Temperatura: 14 °C
Orario Locale: 07:46 pm

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

Musei Ricadi – Capo Vaticano da vedere

Il Comune di Ricadi dispone di una rete museale costituita da cinque musei con diverse tematiche e di una biblioteca. I musei da visitare sono:

  • Museo della Cipolla Rossa IGP di Tropea (Capo Vaticano)
  • Museo del Mare  (Capo Vaticano)
  • Museo delle Torri (Torre Marrana Brivadi)
  • Museo Archeologico e Paleontologico (Santa Domenica)
  • Museo Demoetnoantropologico (Ricadi)

 

E’ possibile reperire ulteriori informazioni sui Musei attraverso il sito Musei Ricadi Capo Vaticano

Opera di Nikolaj Bendix Skyum Larsen a Pizzo Calabro

Nelle Acque di Pizzo Calabro, in località Pizzapunti, prende vita l’opera dell’artista internazionale Nikolaj Bendix Skyum Larsen in memoria dei migranti scomparsi nelle traversate del Mediterraneo.
Una realizzazione dinamica che consentirà alle acque della Calabria di plasmare ulteriormente le statue con il suo moto ondoso per quattro mesi.
Dopo il periodo di immersione, le opere saranno mostrate a Pizzo e successivamente in mostre itineranti in Italia e in Europa. 

Musaba Calabria

[heading style=”subheader”]Parco Museo Laboratorio/Santa Barbara Art Foundation[/heading]

Nata nel 1969, l’Associazione “Museo Santa Barbara” viene convertita in “Santa Barbara Art Foundation” nel 1986, come ente  internazionale no profit per la creazione, tutela,  conservazione, diffusione e valorizzazione del patrimonio artistico, architettonico, ambientale, paesaggistico e botanico. Nel Dicembre 2013 la fondazione cambia il proprio nome in “MUSABA – Fondazione Spatari/Maas” o più brevemente “MUSABA”  e aggiorna il precedente statuto.


[heading style=”subheader”]VISITE GUIDATE MUSABA CALABRIA[/heading]

La visita guidata costituisce una vera e propria avventura dentro le ‘meraviglie’ del Parco-Museo, esplorando l’architettura e l’arte ambientale che caratterizzano l’intera area. Natura, arte e architettura si contaminano a vicenda creando un luogo surreale d’intensa ispirazione artistica, che fa da cornice alle bizzarre installazioni scultoree e architettoniche disseminate nel Parco e all’antico complesso monastico “Santa Barbara”, che custodisce al suo interno le opere d’arte visive e la titanica opera “Il Sogno di Giacobbe”, sintesi eccelsa di pittura e architettura.

[heading style=”subheader”]Il tour include:[/heading]

  • visita guidata al Parco Museo,
  • visione filmato sulla storia del MUSABA,
  • incontro con gli artisti fondatori Nik Spatari e Hiske Maas,
  • Spatari racconta la sua opera monumentale “Il Sogno di Giacobbe” e la sua teoria sull’evoluzione della storia dell’arte mediterranea

Sono prenotatili dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 14 – tel .333 2433496 – info@musaba.org

[heading style=”subheader”]Come arrivare[/heading]
AUTO

  • Autostrada del Sole Salerno – Reggio Calabria: uscire a ROSARNO, imboccare la superstrada Jonio-Tirreno in direzione di MARINA GIOIOSA JONICA, uscire allo svincolo MAMMOLA e seguire segnaletica MUSABA.
  • Statale 106 Jonica: Imboccare la Superstrada Jonio-Tirreno, uscire allo svincolo MAMMOLA e seguire segnaletica MUSABA.

TRENO

  • Eurostar: Roma – Rosarno (percorso 5-7 ore) www.ferroviedellostato.it
  • Minibus: Rosarno – Mammola (percorso 20 minuti) www.autolineefederico.it
  • Aeroporti Lamezia Terme o Reggio Calabria
  • Noleggiare autovettura (distanza 90 km)

Bronzi di Riace Museo di Reggio Calabria

[heading style=”subheader”]BRONZI DI RIACE[/heading]
Le due statue bronzee, probabilmente databili al V secolo a.c., fin dal loro ritrovamento hanno sempre spinto i ricercatori a indagare sulla loro provenienza, sugli artefici e sulle figure che rappresentano. Diverse ipotesi sono state raggiunte negli anni, ma ancora oggi nessuna di queste è stata ufficialmente riconosciuta.

