Temperatura: 19 °C
Orario Locale: 11:30 am

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

Moneta Numismatica con i Bronzi di Riace

Anche i Bronzi di Riace nell’edizione 2015 delle monete numismatica della Zecca di Stato Italiana. Disponibili sul sito  dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (http://www.ipzs.it), la moneta ha un valore nominale di € 10,00 coniata in argento di 34mm di diametro ed un peso di 22g. Disegnata da Maria Angela Cassol, la moneta afferisce alla collezione Serie Italia delle Arti.
testa
Il dettaglio delle facce:
Dritto
 
Testa barbata, con fascia che cinge i capelli fluenti, di tre quarti a sinistra: particolare della “statua A” (bronzo, V sec A.C.), rinvenuta nel 1970 nelle acque di Riace Marina, esposta nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria
 
 
 
 
Rovescio
 
rovescio
 
Testa barbata, con elmo rialzato, di profilo a destra particolare della “statua B” (bronzo, V sec. A.C),rinvenuta nel 1970 nelle acque di Riace Marina, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.

Bronzi di Riace ambasciatori della Calabria

Dopo la fiera del turismo tenutasi a Febbraio a Milano Rho, la regione Calabria ha stipulato una convenzione con la compagnia aerea di bandiera Alitalia. Sulle fusoliere di due aerei della flotta, compariranno infatti le famose statue dei Bronzi di Riace al fine di promuovere le opere di restauro in giro per il mondo. Per tutto il mese di marzo, Alitalia effettuerà uno sconto del 15% su tutti i biglietti diretti a Reggio Calabria o Lamezia Terme con ulteriori promozioni legate all’acquisto del biglietto per la visita al museo archeologico di Reggio Calabria.

Foto d'epoca di Reggio Calabria

Attraverso questo percorso, ricostruiremo attraverso l’uso di immagini storiche della città di Reggio Calabria, i momenti che più hanno segnato la storia di questa provincia. Attraverso foto vecchie e cartoline d’epoca quindi, rivedremo gli anni del 1950, 1960, foto inerenti il castello di Reggio calabria, immagini d’epoca che ritraggono la provincia durante e dopo gli anni del terremoto, la ricostruzione di Reggio Calabria, la cittadina prima del terremoto ed alcuni documenti storici.

Corrado Alvaro

[heading style=”subheader”]Corrado Alvaro[/heading]

nacque in Provincia di Reggio Calabria sul versante Jonio nel paesino di San Luca. Figlio di maestro elementare, iniziò i suoi studi a Catanzaro ove rimase sino al 1915 quando partì alla volta del servizio di leva militare nella Prima Guerra Mondiale. Riportando ferite a San Michele del Carso, nel 1916 iniziò la sua collaborazione con il giornale “Resto del Carlino” a Roma e successivamente, in qualità di redattore, si trasferisce a Bologna dove si sposa con Laura Babini.

Nel 1919 diventa collaboratore del Corriere della Sera a Milano e nello stesso anno ottiene la laurea in Lettere presso l’Università di Milano. Negli anni post laurea, collabora con “La Stampa”, diventando corrispondente a Berlino e torna in Italia nel 1931.  Tornato in Calabria per i funerali del padre nel 1943, è costretto alla fuga dall’occupazione tedesca e si rifugia a Chieti sotto falso nome e impartisce lezioni di Inglese privatamente.  Due anni dopo fonda il Sindacato Nazionale degli Scrittore . Nel 1951 vince il premio Strega con “Quasi una vita”. Nel 1954 è colpito da una grave malattia che, nonostante diversi interventi chirurgici, lo porta alla morte nel 1956 a Roma. Recentemente, la Regione Calabria ha acquistato i manoscritti originali dello scrittore donandoli alla Fondazione Corrado Alvaro sita a San Luca.

