Temperatura: 17 °C
Orario Locale: 10:59 am

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

Scii di Fondo in Sila

«Io sono il lupo. La fame è la mia compagna. La solitudine la mia sicurezza, un’eterna triste condanna. Io sono l’istinto. Passi svelti nella notte, il freddo è il mio giaciglio». E’ questa la frase riportata all’ingresso del parco Nazionale della Sila “pronunciata” dal suo simbolo: il lupo.
Siamo nella Sila, una montagna incastonata tra due mari con oltre settantaquattro mila ettari di terreno che rientrano in tre provincie della Regione Calabra. Il centro visite, costituito in una ex falegnameria del 1939, merita sicuramente una sosta. Da quest’ultimo si parte muniti di racchette da neve per addentrarsi nel fitto bosco della Sila.
Lo spettacolo più interessante si presenta sicuramente a fine Febbraio quando le corse amatoriali con cani provenienti da tutta Europa
Al Centro Sci di Fondo di Carlomagno, ogni fine settimana è aperta la scuola di sleddog che dà l’opportunità di provare questa disciplina. E’ inoltre possibile praticare lo scii di fondo e ciaspolate. Il Centro fornisce inoltre un servizio di navetta per i visitatori a bordo di un gatto delle nevi (info: Spina Paolo 328.3623451)

 
 
 

Brigantaggio in Calabria

Longobucco covo dei briganti In Calabria, ed in particolar modo in Sila, il brigantaggio non fu fenomeno di delinquenza comune; nacque dal gran malessere socio-economico di quegli anni (XVII-XIX sec.) e si dimostrò con tutta la sua violenza, che la miseria e l’ingiustizia, di un periodo in cui l’autorità corrotta e i notabili feudatari alimentarono. Molti furono i briganti, le cui gesta ancora oggi si raccontano, che occupavano i monti e le valli della Sila.
Brigantaggio a Longobucco Longobucco, prima e dopo l’Unità , ha dato vita a numerosi briganti. Tra i più famosi ed imprendibili Antonio Santoro, detto Re Curemme e, soprattutto Domenico Straface detto Palma. Palma, nato a Longobucco nel 1829, si diede al brigantaggio nel 1860 per non finir in prigione dopo aver schiaffeggiato un ricco signorotto di Rossano. Amante delle avventure aveva un singolare coraggio, che gli porto subito ad essere capo di una banda. Conosceva ogni angolo delle montagne silane, era inafferrabile, astuto, protetto dall’omertà della povera gente, verso la quale era di una generosità senza pari.
Ancora oggi a Longobucco, per elogiare qualcuno particolarmente coraggioso, si dice che “tena u curaggiu e Parma” (ha il coraggio di Palma).Il “re della montagna” fu ucciso la sera del 12 Luglio del 1869 in contrada Timpone Curcio di Spezzano Grande, forse a tradimento, da un suo amico.Tutto il territorio di Longobucco è legato alla storia del brigantaggio: non vi è luogo ove non sia stato avvistato, catturato o ucciso qualche brigante; non vi è piccola e povera casa utilizzata come nascondiglio o ricovero.
Sul Campanile venivano appese le teste mozzate dei briganti giustiziati. La tradizione vuole che i briganti sparassero alla sfera di rame posta sulla cuspide, per esercitarsi. Il luogo più importante e famoso covo dei briganti è la Petra e ra Gna Zzita, località posta di fronte al paese: la tradizione vuole che qui sia nascosto un favoloso tesoro costituito da una chiocca e da una quindicina di pulcini d’oro. I briganti, per conservar il segreto e proteggere il nascondiglio avrebbero sacrificato sul posto una giovane sposa.
Autore Francesco De Simone www.tessituralongobucco.it

Sciare a Lorica

Lorica è un villaggio turistico prettamente invernale appartenente al comune di Pedace in provincia di Cosenza.
Situato a pochi chilometri da San Giovanni in Fiore, questa località ha visto la sua luce turistica con l’avvento della SS 107 che costeggia questi luoghi. Affacciandosi sul lago Arvo, il territorio di Lorica si estende sino a 2000 metri raggiungendo il monte Botte San Donato.
 
[heading style=”subheader”]Impianti di risalita per sciare a Lorica:[/heading]

  • Impianti di risalita: 3
  • Piste discesa: 4 (4 km)
  • Piste fondo: 13 km
  • Telefono APT: 0984.537069
  • Gestore: 0984.537093
  • Scuola Sci: 0984.537015

Villaggio Palumbo

Villaggio Palumbo è un villaggio turistico appartenente al comune di Cotronei in provincia di Crotone.

