Temperatura: 14 °C
Orario Locale: 07:45 pm

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

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Bronzi di Riace Museo di Reggio Calabria

[heading style=”subheader”]BRONZI DI RIACE[/heading]
Le due statue bronzee, probabilmente databili al V secolo a.c., fin dal loro ritrovamento hanno sempre spinto i ricercatori a indagare sulla loro provenienza, sugli artefici e sulle figure che rappresentano. Diverse ipotesi sono state raggiunte negli anni, ma ancora oggi nessuna di queste è stata ufficialmente riconosciuta.

Probabilmente i bronzi raffigurano eroi o Dei dell’antica Grecia, sono espressione di potenza, dovuta in particolare all’impostazione delle statue. La statua indicata come “statua A” appare più nervosa, rispetto alla “statua B” più calma e rilassata. La posizione delle statue fa pensare che in antichità impugnassero scudi e armi e, molto probabilmente, la statua B portava un elmo corinzio. Dopo il ritrovamento, avvenuto nel 1972, il restauro fu portato a termine nel 1995, svelando i materiali e la tecnica di costruzione delle statue, che ha svelato anche una differenza tra le due, la quale ha fatto ipotizzare agli studiosi la possibilità che i bronzi siano stati realizzati da differenti artisti o in differenti epoche storiche.

 

[heading style=”subheader”]RESTAURO[/heading]
Nel 2009 ha avuto inizio l’opera di restauro dei due bronzi, che si è conclusa dopo 4 anni. Per il restauro è stato allestito un laboratorio, visibile ai visitatori, in una sala del consiglio regionale della Calabria. Il restauro ha finalmente chiarito la tecnica di costruzione “a cera persa” utilizzata dall’artefice, o dagli artefici, delle due opere. È stato possibile osservare alcuni chiodi utilizzati nella costruzione dei bronzi e ancora presenti sulle statue.
Pochi giorni fa i bronzi sono tornati nella loro sede, al museo Nazionale di Reggio Calabria, per essere osservati in tutto il loro splendore, finalmente nella posizione eretta. Le statue sono state posizionate su uno speciale basamento in marmo di Carrara, progettato con tecniche antisismiche per assicurare alle due statue la massima sicurezza e stabilità, affinché il loro splendore possa restare tale ancora per tantissimi anni.

 

[heading style=”subheader”]CONTROVERSIE[/heading]
A questo proposito ricordiamo brevemente la storia del loro ritrovamento e tutte le controversie che suscita. Siamo nell’Agosto del 1972 in Località Riace Marina, quando il maresciallo della Guardia di Finanza Luciano Bottolico (del distretto di Monasterace), informato di un particolare ritrovamento in mare, si reca assieme all’appuntato Francesco Staglianò dai notificanti Giuseppe Sgrò, Domenico Campagna, Cosimo ed Antonio Alì. Giunti sul posto, ove era giunto anche il capitano Enzo Rudatis, (comandante del Nucleo di Locri), il gruppo si reca, tramite una barchetta utilizzata dai ragazzi per attività di pesca, presso il punto di ritrovamento indicato con una boa improvvisata. Il finanziere decide dunque di immergersi e risalito esclamò “E’ vero!” e ne ordina il presidio del tratto d’interesse. Nel frattempo il capitano Rudatis si recava presso il suo distaccamento e, in un secondo momento, il Bottalico telefonava al proprio comandante per riferire dell’autenticità della scoperta. Da quest’ultimo ebbe però una curiosa risposta “Ho appena ricevuto una telefonata dalla Sovrintendenza reggina che ha riferito denuncia di rinvenimento, in tarda mattinata, da parte del signor Stefano Mariottini”.
Qui nasce l’ovvia indagine dell’Autore Giuseppe Braghò, il quale fa notare che qualora il Sig.re Mariottini avesse sporto denuncia di ritrovamento, presso qualsiasi Sovrintendenza o ufficio adepto, prima dall’avvenuta del Finanziere, sicuramente questo, nonché il comandante Rudatis sarebbero stati già consapevoli dell’accaduto. I Bronzi: le altre verità”, questo il titolo del libro edito da Braghò che gentilmente ci concede il permesso di pubblicare questa recensione della Sua opera.
Leggendo tra le righe di questo volume, si evince immediatamente la personalità dell’Autore, un uomo che, di mestiere non fa il giornalista né l’investigatore, ma segue con determinazione un argomento che lo affascina e lo incuriosisce cioè il ritrovamento dei Bronzi di Riace e dei misteriosi contorni che attorniano questa vicenda.Il libro consta di una prima fase ove il narratore gli avvenimenti secondo un criterio storico così come oggi è conosciuto, mentre, in un secondo momento il racconto assume un aspetto più tecnico corredato da numerosi documenti. In una terza fase nasce l’inchiesta che si conclude con una riflessione sul potere del “sistema” e la sua volontà di occultazione alla conoscenza pubblica.
Dal libro riportiamo inoltre la frase dell’Autore Giuseppe Braghò: “ Mi piacerebbe cantar una canzone intelligente, che segua un filo logico portante, e che sia piena di bei ragionamenti, insomma una canzone intelligente che spieghi un po’ di tutto, o di niente…” .