 
[heading style=”subheader”]Opere[/heading]

  • Polsi nell’arte, nella leggenda, e nella storia
  • Poesie grigioverdi
  • La siepe e l’orto
  • L’uomo del labirinto
  • L’amata alla finestra
  • Vent’anni
  • Gente in Aspromonte
  • L’uomo è forte
  • Incontri d’amore
  • L’età breve
  • Lunga notte di Medea
  • Quasi una vita
  • Il nostro tempo e la speranza
  • Un fatto di cronaca

Tommaso Campanella

Giovan Domenico Campanella (divenuto Tommaso Campanella) nacque a Stilo in Calabria da Geronimo Campanella e Caterina Basile nel 1568. Un decreto ministeriale del 1968 afferma che il Filosofo Tommaso Campanella nacque a Stignano ove è sita la casa natale divenuta patrimonio delle belle arti che solo nel 1811 divenne comune indipendente al tempo appartenente all’attuale Stilo. Cresciuto in una condizione economica disagiata, Tommaso entra nell’Ordine dei Frati Domenicani all’età di tredici anni e accede ai voti all’età di quindici anni e continua i suoi studi a Nicastro e successivamente si specializzò; in Teologia presso Cosenza. Non entusiasta degli dottrine impartite, decide di affrontare un percorso di studi che lo portasse a scoprire la verità.
Pensiero
Il pensiero di Tommaso Campanella riparta dal lascito di Bernardino Telesio e aderisce quindi al naturalismo talesiano. Il principio fondamentale pone la natura come conoscenza dei suoi propri principi che sono: caldo, freddo e materia. Tutti gli esseri sono composti da questi tre elementi quindi, mentre Telesio affermava che anche le pietre possono conoscere, Campanella estremizza questo concetto affermando che, essendo i sassi composti dai 3 principi, allora conoscono.
 
Foto: Mike Arruzza

Locri e Gerace

Locri e Gerace, comuni limitrofi appartenenti alla Provincia di Reggio Calabria. Accomunare in un’unica visita le città di Locri e Gerace è d’obbligo se si considera la loro storia: è certo che grazie alla decadenza di Locri, Gerace ha potuto godere di almeno dieci secoli di splendore, per poi tornare tristemente nell’ombra. Oggi tre distinti insediamenti insistono sul medesimo territorio: la città greca sulla costa; la Gerace medievale una decina di chilometri all’interno; la Locri contemporanea/nuovamente costiera, dal consueto profilo della speculazione fondiaria in un’area sottosviluppata. Ciascuna di esse si è staccata dall’altra; vive di vita o di ricordi propri.

[heading style=”subheader”]Storia di Locri e Gerace[/heading]