Ultimo nato dei villaggi turistici della Sila, Palumbo o meglio conosciuto come Palumbo SIla è situato sulla riva meridionale del lago Ampollino. L’organizzazione dispone di piste da sci ed impianti di risalita nonché centri per lo shopping e negozi che propongono i prodotti tipici del territorio.

Il Villaggio Palumbo diviene pertanto un centro turistico prettamente sportivo che propone d’inverno lo sci su una delle montagne più affascinante d’Italia, d’estate il centro si sposta sulle rive del lago Ampollino offrendo servizi acquatici. Non di minore importanza sono gli itinerari che si propongono all’interno di una foresta di pini loricati e di faggi secolari.

[heading style=”subheader”]Impianto di Risalita[/heading]

Gli impianti di risalita disponibili a Palumbo Sila dispongono di 1 seggiovia, 2 skilift. Le piste, con una durata di circa 20 km, sono suddivise in 1 nera, 2 rosse, 3 blu, 1 verde

[heading style=”subheader”]Altri servizi[/heading]

Nel 2008 il villaggio Palumbo ha offerto per il primo anno il servizio di sci anche d’estate, proponendo una pista in tessuto sintetico con un impianto di risalita rappresentato da un tappeto scorrevole. E’ stato inoltre ultimato il nuovo impianto di innevamento artificiale in grado di mantenere costante il tappeto nevoso e di prolungarle la stagione sciistica.

Fago del Soldato

Villaggio Turistico di piccole dimensioni, Fago del Soldato è divenuta in poco tempo una delle mete più ambite del turismo di montagna.  Ubicato ad un’altezza di m. 1450 e con una seggiovia biposto che sale sino a m. 1650, offre un’incantevole paesaggio con una spettacolare vista sul Lago Cecita tra i boschi di pini e faggi.

Il nome Fago del Soldato, è dovuto ad una leggenda che narra di un faggio su cui è stato impiccato un soldato da parte dei briganti della Sila. Questo villaggio venne dapprima abitato da gruppi di tagliaboschi che qui si insediarono nelle ancora visibili dimore in legno.

Appartenente al Comune di Celico, in provincia di Cosenza, Fago del Soldato dista da 14 km. da Botte San Donato e a breve distanza dagli altri centri sciistici quali Camigliatello, Villaggio Palumbo e Lorica.
Fago del Soldato diviene un’ideale località per sciare grazie a due Piste di cui una Blu e la restante Rossa, quest’ultima adatta per un allenamento prevalentemente tecnico con slalom e illuminazione notturna. Sono inoltre disponibili il bar – Ristorante, un nolo attrezzature e una scuola Qualificata di Sci.

Per raggiungere questa località, occorre percorrere la SS 107 Cosenza – Crotone

Tra Santi ed Eremiti

[heading style=”subheader”]GLI EREMITI DI S. BASILIO[/heading]
Con la caduta dell’impero Romano d’Occidente e annessione, sul finire dell’800, della Calabria all’Impero Romano d’Oriente, la Sila fu interessata da un processo di insediamento di monaci calabro-greci, detti “Basiliani” (basileus era il titolo della massima autorità bizantina, derivato da Basileo il Grande – poi santo – che dal 370 fu vescovo metropolita di Cesarea, in Cap­padocia, e fissò le regole del monachesimo greco). Questi monaci, forgiati nel culto di un rigido cristianesimo fatto di ideali ascetici ed eremitici, provenivano dalla Siria, dalla Palestina, dall’Egitto, paesi cioè sconvolti dalle lotte iconoclastiche dell’VIII-IX secolo, dall’invasione Persiana e dai tentativi di occupazione da parte degli Arabi. Nell’isolamento montano di piccole cavità ipogee da loro stessi scavate, essi si ritiravano quindi in meditazione e preghiera. Al romitaggio tuttavia i basiliani accostavano un’intensa attività sociale e divennero così un importante punto di riferimento per le popolazioni locali, proteggendo i contadini dai soprusi dei potenti, istruendo i giovani, curando i malati, mettendo insomma tutta la loro cultura ed esperienza al servizio della gente. Per capire quanto radicata ed importante fosse la presenza dei Basiliani in Sila ed in Calabria, basti pensare che non v’era paese che non avesse una comunità monastica, come del resto testimoniano molti significativi toponimi giunti fino ai giorni nostri (Piano dell’Eremita, Santi Padri, Timpa dell’Eremi­ta, ecc.). Fra i secoli X ed XI, sotto la guida di uomini dalla personalità straordinaria e grazie alle cospicue elargizioni ottenute dai Normanni, i Basi­liani passarono dalla vita trogloditica, nascosta e randagia, a forme collettive organizzate ed autorevoli, costituendo importanti centri monastici dotati di vasti possedimenti terrieri che svolsero un importante ruolo sociale e culturale; come, per esempio, il monastero del Patirion.

