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Giganti della Sila

Nell’immensa foresta primigenia che anticamente ricopriva tutto il territorio della Sila, ricoperta da numerosi alberi e piante cominciarono assai presto a far manomissioni i coloni Greci e soprattutto i Romani, mossi dalle ingenti risorse industriali che intravedevano in quella rigogliosa vegetazione: un enorme approvvigionamento a cielo aperto di resine, pece, combustibile, legnami per cantieri navali e costruzioni militari e civili.

Lo scempio proseguì per tutto il medioevo, fino ai giorni nostri, con gli ultimi indiscriminati diboscamenti del Gariglione durante gli anni ’30 e nel secondo dopoguerra. Nonostante questa storica attività di depredamento di una delle aree boschive più importanti dell’intero bacino Mediterraneo, sono tuttavia ancora visibili, qua e là, eccezionali esempi di gigantesche e spettacolari piante plurisecolari, se non addirittura millenarie. In Sila Greca, per esempio, nel bosco di Gallopane, tra Lon­gobucco ed il lago Cecita (variante itinerario n° 8), all’interno di una giovane faggeta si ergono numerosi esemplari di pino gigante, alcuni dei quali alti fino a 40 metri e con un diametro alla base di oltre 2 metri. Censita e protetta dal WWF, l’area boschiva dei castagni secolari di Cozzo del Pesco si presenta come un eccezionale monumento della natura.

Alcuni alberi hanno la circonferenza di oltre 9 metri, con la base completamente cava, tanto che una persona vi può stare dentro in piedi, altri si sdoppiano formando strutture gemellate e simmetriche o si dispiegano in orizzontale con forme tozze e contorte. In C.da Leuca infine, si trova la seconda quercia d’Italia per età e dimensioni, vecchia di 600 anni. Senza contare i numerosi esemplari secolari di ulivo greco disseminati un po’ ovunque nella campagna ros­sanese.