Accomunare in un’unica visita le città di Locri e Gerace è d’obbligo se si considera la loro storia: è certo che grazie alla decadenza di Locri, Gerace ha potuto godere di almeno dieci secoli di splendore, per poi tornare tristemente nell’ombra. Oggi tre distinti insediamenti insistono sul medesimo territorio: la città greca sulla costa; la Gerace medievale una decina di chilometri all’interno; la Locri contemporanea/nuovamente costiera, dal consueto profilo della speculazione fondiaria in un’area sottosviluppata. Ciascuna di esse si è staccata dall’altra; vive di vita o di ricordi propri. Ascesa e declino di Locri. Secondo Strabone verso la fine dell’vIII secolo a.C. una colonia di Locresi Ozoli si stanziava in prossimità di Capo Zefiro, l’odierno Capo Bruzzano. In seguito la colonia si sposta di circa 18 chilometri verso nord, ne scaccia la popolazione indigena e si dà una struttura sociale di tipo gentilizio e aristocratico. Stretta fra due potenti vicini, Reggio e Crotone, Locri è indotta ad articolare la sua colonizzazione perpendicolarmente alla stretta penisola calabrese, proiettandosi oltre la dorsale istmica sul versante tirrenico con Hipponion (Vibo Valentia), Medma (Rosarno) e Metauro (Gioia Tauro) e realizzando così una stabile presa di possesso del territorio insieme all’inserimento nei commerci di questa parte del mondo mediterraneo e a elevate espressioni della vita artistica e culturale. Ben presto deve, però, ripiegare su una politica di quieta fedeltà a Siracusa che le consente di estendere la sua area di influenza fino a Squillace. Nel 205 a.C. è sottomessa ai Romani da Scipione. L’organizzazione territoriale innervata da Roma lungo la tirrenica via Annia, sul fianco opposto della penisola bruzia, condanna all’emarginazione politica ed economica le vecchie colonie magnogreche ioniche, che pian piano scompaiono. E anche Locri, fra il VII e l’vIII secolo d.C., si spegne per sempre. Vicende storiche di Gerace. La fine di Locri non è un avvenimento improvviso: cosl, la nascita di Gerace non si può ascrivere, come spesso si è fatto, a un tempo preciso, come trasferimento in massa di Locresi dalle coste divenute ormai insicure. La posizione della rupe di Gerace in rapporto all’insediamento greco rende impensabile una mancata occupazione del sito, che non deve però avere avuto mai carattere di organicità strutturale. Fino alla metà dell’xI secolo la storia di Gerace è comunque avvolta nel più fitto mistero: le scarsissime fonti documentali ricordano a partire dal 787 un kastro o oppidulum di Santa Ciriaca, che solo nel 1067 si trasforma nel greco iérakos, «falchetto» o «sparviero» secondo l’etimo ormai accertato, cioè il rapace delle rupi che compariva in alcune monete locresi e che ancora oggi è stemma civico di Gerace. A questa data la città aveva cessato da un pezzo di essere oppidulum, piccola località fortificata. Una robusta tradizione culturale e architettonica bizantina aveva già fornito esempi di grande rilievo in S. Teodoro (poi Nunziatella, oggi in rovina) e nel S. Giovannello, entrambe almeno del X secolo, e nella cripta della Cattedrale, di datazione ancora più incerta, con volte sostenute da colonne di spoglio d’epoca romana imperiale. I ripetuti attacchi degli Arabi durante tutto il secolo non devono avere, comunque, impedito di portare avanti la costruzione della superba Cattedrale consacrata nel 1045. Nello stesso tempo doveva essersi già articolata un’organizzazione spaziale, perfezionata in epoca normanna e sveva, per quartieri separati e comunicanti, ciascuno dotato delle proprie difese: Borgo (e Piana), Borghetto, Città, Castello. Scarso peso vi ebbe la politica filolatina dei Normanni, se il rito greco vi sarà abolito solo nel 1480 e se alcune realizzazioni ecclesiali di questo periodo, come la splendida S. Maria del Mastro al Borgo, ci parlano di una cultura ben viva e capace di esprimersi al meglio delle sue possibilità. Come centro vescovile e centro amministrativo la città ha svolto sempre una funzione di primo piano nell’organizzazione territoriale della fascia ionica meridionale, anche in ciò raccogliendo l’eredità di Locri: tuttavia dal periodo angioino fino all’abolizione della feudalità (1806) fu sempre sottoposta a feudatari (prima come contea e dal 1609 come principato): i Caracciolo, i Consalvo de Aragona, i genovesi Grimaldi e altri minori. Il passaggio dal vecchio organismo medievale a quello oggi riconoscibile avviene di certo nel corso del Cinquecento, quando la popolazione aumenta considerevolmente. Infatti per Consalvo, futuro viceré di Napoli, il feudo era stato ampliato a comprendere quello di Terranova, gravitante sul Tirreno con Gioia e Polfstena. Cospicui ne furono i vantaggi in termini produttivi e commerciali, oltre che nel miglioramento dell’assetto istituzionale: si rinnova e migliora l’edilizia privata, si edificano e ristrutturano luoghi di culto, si interviene sulle fortificazioni e sulla viabilità, si fornisce cioè di volto moderno un organismo antico grazie anche all’esperienza del ricco artigianato locale che riesce a esprimere personalità artistiche di rilievo. Ma la forma urbana rimane dopo quel periodo bloccata nei cinque episodi insediativi in cui si articola ancora oggi. E la sua consistenza demografica ha un notevole calo – anche per effetto di carestie e terremoti – da cui riemergerà solo nel primo quarto dell’Ottocento. Ciò non è dovuto alla progressiva perdita di ruolo sul territorio, ma all’irreversibile emarginazione sociale ed economica cui il territorio medesimo veniva condannato, senza più alcun confronto con la cultura orientale che l’aveva modellato. Intanto si innescava nella Calabria Jonica un processo di riorganizzazione territoriale complessiva: la discesa verso le pianure costiere. Il nuovo abitato, col nome di Gerace Marina, cresce abbastanza in fretta soprattutto dopo l’inaugurazione della ferrovia jonica (1871): nel 1879 vi viene trasferita la sede degli uffici del Comune e del circondario. E nel 1905 si costituisce in Comune autonomo distaccando il suo territorio da quello di Gerace Superiore. Nel 1934 il nuovo abitato riprende il nome di Locri e nel 1941 il vecchio sulla rupe ripristina la semplice denominazione di Gerace. Infine, nel giugno 1954 si trasferisce a Locri anche il Vescovado, assestando l’ultimo duro colpo alla decadenza della città medievale.