[heading style=”subheader”]I SANTI DI BOCCHIGLIERO[/heading]
Il movimento religioso conosciuto come i “Santi di Bocchigliero” nacque intorno al 1870, e fu così denominato perché così erano definiti dal popolo i suoi protagonisti. Capi del movimento erano i massari Matteo Renzo, Gabriele Don­nici e una bambina visionaria, portavoce della Madonna. Inizialmente non si posero contro la chiesa, accettavano infatti il dogma della SS. Trinità e riconoscevano la legittimità dell’ordine costituito, religioso e civile. Progressivamente però l’intransigenza delle loro asserzioni, la pretesa di essere depositari della verità assoluta e – soprattutto – le loro pratiche assai poco ortodosse provocarono una forte reazione. Il rito della “coricata”, ad esempio, aveva lo scopo di indurre l’eccitazione sessuale senza cedervi. In tale prova di resistenza al peccato, gli appartenenti alla setta (in totale promiscuità, senza distinzione d’età, completamente nudi) giacevano assieme senza toccarsi. Pare però che molti bambini nascessero in seguito a questo rito. Segno che, secondo le spiegazioni ufficiali fornite dai capi della congrega, molte adepte venivano visitate dallo “Spirito Santo”. Di diverso parere fu invece l’autorità giudiziaria: il movimento cessò intorno al 1880 e Matteo Ren­zo e Gabriele Donnici furono processati e condannati.

I paesi delle Grotte

[heading style=”subheader”]I paesi delle Grotte[/heading]

I comuni di Caloveto, Cropalati, Pietrapaola mostrano un vero e proprio lavoro di traforo a cielo aperto, eseguito nella tenera pietra di tufo che ospita i rispettivi abitati. Grotte di centinaia e centinaia di anni che diedero rifugio ad esuli, asceti, anacoreti, eremiti e santi, ma anche, in tempi più recenti, a sfollati e briganti.

Presenze diffuse un po’ in tutto il territorio pedemontano della Sila Greca, ugualmente rinvenibili a Rossano, Campana, Paludi, Calopezzati. Si tratta degli antichi e suggestivi resti dell’architettura rupestre di tipo eremitico o lauritico, altrimenti detta ipogea (=sottoterra): grotte artificiali realizzate a partire dal VII-VIII secolo da pazienti monaci calabro-greci, conosciuti come “basiliani”, i quali, in fuga dai territori dell’Impero bizantino, “edificarono scavando”, in tutte le zone arenarie e tufacee, rifugi, chiese e monasteri. Con questa tecnica realizzarono importanti insediamenti e centri di cultura monastica ancora oggi famosi, fondando a Caloveto, per esempio, il celebre monastero di S. Giovanni Calibita, che ha dato nome al paese. Oppure quello meno noto, ma altrettanto vivo, di Calopezzati, ricostruito e aggregato poi dai Normanni al Patirion di Rossano ma nato inizialmente nelle laure segrete della collina, spicconate dai monaci. Tra le grotte della rupe del Salvatore, a Pietrapaola, si distingue infine una delle realizzazioni di arte rupestre più interessanti di tutta la Comunità montana: la Grotta del Principe, caratterizzata da un triplice ricovero con feritoie per la difesa, che serviva a dare al feudatario dell’epoca una possibilità di salvezza, in caso di attacco nemico al castrum fortificato sulla sommità della cittadella.

Giganti della Sila

Nell’immensa foresta primigenia che anticamente ricopriva tutto il territorio della Sila, ricoperta da numerosi alberi e piante cominciarono assai presto a far manomissioni i coloni Greci e soprattutto i Romani, mossi dalle ingenti risorse industriali che intravedevano in quella rigogliosa vegetazione: un enorme approvvigionamento a cielo aperto di resine, pece, combustibile, legnami per cantieri navali e costruzioni militari e civili.

