Temperatura: 24 °C
Orario Locale: 11:44 pm

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

Piante della Calabria

Flora: la piante tipiche della macchia mediterranea calabrese.
Di seguito una raccolta delle più importanti piante che compongono la flora della macchia mediterranea calabrese. Il progetto è stato realizzato a cura dell’Istituto Comprensivo – Scuola Secondaria di 1° grado

Particolare ringraziamento al prof. Maccarone e al Preside Pontoriero.
Fonti d’inspirazione dell’opera
D. Burnie
Fiori spontanei del mediterraneo
Fabbri Ed.
Aichele
Che fiore è ?
Sonzogno
P. A. Carè
Vocabolario dei dialetti del Poro
Lambda Ed.
G. Rohlfs
Dizionario dialettale delle tre Calabrie
Il Quotidiano
M. T. Della Beffa
Fiori di campo
De Agostini
D. Lo Bruno
Documentazione personale
F. S. Maccarone
V. Cugliari
Documentazione personale
Hanno operato gli alunni della Classe 1A della Scuola Secondaria di 1° grado di Ricadi S. Giuliano; R. Gurzì; M. Iannello; P. Lasorba; S. Marturano; D. Nazionale; P. Paglianiti; S. Paluci; A. Pantano; C. Paparatto; S. Pilè; G. Pontoriero; M. Rizzo; T. Rizzo; N. Rossi; M. Schiariti; V. Seva; M. Soriano; S. Stillitano; G. Tavella
Progetto, organizzazione e realizzazione dei docenti della Classe Prima A della Scuola Secondaria di 1° grado di RICADI:
A. Bisogni; T. Bisogni; M. Crispo; G. Crudo; M. Legato; F. Maccarone; C. Mobrici; S. Ortelio; I. Pontoriero; R. Pugliese; R. Rombolà; C. Sorrenti.
Il Dirigente Scolastico : Prof. Antonio Pontoriero
Fotografia, elaborazione al computer di : F. Maccarone
Hanno collaborato in laboratorio : C. Cocciolo; S. Gerace; D. Marturano; F. Marcianò

Origine ed etimologia Italia

Ormai da secoli il nome Italia viene utilizzato per indicare la penisola dell’Europa meridionale, ma pochi sanno che il significato e l’etimologia della parola Italia nasce dalla Calabria.
L’intiera terra fra i due golfi di mari,
il Nepetinico [S. Eufemia] e lo Scilletinico [Squillace],
fu ridotta sotto il potere di un uomo buono e saggio,
che convinse i vicini, gli uni con le parole, gli altri con la forza.
Questo uomo si chiamò Italo che denominò per primo
questa terra Italia. E quando Italo si fu impadronito
di questa terra dell’istmo, ed aveva molte genti
che gli erano sottomesse, subito pretese anche i territori confinanti
e pose sotto la sua dominazione molte città.

[Antioco di Siracusa, V secolo a.C.]
Il nome Italia ha origine nell’attuale Catanzaro (anticamente Bruttium ) e, con questo nome si andava ad indicare una popolazione guidata da re Italo ( etimologia italòi = tori). I Greci, che colonizzarono questi territori, chiamavano appunto questa zona Italia ad indicare una massiccia presenza di pascoli. Ciò avvenne in quanto lo stesso re Italo riusci a convertire la popolazione nomade degli Bruzi in gente dedita al pascolo e alla coltivazione
Successivamente, nel V secolo A.C si arrivò a chiamare Italia l’intera regione Calabrese e nel 49 A.C l’intera parte meridionale dell’attuale nazione e in seguito, i Romani, estesero il nome all’ intera Penisola.