Bronzi di Riace

[heading style=”subheader”]I Bronzi di Riace[/heading]
corrispondono a due statue di bronzo provenienti dalla Grecia di estrema rarità. Risalgono presumibilmente al V secolo a.C e furono rinvenute a Riace, in provincia di Reggio Calabria nel 1972. Attualmente i bronzi di Riace sono conservati presso il museo Nazionale della Magna Grecia sito in Reggio Calabria.
[heading style=”subheader”]Studio sui Bronzi di Riace[/heading]
A seguito del loro ritrovamento, molti furono gli studi che vennero fatti su questi due componenti bronzeii. Secondo alcuni studiosi, le due opere potrebbero provenire da due epoche ben distinte. Una risale infatti al 460 a.c mentre il secondo trent’anni dopo. Per quanto riguarda lo studio artistico, possiamo dire che risulta magnificente la rappresentazione della muscolatura che donano all’osservatore una sensazione di potenza.

[heading style=”subheader”]Personaggi[/heading]
Di fronte all’identità dei personaggi raffigurati nei bronzi di Riace, ci troviamo anche qui di fronte ad un bivio. E’ certo comunque che si tratti di Divinità o di Eroi in quanto il materiale utilizzato, il bronzo, risultava essere molto pregiato e costoso. Inoltre in quel periodo, questa tipologia di opere veniva realizzata per doni verso città che riscontravano in esse luoghi di culto od omaggi verso divinità.
[heading style=”subheader”]Ritrovamento[/heading]
I bronzi vennero ripescati a Riace (Reggio calabria) il 16 Agosto del 1972 dal giovane sub Stefano Mariottiche, immersosi a 300m dalla costa e trovandosi ad una profondità di circa 8m ritrovava casualmente le due sculture. Al sommozzatore infatti, apparve il braccio sinistro di uno dei due corpi, mentre le restanti parti, vennero riportate alla luce dal nucleo di sommozzatori dei carabinieri i quali gonfiarono un grosso pallone allacciato alle statue per riportarle in superficie. A primo impatto, vennero ripulite dalle alghe e dalle incrostazioni formatesi sui bronzi di Riace, mentre per un più accurato restauro, vennero inviate al centro di Restauro in Toscana. Da questo rilievo, apparve subito che il braccio destro della statua B, su cui era attaccato uno scudo, venne saldato in epoca successiva. A seguito di un’ancor più accurata supervisione, vennero ritrovati elementi diversi dal bronzo tra cui argento per i denti e per le ciglia, avorio e calcare per gli occhi, rame per le labbra. Al termine di tale lavoro, le due statue vennero esposte nel 1980 al museo Archeologico di Firenze come omaggio al centro di Restauro. Attualmente le statue vengono conservate ad una temperatura di 21/23 C° con un grado di umidità del 40-50 %.