Temperatura: 18 °C
Orario Locale: 11:55 am

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

Locri e Gerace

Locri e Gerace, comuni limitrofi appartenenti alla Provincia di Reggio Calabria. Accomunare in un’unica visita le città di Locri e Gerace è d’obbligo se si considera la loro storia: è certo che grazie alla decadenza di Locri, Gerace ha potuto godere di almeno dieci secoli di splendore, per poi tornare tristemente nell’ombra. Oggi tre distinti insediamenti insistono sul medesimo territorio: la città greca sulla costa; la Gerace medievale una decina di chilometri all’interno; la Locri contemporanea/nuovamente costiera, dal consueto profilo della speculazione fondiaria in un’area sottosviluppata. Ciascuna di esse si è staccata dall’altra; vive di vita o di ricordi propri.

[heading style=”subheader”]Storia di Locri e Gerace[/heading]

Accomunare in un’unica visita le città di Locri e Gerace è d’obbligo se si considera la loro storia: è certo che grazie alla decadenza di Locri, Gerace ha potuto godere di almeno dieci secoli di splendore, per poi tornare tristemente nell’ombra. Oggi tre distinti insediamenti insistono sul medesimo territorio: la città greca sulla costa; la Gerace medievale una decina di chilometri all’interno; la Locri contemporanea/nuovamente costiera, dal consueto profilo della speculazione fondiaria in un’area sottosviluppata. Ciascuna di esse si è staccata dall’altra; vive di vita o di ricordi propri. Ascesa e declino di Locri. Secondo Strabone verso la fine dell’vIII secolo a.C. una colonia di Locresi Ozoli si stanziava in prossimità di Capo Zefiro, l’odierno Capo Bruzzano. In seguito la colonia si sposta di circa 18 chilometri verso nord, ne scaccia la popolazione indigena e si dà una struttura sociale di tipo gentilizio e aristocratico. Stretta fra due potenti vicini, Reggio e Crotone, Locri è indotta ad articolare la sua colonizzazione perpendicolarmente alla stretta penisola calabrese, proiettandosi oltre la dorsale istmica sul versante tirrenico con Hipponion (Vibo Valentia), Medma (Rosarno) e Metauro (Gioia Tauro) e realizzando così una stabile presa di possesso del territorio insieme all’inserimento nei commerci di questa parte del mondo mediterraneo e a elevate espressioni della vita artistica e culturale. Ben presto deve, però, ripiegare su una politica di quieta fedeltà a Siracusa che le consente di estendere la sua area di influenza fino a Squillace. Nel 205 a.C. è sottomessa ai Romani da Scipione. L’organizzazione territoriale innervata da Roma lungo la tirrenica via Annia, sul fianco opposto della penisola bruzia, condanna all’emarginazione politica ed economica le vecchie colonie magnogreche ioniche, che pian piano scompaiono. E anche Locri, fra il VII e l’vIII secolo d.C., si spegne per sempre. Vicende storiche di Gerace. La fine di Locri non è un avvenimento improvviso: cosl, la nascita di Gerace non si può ascrivere, come spesso si è fatto, a un tempo preciso, come trasferimento in massa di Locresi dalle coste divenute ormai insicure. La posizione della rupe di Gerace in rapporto all’insediamento greco rende impensabile una mancata occupazione del sito, che non deve però avere avuto mai carattere di organicità strutturale. Fino alla metà dell’xI secolo la storia di Gerace è comunque avvolta nel più fitto mistero: le scarsissime fonti documentali ricordano a partire dal 787 un kastro o oppidulum di Santa Ciriaca, che solo nel 1067 si trasforma nel greco iérakos, «falchetto» o «sparviero» secondo l’etimo ormai accertato, cioè il rapace delle rupi che compariva in alcune monete locresi e che ancora oggi è stemma civico di Gerace. A questa data la città aveva cessato da un pezzo di essere oppidulum, piccola località fortificata. Una robusta tradizione culturale e architettonica bizantina aveva già fornito esempi di grande rilievo in S. Teodoro (poi Nunziatella, oggi in rovina) e nel S. Giovannello, entrambe almeno del X secolo, e nella cripta della Cattedrale, di datazione ancora più incerta, con volte sostenute da colonne di spoglio d’epoca romana imperiale. I ripetuti attacchi degli Arabi durante tutto il secolo non devono avere, comunque, impedito di portare avanti la costruzione della superba Cattedrale consacrata nel 1045. Nello stesso tempo doveva essersi già articolata un’organizzazione spaziale, perfezionata in epoca normanna e sveva, per quartieri separati e comunicanti, ciascuno dotato delle proprie difese: Borgo (e Piana), Borghetto, Città, Castello. Scarso peso vi ebbe la politica filolatina dei Normanni, se il rito greco vi sarà abolito solo nel 1480 e se alcune realizzazioni ecclesiali di questo periodo, come la splendida S. Maria del Mastro al Borgo, ci parlano di una cultura ben viva e capace di esprimersi al meglio delle sue possibilità. Come centro vescovile e centro amministrativo la città ha svolto sempre una funzione di primo piano nell’organizzazione territoriale della fascia ionica meridionale, anche in ciò raccogliendo l’eredità di Locri: tuttavia dal periodo angioino fino all’abolizione della feudalità (1806) fu sempre sottoposta a feudatari (prima come contea e dal 1609 come principato): i Caracciolo, i Consalvo de Aragona, i genovesi Grimaldi e altri minori. Il passaggio dal vecchio organismo medievale a quello oggi riconoscibile avviene di certo nel corso del Cinquecento, quando la popolazione aumenta considerevolmente. Infatti per Consalvo, futuro viceré di Napoli, il feudo era stato ampliato a comprendere quello di Terranova, gravitante sul Tirreno con Gioia e Polfstena. Cospicui ne furono i vantaggi in termini produttivi e commerciali, oltre che nel miglioramento dell’assetto istituzionale: si rinnova e migliora l’edilizia privata, si edificano e ristrutturano luoghi di culto, si interviene sulle fortificazioni e sulla viabilità, si fornisce cioè di volto moderno un organismo antico grazie anche all’esperienza del ricco artigianato locale che riesce a esprimere personalità artistiche di rilievo. Ma la forma urbana rimane dopo quel periodo bloccata nei cinque episodi insediativi in cui si articola ancora oggi. E la sua consistenza demografica ha un notevole calo – anche per effetto di carestie e terremoti – da cui riemergerà solo nel primo quarto dell’Ottocento. Ciò non è dovuto alla progressiva perdita di ruolo sul territorio, ma all’irreversibile emarginazione sociale ed economica cui il territorio medesimo veniva condannato, senza più alcun confronto con la cultura orientale che l’aveva modellato. Intanto si innescava nella Calabria Jonica un processo di riorganizzazione territoriale complessiva: la discesa verso le pianure costiere. Il nuovo abitato, col nome di Gerace Marina, cresce abbastanza in fretta soprattutto dopo l’inaugurazione della ferrovia jonica (1871): nel 1879 vi viene trasferita la sede degli uffici del Comune e del circondario. E nel 1905 si costituisce in Comune autonomo distaccando il suo territorio da quello di Gerace Superiore. Nel 1934 il nuovo abitato riprende il nome di Locri e nel 1941 il vecchio sulla rupe ripristina la semplice denominazione di Gerace. Infine, nel giugno 1954 si trasferisce a Locri anche il Vescovado, assestando l’ultimo duro colpo alla decadenza della città medievale.