Museo delle Icone e della Tradizione Bizantina

Il Museo delle Icone e della Tradizione Bizantina di Frascineto, centro di eccellenza della cultura bizantina in Calabria, a distanza di pochi mesi dalla sua istituzione, è divenuto meta indiscussa e apprezzata di italiani e stranieri nonché elemento di ammirazione per i cultori e gli appassionati del settore.
Il Museo è stato realizzato dopo una attenta analisi del contesto italo-albanese di tradizione bizantina, elaborata dall’Amministrazione Comunale guidata dall’ing. Domenico Braile che ha reso fruibile la straordinaria collezione di icone del XVII-XX secolo, di arredi liturgici e medaglie, dell’Archimandrita P.Paolo Lombardo nonché la raccolta del prof. Gaetano Passarelli, della dr.ssa Lucilla Del Guercio, del sig. Manolis Anghelakis, dell’ing. Mario Tazzi e del sig. Antonio Panaiotis Ferrari.
La sua realizzazione è stata curata dal prof. Gaetano Passarelli, esperto di iconografia e docente di storia e civiltà bizantina, con la preziosa collaborazione, per l’arredo espositivo, dell’arch. Carlo Forace, e per l’allestimento, di uno staff. internazionale di esperti di iconografia, paramenti liturgici e medaglie.
IL progetto espositivo è stato configurato sull’intero tessuto urbano e, per la prima volta, va ad interpretare e interagire con i luoghi di culto di tradizione bizantina presenti sul territorio.
All’interno del Museo, gli spazi disponibili sono stati adeguati alle esigenze di rappresentazione dei diversi temi trattati dal percorso museale organizzati in sezioni diverse di carattere propedeutico e didascalico che ci consentono, con l’ausilio di supporti multimediali, di arricchire le conoscenze dell’antica arte dell’iconografia espressa in tutto il suo splendore, attraverso una suggestiva panoramica del ricco patrimonio iconografico, teologico e liturgico di alto valore culturale.
Si tratta quindi di un’esposizione complessa ed affascinante dedicata ad un rapporto stretto e di confronto tra la creazione artistica e lo spazio sacro che viene indubbiamente valorizzato nella sua totalità, esaltandone la forza espressiva dei contenuti.
[heading style=”subheader”]Autore[/heading]

Angelo Castellano
[heading style=”subheader”]Recapiti[/heading]
MUSEO DELLE ICONE E DELLA TRADIZIONE BIZANTINA
COMUNE DI FRASCINETO (CS) Piazza Albania
TEL: 0981/32688 FAX: 0981/32488
EMAIL: museodelleicone@bibliotecafrascineto.191.it
WEB: www.comune.frascineto.cs.it/italiano/museoicone/index.php

Tra Santi ed Eremiti

[heading style=”subheader”]GLI EREMITI DI S. BASILIO[/heading]
Con la caduta dell’impero Romano d’Occidente e annessione, sul finire dell’800, della Calabria all’Impero Romano d’Oriente, la Sila fu interessata da un processo di insediamento di monaci calabro-greci, detti “Basiliani” (basileus era il titolo della massima autorità bizantina, derivato da Basileo il Grande – poi santo – che dal 370 fu vescovo metropolita di Cesarea, in Cap­padocia, e fissò le regole del monachesimo greco). Questi monaci, forgiati nel culto di un rigido cristianesimo fatto di ideali ascetici ed eremitici, provenivano dalla Siria, dalla Palestina, dall’Egitto, paesi cioè sconvolti dalle lotte iconoclastiche dell’VIII-IX secolo, dall’invasione Persiana e dai tentativi di occupazione da parte degli Arabi. Nell’isolamento montano di piccole cavità ipogee da loro stessi scavate, essi si ritiravano quindi in meditazione e preghiera. Al romitaggio tuttavia i basiliani accostavano un’intensa attività sociale e divennero così un importante punto di riferimento per le popolazioni locali, proteggendo i contadini dai soprusi dei potenti, istruendo i giovani, curando i malati, mettendo insomma tutta la loro cultura ed esperienza al servizio della gente. Per capire quanto radicata ed importante fosse la presenza dei Basiliani in Sila ed in Calabria, basti pensare che non v’era paese che non avesse una comunità monastica, come del resto testimoniano molti significativi toponimi giunti fino ai giorni nostri (Piano dell’Eremita, Santi Padri, Timpa dell’Eremi­ta, ecc.). Fra i secoli X ed XI, sotto la guida di uomini dalla personalità straordinaria e grazie alle cospicue elargizioni ottenute dai Normanni, i Basi­liani passarono dalla vita trogloditica, nascosta e randagia, a forme collettive organizzate ed autorevoli, costituendo importanti centri monastici dotati di vasti possedimenti terrieri che svolsero un importante ruolo sociale e culturale; come, per esempio, il monastero del Patirion.

