Temperatura: 25 °C
Orario Locale: 01:10 am

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

Amaro del Capo

Con il termine Vecchio Amaro del Capo viene identificato un liquore calabrese prodotto e distillato presso la Distilleria Caffo con Sede a Limbadi vicino alla nota località Capo Vaticano. Questo prodotto, presenta una storia di lunga tradizione e da qualche anno viene esportato a livello internazionale. Realizzato secondo un’antica tradizione utilizzando un infuso di acqua, alcool neutro, zucchero,  mandarino, anice, arance, camomilla, ginepro, liquirizia, menta e issopo e aromi naturali.


 
Preparazione:
Il Vecchio Amaro del Capo viene realizzato vengono macerate e conservate per circa 15gg all’interno di un contenitore di vetro assieme ad Alcool puro. Trascorso questo periodo viene preparato una sorta di Caramello sciogliendo lo zucchero in acqua bollente. Al suo raffreddamento viene aggiunto il componente alcolico precedentemente preparato. Il nuovo ricavato si lascia per una settimana in un luogo chiuso e al buio. Successivamente viene filtrato e imbottigliato ermeticamente e lasciato riposare per  cinque mesi.


 
Come si Presenta
Il Vecchio Amaro del Capo è un liquore dal colore molto scuro tendente all’ambrato. Viene servito ad una temperatura di -20 C° possibilmente in bicchieri di vetro messi anch’essi in congelatore.

Costabella

Spesso, viene utilizzata la terminologia “Costabella” per indicare quel lembo di terra di Calabria tra Briatico e Nicotera. Utilizzato per fini promozionali o turistici non ne conosciamo la discendenza e pertanto ci siamo documentati convergendo verso il noto poeta Giuseppe Berto autore di questo prezioso e ormai etichettante termine.

Ci Troviamo sul basso Tirreno, sulla punta che divide i golfi di Sant’Eufemia e Gioia Tauro. La punta si chiama Capo Vaticano. C’è un faro di prima classe: siamo già prossimi allo Stretto di Messina e i naviganti hanno bisogno di riferimenti. Penso che il capo si chiami Vaticano per lo stesso motivo per cui un colle di Roma si chiama alla stessa maniera: sacerdoti e indovini vi andavano a scrutare il futuro, basandosi sul volo degli uccelli e altre cose. Duecento metri al largo della punta c’è uno scoglio chiamato Mantineo, e in greco <<mantéuo>> significa comunicare la volontà divina. Il capo era un posto sacro, e lo è tutt’ora, nonostante tutto. Guardando l’aspra scogliera dall’alto, si può, nelle giornate buone, ossia quando le correnti non trasportano troppe immondizie, avere l’impressione che Ulisse sia passato là sotto, appena passato intendo dire. Nei giorni limpidi, rari d’estate ma frequenti nelle altre stagioni, si hanno di fronte le Isole Eolie: Stomboli, Panarea, Salina, Lipari e Vulcano.

L’ultimo giorno di Aprile e il 13 s’Agosto, guardando da Capo Vaticano, si può, con un pò di fortuna, vedere il sole che scende nel cratere dello Stromboli. Talvolta, nei tramonti d’inverno, capita che si scorga Capo d’Orlando, lontano nella Sicilia. Accade anche, e non tanto raramente, che appaia a Sud-Ovest una montagna immensa: è l’Etna. Così si hanno, nel giro d’orizzonte, due vulcani e tutti e due fumano. Non è magica, ma chi ha la ventura di vedere ciò ne tiene sospetto. Il tratto di Costa che culmina in Capo Vaticano va dal fiume Angitola sul golfo di Sant’Eufemia al fiume Mesima sul Golfo di Gioia Tauro: è pieno di storia e di bellezza molto rovinata, ma ancora bellezza, visto che altrove è accaduto di peggio. Non ha nome, ma sarebbe bene che ne avesse uno. Si potrebbe chiamarlo Costabella, con un pizzico di rimpianto e nostalgia. La Costabella ha nobili cittadine, che non sono ancora del tutto perdute: Pizzo, Tropea, Nicotera. Tropea è fatalmente la capitale turistica. La capitale commerciale è invece Vibo Valentia, che per fortuna sta un pò lontana, sulle montagne. Lungo il mare vi sono luoghi molto belli: il lido di Briatico, Sant’Irene, la Punta di Zambrone, la costa di Parghelia, Riaci, la scogliera di Joppolo. Addentro, sulle colline, vi sono vecchi borghi che val la pena di visitare, prima che spariscano. Il più bello è forse Ciaramiti, al quale si arriva in pochi minuti, dalla strada Tropea-Capo Vaticano. A questi borghi, che niente hanno di monumentale, ma possiedono grandissima dignità e armonia, con umiltà.

