Temperatura: 25 °C
Orario Locale: 06:16 pm

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

La chiesa di Piedigrotta a Pizzo Calabro

A due passi dal mare, presso la scogliera di Piedigrotta a Pizzo, sorge una chiesetta scavata nel tufo di una grotta naturale. In questo luogo solitario da più di due secoli, gli abitanti di Pizzo vanno per innalzare le loro preghiere alla “Madonnella”.

La chiesetta con le sue ombre, suscita nel visitatore forti suggestioni e rimanda a lontane leggende. Il mare sottostante inonda le sue navate di sommessi fruscii. Si narra che sul finire del XVII secolo, un veliero in balia del mare tempestoso, fu scaraventato contro le rocce dove oggi sorge la chiesetta. L’equipaggio riuscì a salvarsi e gridò al miracolo, attribuendo all’intervento di un quadro della Madonna che si trovava sulla nave. I marinai allora collocarono il quadro in una buca scavata nella roccia e promisero che sarebbero tornati a erigere una chiesetta per la grazia che avevano ricevuto. I marinai Pizzitani, decisero allora di scavare una grotta e abbellirla con statue tutte scavate nel tufo che raffigurano scene di vita dei santi. L’opera venne iniziata nel 1880 da Angelo Barone che prestò il suo impegno poi proseguito dal figlio Alfonso.

Pizzo Calabro Hotel, storia e luoghi da visitare

[heading style=”subheader”]Pizzo Calabro[/heading]

è un comune di 8.602 abitanti, appartenente alla provincia di Vibo Valentia. Il suo territorio, è adagiato su un promontorio chiamato appunto “‘u Pizzu” di fronte al vulcano Stromboli. Nel vecchio abitato, in fondo alla Piazza della Repubblica che è il luogo principale ed è considerata il “salotto” della città, sorge il Castello Murat. I vicoli del centro storico s’intersecano in un dedalo di saliscendi e le case si ergono su una scabra rupe sporgente a guisa di promontorio verso il mare come la prua di una nave. Fu luogo di soggiorno di Cicerone che nominò la sua spiaggia prediletta “La Seggiòla”, meta di riposo di S. Pietro in viaggio per Roma e posto di rifornimento per Ulisse, come riporta Plinio. Subì duri attacchi saraceni che la distrussero completamente e fu abbandonata dai suoi abitanti che cercarono rifugio sulle montagne, allontanandosi dalla costa.Pizzo oggi è una moderna cittadina, luogo di villeggiatura rinomato per le spiagge, caratterizzate da ampi arenili sabbiosi e da suggestive insenature ricche di scogli, per il suo mare limpido e il pittoresco centro storico che sa di Medio Evo.

[heading style=”subheader”]Storia[/heading]

Le origini di Pizzo, risiedono ai tempi dell’antica Grecia e si pensa venne fondata da Napeto che dona infatti il nome ai Suoi abitanti: i napetini (o pizzitani). Pizzo Calabro divenne uno tra i luoghi di soggiorno di Cicerone, meta di riposo di S. Pietro in viaggio per Roma nonché posto di rifornimento per Ulisse, come riporta Plinio. Pizzo, come il resto della costa tirrenica della Calabria, subì incessanti attacchi provenienti dai saraceni che la costrinsero all’abbandono da parte dei suoi abitanti. Importanti tracce storiche sono reperibili nel Castello Aragonese appartenente al XV secolo. Qui, infatti, venne tenuto prigioniero e successivamente condannato a morte Gioacchino Murat, cognato di Napoleone Bonaparte e re di Napoli.

[heading style=”subheader”]Economia[/heading]
Pizzo Calabro, trae il suo sostentamento da

  • Turismo, grazie ai numerosi hotel, villaggi e residence che si riversano sulle spiagge di Pizzo Calabro
  • Pesca grazie al mare cristallino e ai permettenti fondali che ospitano una notevole varietà di fauna marina
  • Prodotti tipici, primo tra tutti il Tartufo di Pizzo Calabro, specialità dolciaria composta da gelato alla nocciola, cioccolato e cacao fuso al suo interno.

[heading style=”subheader”]Da Visitare[/heading]

  • Chi giunge a Pizzo Calabro, non può astenersi dal visitare il castello di prigionia di Gioacchino Murat, attualmente adibito a museo.
  • La piazza attorniata da numerose gelaterie artigianali
  • La Chiesa di PiediGrotta, scavata nel tufo da marinai napoletani al finire del seicento e contenente sculture anch’esse scavate nel tufo