Probabilmente i bronzi raffigurano eroi o Dei dell’antica Grecia, sono espressione di potenza, dovuta in particolare all’impostazione delle statue. La statua indicata come “statua A” appare più nervosa, rispetto alla “statua B” più calma e rilassata. La posizione delle statue fa pensare che in antichità impugnassero scudi e armi e, molto probabilmente, la statua B portava un elmo corinzio. Dopo il ritrovamento, avvenuto nel 1972, il restauro fu portato a termine nel 1995, svelando i materiali e la tecnica di costruzione delle statue, che ha svelato anche una differenza tra le due, la quale ha fatto ipotizzare agli studiosi la possibilità che i bronzi siano stati realizzati da differenti artisti o in differenti epoche storiche.

 

[heading style=”subheader”]RESTAURO[/heading]
Nel 2009 ha avuto inizio l’opera di restauro dei due bronzi, che si è conclusa dopo 4 anni. Per il restauro è stato allestito un laboratorio, visibile ai visitatori, in una sala del consiglio regionale della Calabria. Il restauro ha finalmente chiarito la tecnica di costruzione “a cera persa” utilizzata dall’artefice, o dagli artefici, delle due opere. È stato possibile osservare alcuni chiodi utilizzati nella costruzione dei bronzi e ancora presenti sulle statue.
Pochi giorni fa i bronzi sono tornati nella loro sede, al museo Nazionale di Reggio Calabria, per essere osservati in tutto il loro splendore, finalmente nella posizione eretta. Le statue sono state posizionate su uno speciale basamento in marmo di Carrara, progettato con tecniche antisismiche per assicurare alle due statue la massima sicurezza e stabilità, affinché il loro splendore possa restare tale ancora per tantissimi anni.

 

[heading style=”subheader”]CONTROVERSIE[/heading]
A questo proposito ricordiamo brevemente la storia del loro ritrovamento e tutte le controversie che suscita. Siamo nell’Agosto del 1972 in Località Riace Marina, quando il maresciallo della Guardia di Finanza Luciano Bottolico (del distretto di Monasterace), informato di un particolare ritrovamento in mare, si reca assieme all’appuntato Francesco Staglianò dai notificanti Giuseppe Sgrò, Domenico Campagna, Cosimo ed Antonio Alì. Giunti sul posto, ove era giunto anche il capitano Enzo Rudatis, (comandante del Nucleo di Locri), il gruppo si reca, tramite una barchetta utilizzata dai ragazzi per attività di pesca, presso il punto di ritrovamento indicato con una boa improvvisata. Il finanziere decide dunque di immergersi e risalito esclamò “E’ vero!” e ne ordina il presidio del tratto d’interesse. Nel frattempo il capitano Rudatis si recava presso il suo distaccamento e, in un secondo momento, il Bottalico telefonava al proprio comandante per riferire dell’autenticità della scoperta. Da quest’ultimo ebbe però una curiosa risposta “Ho appena ricevuto una telefonata dalla Sovrintendenza reggina che ha riferito denuncia di rinvenimento, in tarda mattinata, da parte del signor Stefano Mariottini”.
Qui nasce l’ovvia indagine dell’Autore Giuseppe Braghò, il quale fa notare che qualora il Sig.re Mariottini avesse sporto denuncia di ritrovamento, presso qualsiasi Sovrintendenza o ufficio adepto, prima dall’avvenuta del Finanziere, sicuramente questo, nonché il comandante Rudatis sarebbero stati già consapevoli dell’accaduto. I Bronzi: le altre verità”, questo il titolo del libro edito da Braghò che gentilmente ci concede il permesso di pubblicare questa recensione della Sua opera.
Leggendo tra le righe di questo volume, si evince immediatamente la personalità dell’Autore, un uomo che, di mestiere non fa il giornalista né l’investigatore, ma segue con determinazione un argomento che lo affascina e lo incuriosisce cioè il ritrovamento dei Bronzi di Riace e dei misteriosi contorni che attorniano questa vicenda.Il libro consta di una prima fase ove il narratore gli avvenimenti secondo un criterio storico così come oggi è conosciuto, mentre, in un secondo momento il racconto assume un aspetto più tecnico corredato da numerosi documenti. In una terza fase nasce l’inchiesta che si conclude con una riflessione sul potere del “sistema” e la sua volontà di occultazione alla conoscenza pubblica.
Dal libro riportiamo inoltre la frase dell’Autore Giuseppe Braghò: “ Mi piacerebbe cantar una canzone intelligente, che segua un filo logico portante, e che sia piena di bei ragionamenti, insomma una canzone intelligente che spieghi un po’ di tutto, o di niente…” .

