credenze rurali, il tredici di dicembre riveste una particolare importanza in quanto si inizia il conteggio dei CATAMISI.
Il giorno di S.Lucia, prima della riforma gregoriana del calendario, segnava il giorno più corto dell’anno e perciò in tale giorno si traevano gli auspici del nuovo anno Il termine “Kata” veniva adoperato nella lingua greca anche come locuzione avverbiale per indicare “giù” od anche “sopra” per cui l’intera parola andrebbe a significare “mese giù e sopra Natale”.
I 12 giorni prima di Natale si contano dal giorno di S.Lucia e sono detti “catamisi” significando che ogni giorno dovrebbe riflettere le condizione atmosferiche dei mesi dell’ anno iniziando da Gennaio. In alcune località si distinguono “catamisi” e “catamisicchj” dove i primi auspicano le condizioni atmosferiche dei primi quindici giorni di ciascun mese iniziando sempre da Gennaio, mentre i secondi riflettono le condizioni atmosferiche dei giorni della seconda metà di ciascun mese dell’anno iniziando però la conta a ritroso ripartendo da dicembre ed iniziando da Natale e fino al 5 di gennaio.