[heading style=”subheader”]I SANTI DI BOCCHIGLIERO[/heading]
Il movimento religioso conosciuto come i “Santi di Bocchigliero” nacque intorno al 1870, e fu così denominato perché così erano definiti dal popolo i suoi protagonisti. Capi del movimento erano i massari Matteo Renzo, Gabriele Don­nici e una bambina visionaria, portavoce della Madonna. Inizialmente non si posero contro la chiesa, accettavano infatti il dogma della SS. Trinità e riconoscevano la legittimità dell’ordine costituito, religioso e civile. Progressivamente però l’intransigenza delle loro asserzioni, la pretesa di essere depositari della verità assoluta e – soprattutto – le loro pratiche assai poco ortodosse provocarono una forte reazione. Il rito della “coricata”, ad esempio, aveva lo scopo di indurre l’eccitazione sessuale senza cedervi. In tale prova di resistenza al peccato, gli appartenenti alla setta (in totale promiscuità, senza distinzione d’età, completamente nudi) giacevano assieme senza toccarsi. Pare però che molti bambini nascessero in seguito a questo rito. Segno che, secondo le spiegazioni ufficiali fornite dai capi della congrega, molte adepte venivano visitate dallo “Spirito Santo”. Di diverso parere fu invece l’autorità giudiziaria: il movimento cessò intorno al 1880 e Matteo Ren­zo e Gabriele Donnici furono processati e condannati.

Geologia della Calabria

[heading style=”subheader”]CENNI SULLA COSTITUZIONE GEOLOGICA DELLA CALABRIA[/heading]

La Calabria, per la natura geologica che la costituisce, è una delle regioni italiane maggiormente devastate da imponenti fenomeni franosi che spesso assumono carattere catastrofico. Prima di parlare delle frane e del grado generale di dissesto della regione calabrese è bene dare una panoramica circa la sua costituzione geologica strutturale e ambientale.

Formazioni ignee Le formazioni ignee, definite genericamente dalle carte geologiche ufficiali come “granito delle serre e della Sila” o come “granito anfibolo”, sono in effetti rappresentate da svariati tipi di rocce intrusive che vanno dal granito alla quarzidiorite e alla diorite con passaggio a tipi di quarzo-nonsonitici e monsonitici; a queste rocce sono spesso strettamente associate delle formazioni filoniane porfiriche anch’esse di svariatissima natura e delle intrusioni pegmatitiche talvolta di notevolissima potenza ed estensione. Tutte queste formazioni ignee costituiscono gran parte della zona orientale del massiccio della Sila, la dorsale delle Serre ed il promontorio del Monte Poro da Tropea a Nicotera.

Formazioni metamorfiche Le formazioni metamorfiche costituite prevalentemente da rocce sciolte e comprendenti una ricca serie di gneiss, micascisti e filladi sono principalmente sviluppate in corrispondenza del versante tirrenico dove formano la parte occidentale della Sila, la catena litorale da Paola a Lamezia Terme, l’Altopiano delle Serre da Maida a Chiaravalle ed il massiccio dell’Aspromonte.

