Temperatura: 12 °C
Orario Locale: 12:52 am

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

Le Grotte degli Sbariati a Zungri Insediamento Rupestee

Era il X secolo e la Calabria, come altre attuali regioni, subiva incursioni Arabe lungo la costa. I gruppi etnici che popolavano questi territori iniziarono quindi una significativa immigrazione verso i territori interni che garantivano maggiore sicurezza.

Questi avvenimenti storici trovano maggior riscontro nelle Grotte degli Sbariati (tr: Sbandati) di Zungri. Su una superficie di circa 3 kq sono presenti circa 100 abitazioni scavate a mano nella roccia con una o due camere.

Ancora visibili le reti viarie formate da scalini e le reti idriche formate da “serbatoi” e canali aperti. Ogni abitazione è diversa dall’altra, talune sono a pianta quadrata o rettangolare mentre altre a pinta circolare con una copertura a volta con un foro centrale per l’aerazione. Altre dimore presentano invece finestre circolari e nicchie scavate nelle pareti dove venivano ubicati letti e mensole.

Il nome delle grotte (degli Sbandati) è giunto sino ai giorni nostri documentando di per sè la vita ascetica che la gente che popolava questi insediamenti aveva deciso di intraprendere distaccandosi dagli allora maggiori centri urbanistici.

 

Contatti:

Sito Web: Grotte Zungri

 

I paesi delle Grotte

[heading style=”subheader”]I paesi delle Grotte[/heading]

I comuni di Caloveto, Cropalati, Pietrapaola mostrano un vero e proprio lavoro di traforo a cielo aperto, eseguito nella tenera pietra di tufo che ospita i rispettivi abitati. Grotte di centinaia e centinaia di anni che diedero rifugio ad esuli, asceti, anacoreti, eremiti e santi, ma anche, in tempi più recenti, a sfollati e briganti.

Presenze diffuse un po’ in tutto il territorio pedemontano della Sila Greca, ugualmente rinvenibili a Rossano, Campana, Paludi, Calopezzati. Si tratta degli antichi e suggestivi resti dell’architettura rupestre di tipo eremitico o lauritico, altrimenti detta ipogea (=sottoterra): grotte artificiali realizzate a partire dal VII-VIII secolo da pazienti monaci calabro-greci, conosciuti come “basiliani”, i quali, in fuga dai territori dell’Impero bizantino, “edificarono scavando”, in tutte le zone arenarie e tufacee, rifugi, chiese e monasteri. Con questa tecnica realizzarono importanti insediamenti e centri di cultura monastica ancora oggi famosi, fondando a Caloveto, per esempio, il celebre monastero di S. Giovanni Calibita, che ha dato nome al paese. Oppure quello meno noto, ma altrettanto vivo, di Calopezzati, ricostruito e aggregato poi dai Normanni al Patirion di Rossano ma nato inizialmente nelle laure segrete della collina, spicconate dai monaci. Tra le grotte della rupe del Salvatore, a Pietrapaola, si distingue infine una delle realizzazioni di arte rupestre più interessanti di tutta la Comunità montana: la Grotta del Principe, caratterizzata da un triplice ricovero con feritoie per la difesa, che serviva a dare al feudatario dell’epoca una possibilità di salvezza, in caso di attacco nemico al castrum fortificato sulla sommità della cittadella.