Giuseppe Berto

Costa Degli Dei spiagge

La Costa Degli Dei, è un tratto di costa Calabrese che inizia da Pizzo Calabro e termina con Nicotera. Questi luoghi presentano una particolare costa frastagliata unita da un mare cristallino. Tale la sua bellezza da essere paragonata ed accostata agli Dei in quanto territorio ricco di mitologia e di incroci con cultura Greca e Romana.
Presentiamo di seguito l’elenco delle spiagge, Scogli e porti che caratterizzano la Costa degli Dei specificandone nome, caratteristiche, etimologia e significato.

  • Spiaggia Angitola: prende il nome dalla stessa località.
  • Spiaggia ‘A Tonnara: in passato era ubicazione di pescatori di tonno.
  • Spiaggia ‘U Nautico: in quanto nelle vicinanze ha sede la scuola dell’Istituto Nautic
  • Secca da Spina: in quanto ha la forma di una spina di pesce.
  • Spiaggia Bellamena: prende il nome dalla medesima località.
  • Spiaggia ‘A Timpa lanca: in quanto presenta una rupe sprovvista totalmente di vegetazione.
  • Spiaggia Pennello: prende il nome dalla medesima località.
  • Spiaggia Bivona: prende il nome dalla medesima località.
  • Dragara di Bivona: prende il nome dalla medesima località.
  • Dragara di Trainiti: prende il nome dalla medesima località.
  • Spiaggia di Trainiti: prende il nome dalla medesima località.
  • Spiaggia La Pietra dei Selvaggi: semisommersa dalle acque nel 1638 costituiva parte di un molo di epoca Romana.
  • Spiaggia Scrugli: in quanto in passato apparteneva alla famiglia Scrugli.
  • Scoglio ‘A Vaporia: in quanto in passato questo scoglio fu causa di un incidente di un vaporetto.
  • Spiaggia S. Giorgio: dedicata al Santa.
  • Torre la Roccetta: è una torre di avvistamento del XVI secolo costruita contro le insidie dei saraceni.
  • Scogli della Catena: perchè tutti gli scogli sembrano come fossero incatenati.
  • Spiaggia ‘A Fontana: perchè tutt’ora vi è una sorgente di acqua dolce.
  • Spiaggia Calagrande: perchè nel fondale antistante i pescatori possono calare le reti facendo ampi percorsi.
  • Scogli ‘I Porcei: visti in lontananza danno l’impressione di piccoli suini.
  • Spiaggia ‘A Monaca: in quanto vi faceva il bagno un’Anziana Monaca.
  • Secca ‘A Vrace: in quanto la spiaggia si dice abbia particolare calura simile ad una brace.
  • Spiaggia S. Irene: in quanto in tempi antichi venne edificata una chiesetta in onore della Santa
  • Scoglio della Galea: perchè contiene ancora delle cellette che un tempo venivano usate come prigioni.
  • Spiaggia ‘U Potame: dal nome del torrente.
  • Spiaggia ‘A Cava: in passata vi era una cava dove veniva estratta la pietra.
  • Spiaggia ‘U Bacino: perchè vi sono delle spiaggette a forma di bacino.
  • Spiaggia di Capo Cozzo: dove gli scogli anno la forma del collo umano.
  • Spiaggia ‘U Vajuni ‘A Rina: perchè vi è un ruscello che tutt’ora porta un’ingente quantità di sabbia nel mare.
  • Spiaggia ‘A Casa Russa: perchè i pescatori prendevano come riferimento costiero l’unica abitazione esistente un tempo costituita da una casa di colore rosso.
  • Spiaggia i Cancini: Perchè sulla spiaggia vi erano due cancelli che fungevanno da ingresso in un’abitazione.
  • Spiaggia ‘I Puzzi: perchè molto vicino alla spiaggia vi erano due pozzi usati dai pescatori.
  • Spiaggia Vurdila: in quanto in questo punto vi è un forte vento di levante.
  • Spiaggia ‘A Tunnara: Si narra che nel 1700 questa spiaggia era sede di una piccola industria di tonno che subì un periodo di carestia. A seguito, una suora promise più proficuità all’azienda e ciò avvenne.
  • Scoglio i Furchi: perchè essendo due scogli vicino all’altro danno l’impressione di una forca.
  • Spiaggia Vavalacu (lumaca di mare): perchè in prossimità del mare viveva un contadino e ogni qual volta il mare distruggeva la sua esile abitazione, lui la ricostruiva proprio come fa una lumaca di mare.
