Temperatura: 11 °C
Orario Locale: 03:32 am

c/da Tonicello snc, Capo Vaticano, (VV), ITALIA

1,3 km da Stazione Treni

Numero Camere
* Miglior Prezzo Garantito

Giochi Antichi

Di Seguito riportiamo alcuni tra i più famosi giochi antichi calabresi di un tempo dove il divertimento dipendeva esclusivamente dalla fantasia e intraprendenza dei bambini che nulla avevano fuorché la voglia di fare.
Gallinella zoppa zoppa
In assenza di televisione, i nonni, intrattenevano i propri nipoti con questo gioco che consisteva nel porre entrambe le mani dei giocatori un un piano e a turno veniva chiamato un numero dal 21 al 29 e cominciando da un dito a caso, si faceva una sorta di Conta Filastrocca che recitava così:

Callinella zoppa zoppa
quantu pinni ti ‘ndi ntocca
 
tindi ‘ntocca vintiquattru
 
unu, dui, tri e quattru.
 

Al termine veniva escluso il dito sul quale la conta era terminato e così sino al vincitore che ovviamente risultava l’ultimo dito rimasto sul piano.
U Surici e a Mazza
Questo gioco veniva praticato dai ragazzi e consisteva in un bastoncino di legno con lunghezza di circa 50-60 cm che veniva detto ” a mazza” e di un altro pezzo di legno con lunghezza di circa 15 cm che presentava nelle due estremità una sottigliatura con forma a punta e questo veniva detto “u surici”. Il gioco avveniva in strada o nei grandi spazi aperti e iniziava disegnando per terra un cerchio di partenza del legno. A turno, un giocatore doveva dare un colpo con la mazza al legno posto nel cerchio e una volta sobbalzato, colpirlo tentando di farlo andare il più lontano possibile. Il  giocatore avversario, doveva raggiungere il legno e cercare di rilanciarlo dentro il cerchio di partenza disturbato dal lanciatore che poteva nuovamente ribattere.
A Battimuru
Il gioco consisteva nel far battere le monete contro un muro cercando di farle cadere il più vicino possibile alla base del muro stesso. Chi si avvicinava di più vinciva tutte le monete in terra.
Gioco della Settimana
Dopo aver disegnato in terra un grande rettangolo contenente 8 quadrati numerati dall’uno all’otto ed iniziando dalla parte destra, ciascun partecipante si procurava una pezzo di piastrella e dopo la conta, iniziava il gioco. Veniva tirato il sasso nella casella numero uno e saltellando su una gamba, bisognava recuperarlo e lanciarlo nella casella successiva per poi ripetere l’operazione sino all’ultima casella. Vinceva chi riusciva a restare il maggior tempo possibile in piedi o chi non gettava il sasso fuori dalle caselle.
I vivi e i morti
I partecipanti si procuravano pezzi di piastrelle che venivano poste in senso verticale. Ciascuna piastrella rappresentava un giocatore, e la sua posizione verticale rappresentava l’essere in vita. Attribuita ciascuna piastrella ad un giocatore, a turno i singoli partecipanti, da una distanza di 10 metri, dovevano colpire le piastrelle con un sassolino cercando di farli cadere e quindi di eliminare il resto dei giocatori. Vinceva chi buttava tutti gli avversari.

Mestieri Antichi

Pubblichiamo una recensione  di mestieri antichi Calabresi e di artigianato della Calabria:
U Capillaru
Era colui che, con una cesta legata a tracolla contenente rocchetti, forbici e tutto quanto serviva alle donne di casa. In cambio di Questi oggetti riceveva ciocche di Capelli che le donne conservavano a gomitolo.
U Coddararu
Era una persona che come arnese da lavoro, collocava un tubo lungo circa un metro che sotterrava orizzontalmente e da un’estremità disponeva una manovella mediante il quale faceva girare una ventola che trasmetteva aria alla parte opposta dove, attorniate da pietre, vi erano le braci che venivano rese vive da questa corrente di aria. Su queste, venivano poggiate gli stagnaturi per farlo infuocare in modo da poter saldare i vari oggetti di alluminio.
Affilaforfici
Girovagava su di una bicicletta e si fermava ad ogni richiesta di chi avesse un oggetto da affilare facendo girare con un piede la mola che al contatto con l’arnese, produceva scintille. Diventato infuocato, l’oggetto veniva immerso in una ciotola d’acqua per raffreddarsi.
U Seggiaru
Con questo termine veniva identificato colui che “mpagghiava” e cioè rivestiva delle sedie utilizzando un’erba palustre detta vuda. La loro opera consisteva nell’intrecciare  quest’erba dopo aver eliminato quella vecchia.

La chiesa di Piedigrotta a Pizzo Calabro

A due passi dal mare, presso la scogliera di Piedigrotta a Pizzo, sorge una chiesetta scavata nel tufo di una grotta naturale. In questo luogo solitario da più di due secoli, gli abitanti di Pizzo vanno per innalzare le loro preghiere alla “Madonnella”.

La chiesetta con le sue ombre, suscita nel visitatore forti suggestioni e rimanda a lontane leggende. Il mare sottostante inonda le sue navate di sommessi fruscii. Si narra che sul finire del XVII secolo, un veliero in balia del mare tempestoso, fu scaraventato contro le rocce dove oggi sorge la chiesetta. L’equipaggio riuscì a salvarsi e gridò al miracolo, attribuendo all’intervento di un quadro della Madonna che si trovava sulla nave. I marinai allora collocarono il quadro in una buca scavata nella roccia e promisero che sarebbero tornati a erigere una chiesetta per la grazia che avevano ricevuto. I marinai Pizzitani, decisero allora di scavare una grotta e abbellirla con statue tutte scavate nel tufo che raffigurano scene di vita dei santi. L’opera venne iniziata nel 1880 da Angelo Barone che prestò il suo impegno poi proseguito dal figlio Alfonso.