Lo scempio proseguì per tutto il medioevo, fino ai giorni nostri, con gli ultimi indiscriminati diboscamenti del Gariglione durante gli anni ’30 e nel secondo dopoguerra. Nonostante questa storica attività di depredamento di una delle aree boschive più importanti dell’intero bacino Mediterraneo, sono tuttavia ancora visibili, qua e là, eccezionali esempi di gigantesche e spettacolari piante plurisecolari, se non addirittura millenarie. In Sila Greca, per esempio, nel bosco di Gallopane, tra Lon­gobucco ed il lago Cecita (variante itinerario n° 8), all’interno di una giovane faggeta si ergono numerosi esemplari di pino gigante, alcuni dei quali alti fino a 40 metri e con un diametro alla base di oltre 2 metri. Censita e protetta dal WWF, l’area boschiva dei castagni secolari di Cozzo del Pesco si presenta come un eccezionale monumento della natura.

Alcuni alberi hanno la circonferenza di oltre 9 metri, con la base completamente cava, tanto che una persona vi può stare dentro in piedi, altri si sdoppiano formando strutture gemellate e simmetriche o si dispiegano in orizzontale con forme tozze e contorte. In C.da Leuca infine, si trova la seconda quercia d’Italia per età e dimensioni, vecchia di 600 anni. Senza contare i numerosi esemplari secolari di ulivo greco disseminati un po’ ovunque nella campagna ros­sanese.
 

Comunità Montana Sila Greca

[heading style=”subheader”]Scheda Informativa[/heading]

La Comunità Montana della Sila Greca è una confederazione dei centri e comuni presenti all’interno della zona Silana che si affaccia sullo Jonio. Questa risorsa, oltre a tutelare il patrimonio naturalistico, favorisce la promozione turistica e culturale di questi territorio, organizzando ed offrendo servizi atti alla conoscenza e alla scoperta di queste zone. I comuni facenti parte della comunità Montana sono 12 e sono: Calopezzati, Caloveto, Campana, Cariati, Cropalati, Longobucco, Mandatoriccio, Paludi, Pietrapaola, Rossano, Scala Coeli, Terravecchia. La sede di questa importante risorsa è ubicata a Rossano e comprende un territorio di più di 97.000 Ha. Al suo interno sono tutelati numerosi ed importanti corsi d’acqua come il Triionto, il Cino

[heading style=”subheader”]Storia[/heading]

La frequentazione da parte dell’Uomo di questi territori, risale all’epoca dell’età del ferro. Successivamente, attorno al 1700 a.C una popolazione nota con il nome di Enotri si insedia nelle colline della Sila Greca iniziando una vasta coltivazione di vitigni. Agli Enotri, si susseguirono i Brettii o Bruzi, che al contrario dei predecessori, si dedicavano principalmente alla guerra costruendo numerosi centri militari e di fortificazione attuo a difesa del territorio. La civiltà dei Bruzi però, svanisce con l’avvento dei Romani che avviarono una vasta campagna di latinizzazione del territorio e insediando gli usi e gli stili architettonici, costruendo ville rurali e centri commerciali. A seguito della Caduta dell’impero Romano, il territorio pianeggiante della Sila Greca, viene abbandonato dalle popolazioni che si insediarono nell’entroterra silano. I Bizantini, collocano in questo territorio, importanti centri strategici e militari. Intanto attorno al 1400 i Saraceni distrussero Bisanzio e inizio così la decadenza di questo territorio. Cento anni dopo, il territorio della Sila si ritrovò fuori dagli interessi Europei e non venne considerata come importante risorsa del Meridione. Pertanto, accrebbero i malcontenti della popolazione che sfociarono nel Brigantaggio, fenomeno, che proseguì sino al 1800.

Geologia della Calabria

[heading style=”subheader”]CENNI SULLA COSTITUZIONE GEOLOGICA DELLA CALABRIA[/heading]

La Calabria, per la natura geologica che la costituisce, è una delle regioni italiane maggiormente devastate da imponenti fenomeni franosi che spesso assumono carattere catastrofico. Prima di parlare delle frane e del grado generale di dissesto della regione calabrese è bene dare una panoramica circa la sua costituzione geologica strutturale e ambientale.

Formazioni ignee Le formazioni ignee, definite genericamente dalle carte geologiche ufficiali come “granito delle serre e della Sila” o come “granito anfibolo”, sono in effetti rappresentate da svariati tipi di rocce intrusive che vanno dal granito alla quarzidiorite e alla diorite con passaggio a tipi di quarzo-nonsonitici e monsonitici; a queste rocce sono spesso strettamente associate delle formazioni filoniane porfiriche anch’esse di svariatissima natura e delle intrusioni pegmatitiche talvolta di notevolissima potenza ed estensione. Tutte queste formazioni ignee costituiscono gran parte della zona orientale del massiccio della Sila, la dorsale delle Serre ed il promontorio del Monte Poro da Tropea a Nicotera.