  • Scoglio ‘A Pizzuta: perchè finisce a punta.
  • Scoglio ‘A Mitraglia: perchè in epoca di guerra era una postazione militare.
  • Scoglio ‘A Piramide: perchè a forma di piramide
  • Scoglio Pilu Bianco: perchè una persona anziana pescava sempre in questa spiaggia.
  • Scoglio Maccarunaru: perchè luogo preferito di pesca da un tipo losco denominato Maccarunaru.
  • Spiaggia ‘U Cannuni: perchè nel 1600 esisteva una postazione di cannoni.
  • Scoglio San Leonardo: perchè sulla sua sommità anticamente esisteva una chiesetta dedicata a S. Leonardo. Questa era meta di coppie e fidanzati che si giuravano eterno amore.
  • Spiaggia ‘A Rotonda: perchè vi è una spiaggia a forma circolare.
  • Spiaggia Mare piccolo: perchè vi è una piccola spiaggia ai piedi dell’Isola di Tropea.
  • ‘A Grutta dell’amore: piccola grotta raggiungibile solo a nuoto luogo di amori appartati.
  • Spiaggia ‘A Linguata: tratto di spiaggia a forma di lingua.
  • Scogli ‘I Messaggi: in quanto un naufrago vi si era appigliato prima di morire lasciando tristi messaggi.
  • Spiaggia del Convento: Perchè sottostante al convento dei Frati Minori:
  • Spiaggia Passu Cavalieri: perchè da una rupe cadde e morì un cavaliere.
  • Scoglio Balla du Sapuni: perchè a forma di un antico formato di sapone.
  • Spiaggia l’Occhiale: perchè sono visibili da lontano due forature simili a degli occhiali.
  • Spiaggia petri du Mulinu: dove venivano ricavati enormi massi utilizzati dai mulini.,
  • Grotta dello Scheletro: entrati dentro, la parte inferiore del corpo che viene immersa dalle acque, assume colore viancastro simile ad uno scheletro.
  • Spiaggia Volu du Corvaru: perchè sulla sua rupe si annidano i corvi.
  • Scoglio di Riace: detto anche Scoglio Grande.
  • Scoglio Ardito: per la sua forma simile ad una tipologia di fungo detta Ardito.
  • Spiaggia Giardinello: perchè vi esisteva una grande giardino
  • Spiaggia ‘A Massara: perchè una contadina della famiglia dei Massara, abitava nelle prossimità.
  • Passu du Gabbaturcu: perchè dei pescatori di Tropea, riuscirono a sfuggire alla cattura di barche saracene facendole incastrare tra due scogli appena emergenti.
  • Spiaggia a Casa du Gaiuzzu: in quanto vi era un contadino che allevava i polli.
  • Spiaggia Fiorinea: spiaggia dove crescono particolari fiori selvaggi che emanano un particolare profumo.
  • Spiaggia ‘A Praia i Focu: si dice che a causa dell’eccessivo calore estivo, la rupe prenda fuoco spontaneamente.
  • ‘A Grutta di Muzio: in quanto vi rimase nascosto un latitante chiamato Muzio.
  • Scoglio Mantineo: secondo la leggenda vi abitava una maga chiamata Mantinea che prediceva il futuro ai naviganti.
  • Spiaggia ‘A Ficara: perchè sulla rupe vi è un’antico albero di fico.
  • Spiaggia Petrario: perchè con eccessiva presenza di massi e ciottoli.
  • Spiaggia Salamite: in passato erano presenti numerose lucertole.
  • I Biccheri: Scogli che visti da lontano assomigliano a due bicchieri.
  • Grotta du Stefaneu: perchè vi si riparava dal caldo un giovane di nome Stefano.
  • ‘A vasca du luppinaru: perchè un tempo venivano lasciati a mollo i luppini.
  • Spiaggia Porticello: perchè vi è un piccolo molo naturale.
  • Spiaggia le Saline: perchè sino a pochi anni fa vi era una fabbrica di sale.
  • Spiaggia Donna Gà: faceva il bagno una donna denominata appunto Donna Gà.
  • Grotta du Capraru: perchè venivano lasciate in queste grotte le capre di ritorno dal pascolo.
  • Spiaggia Baia dei Gabbiani: in quanto metà di numerosi gabbiani.
  • Spiaggia ‘U Pettu ‘I Fimmina: dove le donne di Nicotera andavano a lavare i propri indumenti e chinandosi lasciavano intravedere il seno.
  • Spiaggia ‘A perta russa: perché vi è un tratto di rupe costituito da pietre rossastre.