Museo delle Reali Ferriere Mongiana

[heading style=”subheader”]Inaugurato il Museo delle Reali Ferriere Borboniche a Mongiana.[/heading]
 
Recentemente il presidente della regione Calabria, Scopelliti, ha inaugurato il Museo delle Reali Ferriere Borboniche di Mongiana. Il restauro di questo antico edificio era iniziato nel 1975, oggi, grazie ad un finanziamento della regione, i lavori si sono conclusi, dando vita ad uno splendido ricordo dell’importanza delle Reali Ferriere.
Le origini di Mongiana sono collegate proprio alla costruzione di questo polo siderurgico, voluto dai monarchi borboni. Anticamente la fabbrica si estendeva su una superficie di circa 2 km che costeggiavano i fiumi Ninfo e Allaro. All’interno delle officine del ferro vi era anche la fabbrica di armi, costituita da un edificio a tre piani a cui si accedeva dalle colonne oggi visibili all’entrata del museo, all’epoca decorata dalle statue del re e della regina. L’intero complesso ospitava anche alloggi per gli impiegati, caserme per gli operai e manovali.
Successivamente al regno di Ferdinando IV di Borbone l’industria di Mongiana continuò a svolgere un ruolo fondamentale anche durante il decennio francese, Si calcola che all’inizio del 1860 l’industria siderurgica delle Reali Ferriere contava 1500 operai, che vi si trasferirono con le famiglia.
Gli anni bui per questo che era considerato un gioiello calabrese iniziano con l’unità d’Italia, venne favorita la vendita a privati e furono privilegiati gli insediamenti industriali nel nord Italia, per la vicinanza ai complessi industriali già esistenti in Piemonte, Lombardia e Liguria. Le strutture furono vendute, gli operai licenziati, e in poco tempo le Reali Ferriere furono dismesse.
Il Meridione d’Italia oggi vuole ricordare la magnificenza del suo passato, così Mongiana inaugura il suo Museo.

Museo della Liquirizia Amarelli

La Liquirizia di Calabria rappresenta uno dei prodotti maggiormente richiesto dal Mercato.
Proprio in questa regione nasce un’azienda che rappresenta il leader della produzione della, la ditta Amarelli, fondata da Giorgio Amarelli. Proprio a quest’ultimo, nel territorio di Rossano Calabro, è intitolato il Museo della Liquirizia, ove è possibile riassaporare la storia della Calabria raccontata dalla Liquirizia. Apre i battenti nel 2001 e da subito premiato del premio Guggenheim de Il Sole 24 Ore. All’interno del museo è possibile inoltre conoscere la storia della Famiglia Amarelli attraverso mezzi di trasporto, documenti e oggetti di uso quotidiano.
http://www.museodellaliquirizia.it/

Liquirizia

La Liquirizia è uno degli altri prodotti di larga produzione della Calabria. Maggiore spicco è rappresentato dai territori di Rossano e Corigliano. La pianta, nasce spontaneamente presentando radici lunghe e molto penetranti. A tal motivo, veniva utilizzata dai contadini Calabri per rigenerare il terreno nei periodi di riposo della rotazione. Da questa pianta vengono oggi ricavati diversi prodotti come i confetti alla liquirizia, i bastoncini, le rondelle, sciroppi, tisane e l’ascendente liquore alla liquirizia.
[heading style=”subheader”]Lavorazione:[/heading]
Le radici di liquirizia vengono tritati e successivamente bollite in grandi caldaie dove il succo uscente si condensa divenendo sempre più denso. Ottenuta la pasta base, il prodotto viene lucidato impartendo forti getti di vapore. Il prodotto ottenuto viene tagliato secondo il prodotto che si intende realizzare.
[heading style=”subheader”]Liquore di Liquirizia[/heading]
Ingredienti: 2 etti di liquirizia purissima a pezzi, 1,5L di acqua oligominerale, 1,2 Kg di Zucchero, 1 L di Alcool a 90°.
[heading style=”subheader”]Preparazione[/heading]
Occorre sciogliere a bagnomaria la liquirizia . Quando lo scioglimento è avvenuto completamente occorre farla raffreddare e ora si può procedere a sciogliere lo zucchero in acqua a fuoco basso e successivamente lasciato anch’esso raffreddare. Successivamente si possono unire le due miscele ottenute e aggiungere l’alcool a 90° per poi lasciare riposare il nuovo composto per qualche giorno prima di degustare.