Formazioni metamorfiche Le formazioni metamorfiche costituite prevalentemente da rocce sciolte e comprendenti una ricca serie di gneiss, micascisti e filladi sono principalmente sviluppate in corrispondenza del versante tirrenico dove formano la parte occidentale della Sila, la catena litorale da Paola a Lamezia Terme, l’Altopiano delle Serre da Maida a Chiaravalle ed il massiccio dell’Aspromonte.

Formazioni sedimentarie Per quanto riguarda le formazioni sedimentarie esse affiorano nella restante parte della penisola calabrese dai margini dei massicci della Sila, delle Serre e dell’Aspromonte alle valli che sovrastano questi massicci e fino alla fascia costiera ed alle poche zone di pianura. Questo semplice quadro generale può darci solo una panoramica della situazione geologica della Calabria, ma non è sufficiente a darci una visione chiara delle cause che determinano le frane in questa regione. E’ necessario pertanto, ricorrere alle caratteristiche tecniche delle formazioni geolitologiche della Calabria.

[heading style=”subheader”]CARATTERISTICHE TECNICHE DELLE FORMAZIONI GEOLITOLOGICHE[/heading]

Secondo P. Nicotera le formazioni geolitologiche della Calabria vengono così suddivise: 1) Formazioni recenti, incoerenti, alluvionali o marine. Sono rappresentate da terreni sciolti ma stabili in quanto situate in zone pianeggianti o leggermente acclivi. Pertanto rappresenta lo stadio finale del ciclo evolutivo del dissesto. 2) Formazioni sabbioso-conglomeratiche, sciolte o semicoerenti. Ne fanno parte le formazioni quaternarie e plioceniche caratterizzate da una composizione granulare sabbiosa con basso grado di coesione. 3) Formazioni prevalentemente argillose, compatte o gessose. Comprendono le argille più o meno sabbiose, le argille azzurre e le marne bianche o foraminifere del pliocene, le argille gessose o sabbiose, le argille più o meno salmastre del miocene. Nella generalità dei casi si tratta di formazioni facilmente erodibili ma nel complesso abbastanza stabili. 4) Formazioni essenzialmente detritiche, in generale stratificate, abbastanza coerenti. Questo gruppo comprende una maggiore eterogeneità. Per lo più sono formazioni regolarmente stratificate in spessori variabili. 5) Formazione “flyschioidi”. Queste formazioni sono rappresentate da una congerie di depositi marini costieri di origine prevalentemente meccanica. Si ha quindi un assieme di rocce svariate, comprendenti conglomerati grossolani, arenarie finissime; da calcari marnosi a calcari mummulitici; da argille più o meno scagliose a scisti argillosi. Nel loro insieme questi materiali costituiscono un terreno pieno di ondulazioni data la mollezza del materiale. 6) Formazioni sedimentarie spiccatamente lapidee. A questo gruppo appartengono rocce di età del mesozoico e terziario. Si presentano molto compatte, tenaci e stabili, ma per le vicissitudini tettoniche che hanno subito, generalmente si hanno delle fratture che fanno perdere le caratteristiche originarie. 7) Formazioni sericitico-filladiche e rocce ad esse strettamente connesse. Comprendono quasi tutti gli svariati tipi di scisti e sono detti genericamente “filladi”. Si tratta di un complesso di rocce minutamente scistose, e, nella generalità dei casi, così profondamente alterate e disfatte, con processi di argillificazione così spinti che sono da considerarsi tra le formazioni più instabili della regione calabrese. 8) Formazione scistoso-cristalline e “rocce verdi”. Appartengono a questo gruppo delle rocce di età paleozoica caratterizzate da una scistosità più moderata, da una grana più grossolana e una più spiccata cristallinità. Comprendono tutti gli svariati tipi di gneiss e micascisti, gli scisti d’inezione e di contatto e le diverse rocce verdi. Presentano una maggiore compattezza. 9) Formazioni granitoidi. Sono le formazioni maggiormente diffuse. Queste rocce, per lo stato di intima sconnessione e tettonizzazione e per il profondo stadio di alterazione raggiunto, sono quelle che maggiormente contribuiscono al grave stato di dissesto che affligge la regione calabrese. 10) Rocce massicce intrusive od intercalate nelle formazioni granitoidi, scistoso-cristalline e filladiche. Questo gruppo è raro nella penisola calabrese e non desta preoccupazioni data la loro forte stabilità.

Questa esposizione geolitologica basata sulle caratteristiche tecniche delle diverse formazioni è indispensabile, nella trattazione delle “zone” e “bacini”, onde poter meglio dedurre i movimenti franosi nel loro aspetto e nel loro grado.