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Geologia della Calabria

[heading style=”subheader”]CENNI SULLA COSTITUZIONE GEOLOGICA DELLA CALABRIA[/heading]

La Calabria, per la natura geologica che la costituisce, è una delle regioni italiane maggiormente devastate da imponenti fenomeni franosi che spesso assumono carattere catastrofico. Prima di parlare delle frane e del grado generale di dissesto della regione calabrese è bene dare una panoramica circa la sua costituzione geologica strutturale e ambientale.

Formazioni ignee Le formazioni ignee, definite genericamente dalle carte geologiche ufficiali come “granito delle serre e della Sila” o come “granito anfibolo”, sono in effetti rappresentate da svariati tipi di rocce intrusive che vanno dal granito alla quarzidiorite e alla diorite con passaggio a tipi di quarzo-nonsonitici e monsonitici; a queste rocce sono spesso strettamente associate delle formazioni filoniane porfiriche anch’esse di svariatissima natura e delle intrusioni pegmatitiche talvolta di notevolissima potenza ed estensione. Tutte queste formazioni ignee costituiscono gran parte della zona orientale del massiccio della Sila, la dorsale delle Serre ed il promontorio del Monte Poro da Tropea a Nicotera.

Formazioni metamorfiche Le formazioni metamorfiche costituite prevalentemente da rocce sciolte e comprendenti una ricca serie di gneiss, micascisti e filladi sono principalmente sviluppate in corrispondenza del versante tirrenico dove formano la parte occidentale della Sila, la catena litorale da Paola a Lamezia Terme, l’Altopiano delle Serre da Maida a Chiaravalle ed il massiccio dell’Aspromonte.

