Temperatura: 14 °C
Orario Locale: 07:48 pm

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

Ricetta pasta stroncatura calabrese

[heading style=”subheader”]Origini[/heading]
Molti dei prodotti calabresi, ormai famosi in tutto il mondo, derivano dalla fantasia che la miseria, in tempi non lontani, apportava alle famiglie calabresi per sfamarsi cercando di riutilizzare tutto ciò che i Coloni terrieri non pretendevano dagli agricoltori. Ne è un eccellente esempio l’Nduja o la Stroncatura Calabrese della quale vi parliamo oggi.

La Pasta Stroncatura veniva venduta esclusivamente nella piana di Gioia Tauro ed era realizzata utilizzando le “scopature” dei magazzini ovvero raccogliendo a terra i residui di farina e crusca che cadevano dalla molitura del grano. Aveva un colore notoriamente scuro ed era utilizzata come alimento per suini ed ovini a prezzi ovviamente bassissimi.

Quando la miseria incombeva sulle famiglie, la stessa veniva mangiata cercando di attenuare il sapore spesso acidulo con acciughe e salse piccanti.

[heading style=”subheader”]La Stroncatura Oggi[/heading]
Oggi l’utilizzo della pasta Stroncatura è ancora vivo ed ovviamente apportando i dovuti riguardi sanitari. Il colore scuro è dato dall’uso di farine integrali e la sua porosità è data da una grossolana tritatura della farina.
[heading style=”subheader”]Ricetta[/heading]
Nel corso degli anni si è raffinata anche sa sua ricetta che vi mostriamo (per 4 persone):
Ingredienti

  • 400 gr di Pasta Stroncatura Calabrese
  • Alici sott’olio (meglio con olio al peperoncino)
  • Mollica di pane
  • 1 spicchio d’aglio
  • Olive nere
  • Sale e Peperoncino

Ricetta
Occorre anzitutto rosolare la mollica di pane in un pentolino con pochissimo olio e quando raggiunto l’imbiondire mettere da parte.
Fare quindi imbiondire l’aglio con olio e acciughe e mescolare fin quando le alici non saranno sciolte e aggiungere quindi le olive nere.
Aggiungere quindi poco sale considerando quello già presente nelle acciughe e del peperoncino rosso a pezzettoni.
Cuocere la Pasta Stroncatura in acqua salata e raggiunta la cottura saltare nella padella unendo la mollica e il sugo di alici.
Servire con una leggere spolverata di pan grattato nei piatti.
 
[heading style=”subheader”]Dove Acquistare[/heading]
La Pasta Stroncatura è di difficile reperimento in zone extra – regionali ma, con l’aiuto della rete potete acquistare in questi store online.
http://stores.ebay.it/deliziedicalabria/

Costabella

Spesso, viene utilizzata la terminologia “Costabella” per indicare quel lembo di terra di Calabria tra Briatico e Nicotera. Utilizzato per fini promozionali o turistici non ne conosciamo la discendenza e pertanto ci siamo documentati convergendo verso il noto poeta Giuseppe Berto autore di questo prezioso e ormai etichettante termine.

Ci Troviamo sul basso Tirreno, sulla punta che divide i golfi di Sant’Eufemia e Gioia Tauro. La punta si chiama Capo Vaticano. C’è un faro di prima classe: siamo già prossimi allo Stretto di Messina e i naviganti hanno bisogno di riferimenti. Penso che il capo si chiami Vaticano per lo stesso motivo per cui un colle di Roma si chiama alla stessa maniera: sacerdoti e indovini vi andavano a scrutare il futuro, basandosi sul volo degli uccelli e altre cose. Duecento metri al largo della punta c’è uno scoglio chiamato Mantineo, e in greco <<mantéuo>> significa comunicare la volontà divina. Il capo era un posto sacro, e lo è tutt’ora, nonostante tutto. Guardando l’aspra scogliera dall’alto, si può, nelle giornate buone, ossia quando le correnti non trasportano troppe immondizie, avere l’impressione che Ulisse sia passato là sotto, appena passato intendo dire. Nei giorni limpidi, rari d’estate ma frequenti nelle altre stagioni, si hanno di fronte le Isole Eolie: Stomboli, Panarea, Salina, Lipari e Vulcano.

L’ultimo giorno di Aprile e il 13 s’Agosto, guardando da Capo Vaticano, si può, con un pò di fortuna, vedere il sole che scende nel cratere dello Stromboli. Talvolta, nei tramonti d’inverno, capita che si scorga Capo d’Orlando, lontano nella Sicilia. Accade anche, e non tanto raramente, che appaia a Sud-Ovest una montagna immensa: è l’Etna. Così si hanno, nel giro d’orizzonte, due vulcani e tutti e due fumano. Non è magica, ma chi ha la ventura di vedere ciò ne tiene sospetto. Il tratto di Costa che culmina in Capo Vaticano va dal fiume Angitola sul golfo di Sant’Eufemia al fiume Mesima sul Golfo di Gioia Tauro: è pieno di storia e di bellezza molto rovinata, ma ancora bellezza, visto che altrove è accaduto di peggio. Non ha nome, ma sarebbe bene che ne avesse uno. Si potrebbe chiamarlo Costabella, con un pizzico di rimpianto e nostalgia. La Costabella ha nobili cittadine, che non sono ancora del tutto perdute: Pizzo, Tropea, Nicotera. Tropea è fatalmente la capitale turistica. La capitale commerciale è invece Vibo Valentia, che per fortuna sta un pò lontana, sulle montagne. Lungo il mare vi sono luoghi molto belli: il lido di Briatico, Sant’Irene, la Punta di Zambrone, la costa di Parghelia, Riaci, la scogliera di Joppolo. Addentro, sulle colline, vi sono vecchi borghi che val la pena di visitare, prima che spariscano. Il più bello è forse Ciaramiti, al quale si arriva in pochi minuti, dalla strada Tropea-Capo Vaticano. A questi borghi, che niente hanno di monumentale, ma possiedono grandissima dignità e armonia, con umiltà.

Giuseppe Berto