Museo delle Icone e della Tradizione Bizantina

Il Museo delle Icone e della Tradizione Bizantina di Frascineto, centro di eccellenza della cultura bizantina in Calabria, a distanza di pochi mesi dalla sua istituzione, è divenuto meta indiscussa e apprezzata di italiani e stranieri nonché elemento di ammirazione per i cultori e gli appassionati del settore.
Il Museo è stato realizzato dopo una attenta analisi del contesto italo-albanese di tradizione bizantina, elaborata dall’Amministrazione Comunale guidata dall’ing. Domenico Braile che ha reso fruibile la straordinaria collezione di icone del XVII-XX secolo, di arredi liturgici e medaglie, dell’Archimandrita P.Paolo Lombardo nonché la raccolta del prof. Gaetano Passarelli, della dr.ssa Lucilla Del Guercio, del sig. Manolis Anghelakis, dell’ing. Mario Tazzi e del sig. Antonio Panaiotis Ferrari.
La sua realizzazione è stata curata dal prof. Gaetano Passarelli, esperto di iconografia e docente di storia e civiltà bizantina, con la preziosa collaborazione, per l’arredo espositivo, dell’arch. Carlo Forace, e per l’allestimento, di uno staff. internazionale di esperti di iconografia, paramenti liturgici e medaglie.
IL progetto espositivo è stato configurato sull’intero tessuto urbano e, per la prima volta, va ad interpretare e interagire con i luoghi di culto di tradizione bizantina presenti sul territorio.
All’interno del Museo, gli spazi disponibili sono stati adeguati alle esigenze di rappresentazione dei diversi temi trattati dal percorso museale organizzati in sezioni diverse di carattere propedeutico e didascalico che ci consentono, con l’ausilio di supporti multimediali, di arricchire le conoscenze dell’antica arte dell’iconografia espressa in tutto il suo splendore, attraverso una suggestiva panoramica del ricco patrimonio iconografico, teologico e liturgico di alto valore culturale.
Si tratta quindi di un’esposizione complessa ed affascinante dedicata ad un rapporto stretto e di confronto tra la creazione artistica e lo spazio sacro che viene indubbiamente valorizzato nella sua totalità, esaltandone la forza espressiva dei contenuti.
[heading style=”subheader”]Autore[/heading]

Angelo Castellano
[heading style=”subheader”]Recapiti[/heading]
MUSEO DELLE ICONE E DELLA TRADIZIONE BIZANTINA
COMUNE DI FRASCINETO (CS) Piazza Albania
TEL: 0981/32688 FAX: 0981/32488
EMAIL: museodelleicone@bibliotecafrascineto.191.it
WEB: www.comune.frascineto.cs.it/italiano/museoicone/index.php

Bronzi di Riace

[heading style=”subheader”]I Bronzi di Riace[/heading]
corrispondono a due statue di bronzo provenienti dalla Grecia di estrema rarità. Risalgono presumibilmente al V secolo a.C e furono rinvenute a Riace, in provincia di Reggio Calabria nel 1972. Attualmente i bronzi di Riace sono conservati presso il museo Nazionale della Magna Grecia sito in Reggio Calabria.
[heading style=”subheader”]Studio sui Bronzi di Riace[/heading]
A seguito del loro ritrovamento, molti furono gli studi che vennero fatti su questi due componenti bronzeii. Secondo alcuni studiosi, le due opere potrebbero provenire da due epoche ben distinte. Una risale infatti al 460 a.c mentre il secondo trent’anni dopo. Per quanto riguarda lo studio artistico, possiamo dire che risulta magnificente la rappresentazione della muscolatura che donano all’osservatore una sensazione di potenza.

[heading style=”subheader”]Personaggi[/heading]
Di fronte all’identità dei personaggi raffigurati nei bronzi di Riace, ci troviamo anche qui di fronte ad un bivio. E’ certo comunque che si tratti di Divinità o di Eroi in quanto il materiale utilizzato, il bronzo, risultava essere molto pregiato e costoso. Inoltre in quel periodo, questa tipologia di opere veniva realizzata per doni verso città che riscontravano in esse luoghi di culto od omaggi verso divinità.
[heading style=”subheader”]Ritrovamento[/heading]
I bronzi vennero ripescati a Riace (Reggio calabria) il 16 Agosto del 1972 dal giovane sub Stefano Mariottiche, immersosi a 300m dalla costa e trovandosi ad una profondità di circa 8m ritrovava casualmente le due sculture. Al sommozzatore infatti, apparve il braccio sinistro di uno dei due corpi, mentre le restanti parti, vennero riportate alla luce dal nucleo di sommozzatori dei carabinieri i quali gonfiarono un grosso pallone allacciato alle statue per riportarle in superficie. A primo impatto, vennero ripulite dalle alghe e dalle incrostazioni formatesi sui bronzi di Riace, mentre per un più accurato restauro, vennero inviate al centro di Restauro in Toscana. Da questo rilievo, apparve subito che il braccio destro della statua B, su cui era attaccato uno scudo, venne saldato in epoca successiva. A seguito di un’ancor più accurata supervisione, vennero ritrovati elementi diversi dal bronzo tra cui argento per i denti e per le ciglia, avorio e calcare per gli occhi, rame per le labbra. Al termine di tale lavoro, le due statue vennero esposte nel 1980 al museo Archeologico di Firenze come omaggio al centro di Restauro. Attualmente le statue vengono conservate ad una temperatura di 21/23 C° con un grado di umidità del 40-50 %.