Formazioni sedimentarie Per quanto riguarda le formazioni sedimentarie esse affiorano nella restante parte della penisola calabrese dai margini dei massicci della Sila, delle Serre e dell’Aspromonte alle valli che sovrastano questi massicci e fino alla fascia costiera ed alle poche zone di pianura. Questo semplice quadro generale può darci solo una panoramica della situazione geologica della Calabria, ma non è sufficiente a darci una visione chiara delle cause che determinano le frane in questa regione. E’ necessario pertanto, ricorrere alle caratteristiche tecniche delle formazioni geolitologiche della Calabria.

[heading style=”subheader”]CARATTERISTICHE TECNICHE DELLE FORMAZIONI GEOLITOLOGICHE[/heading]

Secondo P. Nicotera le formazioni geolitologiche della Calabria vengono così suddivise: 1) Formazioni recenti, incoerenti, alluvionali o marine. Sono rappresentate da terreni sciolti ma stabili in quanto situate in zone pianeggianti o leggermente acclivi. Pertanto rappresenta lo stadio finale del ciclo evolutivo del dissesto. 2) Formazioni sabbioso-conglomeratiche, sciolte o semicoerenti. Ne fanno parte le formazioni quaternarie e plioceniche caratterizzate da una composizione granulare sabbiosa con basso grado di coesione. 3) Formazioni prevalentemente argillose, compatte o gessose. Comprendono le argille più o meno sabbiose, le argille azzurre e le marne bianche o foraminifere del pliocene, le argille gessose o sabbiose, le argille più o meno salmastre del miocene. Nella generalità dei casi si tratta di formazioni facilmente erodibili ma nel complesso abbastanza stabili. 4) Formazioni essenzialmente detritiche, in generale stratificate, abbastanza coerenti. Questo gruppo comprende una maggiore eterogeneità. Per lo più sono formazioni regolarmente stratificate in spessori variabili. 5) Formazione “flyschioidi”. Queste formazioni sono rappresentate da una congerie di depositi marini costieri di origine prevalentemente meccanica. Si ha quindi un assieme di rocce svariate, comprendenti conglomerati grossolani, arenarie finissime; da calcari marnosi a calcari mummulitici; da argille più o meno scagliose a scisti argillosi. Nel loro insieme questi materiali costituiscono un terreno pieno di ondulazioni data la mollezza del materiale. 6) Formazioni sedimentarie spiccatamente lapidee. A questo gruppo appartengono rocce di età del mesozoico e terziario. Si presentano molto compatte, tenaci e stabili, ma per le vicissitudini tettoniche che hanno subito, generalmente si hanno delle fratture che fanno perdere le caratteristiche originarie. 7) Formazioni sericitico-filladiche e rocce ad esse strettamente connesse. Comprendono quasi tutti gli svariati tipi di scisti e sono detti genericamente “filladi”. Si tratta di un complesso di rocce minutamente scistose, e, nella generalità dei casi, così profondamente alterate e disfatte, con processi di argillificazione così spinti che sono da considerarsi tra le formazioni più instabili della regione calabrese. 8) Formazione scistoso-cristalline e “rocce verdi”. Appartengono a questo gruppo delle rocce di età paleozoica caratterizzate da una scistosità più moderata, da una grana più grossolana e una più spiccata cristallinità. Comprendono tutti gli svariati tipi di gneiss e micascisti, gli scisti d’inezione e di contatto e le diverse rocce verdi. Presentano una maggiore compattezza. 9) Formazioni granitoidi. Sono le formazioni maggiormente diffuse. Queste rocce, per lo stato di intima sconnessione e tettonizzazione e per il profondo stadio di alterazione raggiunto, sono quelle che maggiormente contribuiscono al grave stato di dissesto che affligge la regione calabrese. 10) Rocce massicce intrusive od intercalate nelle formazioni granitoidi, scistoso-cristalline e filladiche. Questo gruppo è raro nella penisola calabrese e non desta preoccupazioni data la loro forte stabilità.

Questa esposizione geolitologica basata sulle caratteristiche tecniche delle diverse formazioni è indispensabile, nella trattazione delle “zone” e “bacini”, onde poter meglio dedurre i movimenti franosi nel loro aspetto e nel loro grado.