Formazioni sedimentarie Per quanto riguarda le formazioni sedimentarie esse affiorano nella restante parte della penisola calabrese dai margini dei massicci della Sila, delle Serre e dell’Aspromonte alle valli che sovrastano questi massicci e fino alla fascia costiera ed alle poche zone di pianura. Questo semplice quadro generale può darci solo una panoramica della situazione geologica della Calabria, ma non è sufficiente a darci una visione chiara delle cause che determinano le frane in questa regione. E’ necessario pertanto, ricorrere alle caratteristiche tecniche delle formazioni geolitologiche della Calabria.

[heading style=”subheader”]CARATTERISTICHE TECNICHE DELLE FORMAZIONI GEOLITOLOGICHE[/heading]

Secondo P. Nicotera le formazioni geolitologiche della Calabria vengono così suddivise: 1) Formazioni recenti, incoerenti, alluvionali o marine. Sono rappresentate da terreni sciolti ma stabili in quanto situate in zone pianeggianti o leggermente acclivi. Pertanto rappresenta lo stadio finale del ciclo evolutivo del dissesto. 2) Formazioni sabbioso-conglomeratiche, sciolte o semicoerenti. Ne fanno parte le formazioni quaternarie e plioceniche caratterizzate da una composizione granulare sabbiosa con basso grado di coesione. 3) Formazioni prevalentemente argillose, compatte o gessose. Comprendono le argille più o meno sabbiose, le argille azzurre e le marne bianche o foraminifere del pliocene, le argille gessose o sabbiose, le argille più o meno salmastre del miocene. Nella generalità dei casi si tratta di formazioni facilmente erodibili ma nel complesso abbastanza stabili. 4) Formazioni essenzialmente detritiche, in generale stratificate, abbastanza coerenti. Questo gruppo comprende una maggiore eterogeneità. Per lo più sono formazioni regolarmente stratificate in spessori variabili. 5) Formazione “flyschioidi”. Queste formazioni sono rappresentate da una congerie di depositi marini costieri di origine prevalentemente meccanica. Si ha quindi un assieme di rocce svariate, comprendenti conglomerati grossolani, arenarie finissime; da calcari marnosi a calcari mummulitici; da argille più o meno scagliose a scisti argillosi. Nel loro insieme questi materiali costituiscono un terreno pieno di ondulazioni data la mollezza del materiale. 6) Formazioni sedimentarie spiccatamente lapidee. A questo gruppo appartengono rocce di età del mesozoico e terziario. Si presentano molto compatte, tenaci e stabili, ma per le vicissitudini tettoniche che hanno subito, generalmente si hanno delle fratture che fanno perdere le caratteristiche originarie. 7) Formazioni sericitico-filladiche e rocce ad esse strettamente connesse. Comprendono quasi tutti gli svariati tipi di scisti e sono detti genericamente “filladi”. Si tratta di un complesso di rocce minutamente scistose, e, nella generalità dei casi, così profondamente alterate e disfatte, con processi di argillificazione così spinti che sono da considerarsi tra le formazioni più instabili della regione calabrese. 8) Formazione scistoso-cristalline e “rocce verdi”. Appartengono a questo gruppo delle rocce di età paleozoica caratterizzate da una scistosità più moderata, da una grana più grossolana e una più spiccata cristallinità. Comprendono tutti gli svariati tipi di gneiss e micascisti, gli scisti d’inezione e di contatto e le diverse rocce verdi. Presentano una maggiore compattezza. 9) Formazioni granitoidi. Sono le formazioni maggiormente diffuse. Queste rocce, per lo stato di intima sconnessione e tettonizzazione e per il profondo stadio di alterazione raggiunto, sono quelle che maggiormente contribuiscono al grave stato di dissesto che affligge la regione calabrese. 10) Rocce massicce intrusive od intercalate nelle formazioni granitoidi, scistoso-cristalline e filladiche. Questo gruppo è raro nella penisola calabrese e non desta preoccupazioni data la loro forte stabilità.

Questa esposizione geolitologica basata sulle caratteristiche tecniche delle diverse formazioni è indispensabile, nella trattazione delle “zone” e “bacini”, onde poter meglio dedurre i movimenti franosi nel loro aspetto e nel loro grado.